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Medici in agitazione minacciano scioperi

Per il mancato rinnovo del contratto e l'andamento «insoddisfacente» delle trattative. Lo hanno annunciato i sindacati della dirigenza del Ssn, riuniti questa mattina a Roma
ROMA - Medici, veterinari, tecnici e amministrativi del Servizio sanitario nazionale in stato di agitazione per il mancato rinnovo del contratto e l'andamento «insoddisfacente» delle trattative. Lo hanno annunciato i sindacati della dirigenza del Ssn, riuniti questa mattina a Roma.
L'Intersindacale, un fronte che unisce circa una quarantina di sigle, minaccia anche possibili scioperi, «se la situazione non si modificasse entro breve». Rilevando «la sostanziale inutilità del confronto con L'Aran» per il rinnovo del contratto, in un documento unitario le sigle ribadiscono «la volontà comune di chiudere entro breve la trattativa, ma non senza un salto di qualità nei rapporti con la parte pubblica».
POSSIBILE SCIOPERO FRA FINE FEBBRAIO E PRIMI DI MARZO
I medici e il resto della dirigenza del Ssn aspettano il nuovo contratto dal 2002. I sindacati premono per arrivare in tempi rapidi al contratto, che comunque scadrà già il 31 dicembre di quest'anno. Ma non sono disposti a firmare un accordo peggiorativo. Il terzo testo, presentato dall'Aran dopo 5 mesi di trattative, è, secondo le sigle, «provocatorio e inopportuno. Inaccettabile».
Nei prossimi giorni, dopo la proclamazione dello stato di agitazione, ci sarà un tenativo di conciliazione, con la speranza di arrivare a un nuovo testo contrattuale che tenga presente i problemi e le proposte avanzate dai sindacati. Altrimenti sarà sciopero, fra il 28 febbraio e il 4 marzo, prima della mobilitazione del pubblico impiego del 18 marzo. Uno sciopero che, allo stato attuale, le sigle della dirigenza del Ssn ritengono molto probabile e che sarà seguito da altre iniziative di protesta. Il bersaglio sono le Regioni, senza distinzioni fra centro-destra e centro-sinistra. «Le risorse ci sono - denunciano i sindacati - Il problema è politico: con uno spirito da industria degli anni '50, si trasformano i medici in operai».
La trattativa è ancora in alto mare sulla parte economica. «Per il secondo biennio (2004-05) -spiega Serafino Zucchelli, segretario dell'Anaao- è previsto un aumento del 4,33% che noi, come tutto il pubblico impiego, giudichiamo inaccettabile». L'obiettivo, infatti, è un +8%. Si chiedono chiarimenti anche sul finanziamento del primo biennio, ma è sulla parte normativa che si registra la distanza maggiore.
«Abbiamo deciso lo stop delle trattative -prosegue Zucchelli - perchè l'Aran continua a definire testi inaccettabili, ignorando le nostre proposte». «La bozza dell'Aran -afferma Massimo Cozza, segretario nazionale Cgil Medici- prevede l'allungamento dell'orario di lavoro a parità di retribuzione, la mancanza di tutele assicurative, l'obbligo di pagarsi l'Ecm, minori garanzie sul recesso del contratto, marginalizzazione del medico rispetto alle decisioni del direttore generale».
Un quadro che i sindacati rispediscono al mittente. «E' la crisi della concertazione - commenta Giuseppe Garraffo, segretario generale Cisl medici - Le Regioni si stanno dimostrando inadeguate a governare il Ssn». «Basta con le prese in giro - sottolinea Stefano Biasioli, presidente Cimo - I medici sono stanchi di aspettare e il disagio negli ospedali è forte. Dopo l'86, i sindacati sono di nuovo tutti uniti contro le Regioni, che mettono a rischio il nostro lavoro».

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