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L'economia cinese è in forte crescita e il controllo è un problema

Le preoccupazioni riguardano soprattutto il settore immobiliare, quello delle auto e quello dei materiali da costruzione, nei quali si ritiene si stia verificando un «eccesso» di investimenti, tale da portare la produzione a superare nettamente la domanda
PECHINO - La crescita dell'economia cinese ha registrato una nuova accelerazione nell'ultimo trimestre dell'anno, secondo i dati resi noti dall'Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino. Secondo i dati il Prodotto Interno Lordo (Pil) è cresciuto nell'ultimo trimestre dell'anno del 9,5% rispetto all'anno precedente, per un valore assoluto di 13,65 miliardi di dollari (1,65 miliardi di dollari).
La crescita è nettamente superiore a quella «ideale» del 7% indicata in marzo dall'Assemblea Nazionale del Popolo, il Parlamento cinese, e a quella prevista dell'8,6%, ma i responsabili hanno affermato che, almeno nel breve periodo, questo non porterà ad un aumento dei tassi d'interesse. «Dobbiamo rafforzare e migliorare il controllo macro-economico e tenere d'occhio il credito e i prezzi della terra», ha detto il direttore dell'Ufficio Li Deshui.
«Decideremo sui tassi d'interesse sulla base della situazione economica», ha aggiunto, «ma ora non vedo la necessità di un loro aumento».
Nel 2003, segnato dalla tragica epidemia di Sars, la crescita su base annua era stata del 9,3 per cento.
Nel sistema a partito unico cinese i controlli sono affidati più alle misure amministrative (come l'«invito» rivolto alle grandi banche statali ad adottare criteri più rigidi per la concessione di crediti) che a quelle macroeconomiche. In autunno, il primo ministro Wen Jiabao, che è anche una specie di «superministro» dell'economia, ha deciso un aumento dello 0,27% dei tassi d'interesse. Queste misure hanno portato nel terzo trimestre ad un rallentamento della crescita, che si era attestata sul 9,1%. «Non credo che questo ritmo sia sostenibile», ha commentato Tao Dong, capo degli economisti della Credit Suisse First Boston di Hong Kong. «Gli interventi del governo hanno avuto effetto nel terzo trimestre, poi sono stati allentati e la crescita è ripresa, è comprensibile» ha aggiunto Tao, secondo il quale per il 2005 la Cina dovrebbe porsi l'obiettivo di una crescita tra il sette e l'otto per cento.
Il dibattito sull'«atterraggio» più o meno «morbido», che nei mesi scorsi ha impegnato gli economisti, sembra superato dalla realtà di un'economia che continua a «volare». Le preoccupazioni riguardano soprattutto il settore immobiliare, quello delle auto e quello dei materiali da costruzione, nei quali si ritiene si stia verificando un «eccesso» di investimenti, tale da portare la produzione a superare nettamente la domanda.
Gli investimenti fissi sono cresciuti su base annua del 25,8 per cento, con una diminuzione dell'1,9 per cento rispetto all'anno precedente. Le esportazioni sono cresciute del 35,4 per cento, rafforzando le aspettative di una rivalutazione dello yuan per la seconda metà del 2005. Lo yuan è legato al dollaro Usa in una stretta «fascia di oscillazione», ed è ritenuto sottovalutato nei paesi Occidentali dai quali la produzione e l'occupazione si stanno trasferendo in Cina. L'inflazione, tirata dai prezzi del petrolio ma anche da quelli dei beni alimentari, ha toccato il 3,9 per cento, mentre la disoccupazione ha fatto registrare un calo dello 0,1 per cento rispetto all'anno precedente, attestandosi sul 4,2 per cento della forza lavoro. Il reddito disponibile pro-capite è aumentato del 7,7 per cento nelle zone urbane e del 6,8 in quelle rurali, secondo i dati illustrati da Li.

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