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Il Fmi «boccia» il taglio delle tasse in Italia

Si taglia se ci sono parallelamente tagli delle spese corrispondenti, anzi maggiori, così da consentire la riduzione del deficit. In assenza di tagli delle spese, «meglio sarebbe rinviare i tagli delle tasse»
WASHINGTON - I tagli delle tasse in Italia sono ok, se sono paralleli a tagli delle spese corrispondenti, anzi maggiori, così da consentire la riduzione del deficit.
Ma, in assenza di tagli delle spese, «meglio sarebbe rinviare i tagli delle tasse». E' l'opinione del Fondo monetario internazionale, il cui Board, lunedì scorso, ha discusso il rapporto annuale "ex articolo IV" sull'Italia.
Carlo Cottarelli, il funzionario dell'Fmi che ha guidato, l'autunno scorso, la missione del Fondo in Italia in vista della stesura del rapporto, lo commenta con i giornalisti, in una conferenza stampa telefonica.
I numeri e i contenuti del documento sono ormai noti: c'è una previsione di crescita per l'Italia dell'1,5% nel 2004 e dell'1,7% quest'anno -al di sotto del 2,1% ufficialmente prospettato- e c'è una previsione di disavanzo del bilancio in crescita dal 2,9 al 3,1% del Pil, mentre il governo ipotizza un calo al 2,7% e, comunque, un rispetto dei criteri di Maastricht, che pongono un tetto del 3%.
Quanto all'inflazione, la spinta dei prezzi, nonostante la pressione derivante dai costi energetici, resta moderata, intorno al 2,2%. L'Fmi insiste, però, perchè l'Italia si doti di indici dell'inflazione regionali.
Nel giudizio dell'istituzione monetaria internazionale, l'Italia deve «rafforzare la tendenza alla crescita», che attraversa una fase «relativamente modesta», puntando sul miglioramento della competitività e sul rafforzamento della concorrenza -il settore bancario ha già fatto progressi nell'ultimo decennio- e rinnovando l'enfasi sulle privatizzazioni e sulla trasparenza dei conti pubblici.
Cottarelli, che è al passo d'addio del 'dossier Italià -ha già lasciato l'incarico, per assumerne uno importante nel Policy Development and Review Department del Fondo-, insiste sull'importanza che l'Fmi attribuisce alla riduzione del deficit, che contribuisce, ovviamente, ad alleggerire il debito.
Per raggiungere l'obiettivo prefissato dal governo, ci vogliono, quindi, secondo i responsabili del Fondo, «ulteriori misure in conto spese» dell'ordine dello 0,4% del Pil, dice Cottarelli, che preferisce non utilizzare l'espressione suggeritagli dai giornalisti di «manovra».
Il Fondo giudica i tagli delle tasse «strumenti appropriati per stimolare la crescita» dell'economia, ma è convinto che essi devono essere accompagnati da tagli nelle spese per essere «sostenibili».
Fra le aree di possibili tagli della spesa in Italia, Cottarelli ne indica due: i servizi pubblici, «spesso forniti a tutti a prezzi troppo bassi», indipendentemente dal reddito di chi ne fruisce, e «i salari pubblici», la cui dinamica di crescita andrebbe limitata al momento dei rinnovi contrattuali previsti.
L'obiettivo, o il miraggio, che Cottarelli offre è quello di arrivare alla fine del decennio «con un piccolo surplus» di bilancio.

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