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Vertice sulla crisi industriale d'Italia: una delusione

Partita ancora aperta tra governo e sindacati sulla competitività. L'atteso vertice si è concluso in maniera interlocutoria. Il governo ha ascoltato le parti sociali e queste hanno ascoltato quello che aveva da dire il governo. Nulla di più. Montezemolo: urge segnale forte
ROMA - Partita ancora aperta tra governo e sindacati sulla competitività. L'atteso vertice di oggi infatti, si è concluso in maniera interlocutoria. Il governo ha ascoltato le parti sociali e le parti sociali hanno ascoltato quello che aveva da dire il governo. Nulla di più. Tutto è stato rinviato ad un prossimo appuntamento, probabilmente tra 15 giorni, ma c'è chi ipotizza, tra i sindacati, anche due mesi. L'esecutivo non ha presentato alcun documento. Solo alcune tabelle da riempire con i suggerimenti sindacali. Il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, infatti, si è limitato a tratteggiare le aree di intervento per fronteggiare la crisi industriale del paese su cui si dovrebbe articolare il provvedimento che adesso, al contrario di quanto diceva il governo stesso nei giorni scorsi, dovrebbe essere un disegno di legge e non più un decreto.
Nessun accenno alle risorse il cui aumento era stato chiesto a gran voce non solo da Confindustria e da Cgil, Cisl e Uil ma anche da alcuni esponenti del governo. Ma i primi orientamenti dell'esecutivo hanno lasciato freddi i sindacati irritati per non essere mai stati convocati fino ad oggi nonostante l'incalzare della crisi industriale e gli accordi raggiunti con confindustria nel 2003, sulla competitività, e l'ultimo,sul mezzogiorno, nel 2004.
«Non ci facciamo illusioni», hanno detto in sostanza alla fine dell'incontro per esprimere la delusione di un vertice al quale il governo si è presentato «senza idee e senza proposte». E anche da Confindustria è arrivata la richiesta di un «segnale forte» , l'unica possibilità per ritornare a far crescere un paese che ormai «va avanti quasi solo per forza d'inerzia».
Il governo, che intende dunque scrivere da capo il provvedimento sulla competitività tralasciando il decreto Marzano, punta su quattro aree di intervento per rilanciare la competitivita suddivisi in sette capitoli. Si parte dalle misure di semplificazione per arrivare ai grandi progetti strategici, passando per la fiscalità selettiva e per il fondo rotativo. Nulla, come detto, sulle risorse se non l'accenno al rispetto dei vincoli di bilancio. Una mancanza che ha deluso i sindacati usciti dal vertice senza grandi speranze.
«Temo un'operazione di cosmesi, di immagine e sarebbe un errore perchè la crisi industriale ed il Mezzogiorno non possono aspettare», ha detto il leader della Cgil Guglielmo Epifani al termine dell'incontro accusando il governo di aver ignorato le forze sociali fino ad oggi. E la Cgil non si illude. «Non mi illudo che in una fase di fine legislatura il governo possa mettere in campo un'operazione che metta insieme interventi e risorse adeguate».
Ma il sindacato non abbasserà la guardia. Lo scandisce a chiare lettere Epifani: «Voglio incalzare il governo. Non voglio lasciargli l'alibi di fare una operazione di cosmesi senza dare risposte». E' la Cisl invece a «chiedere al Governo un programma», come spiega Savino Pezzotta. «Anche da qui alla fine della legislatura, di interventi di mutamento e di cambiamento sostanziale perchè stiamo giocando con il futuro del paese».
E da Confindustria, il presidente Luca Cordero di Montezemolo torna a chiedere un «segnale forte». «Il paese non cresce più e la prima riposta che governo e forze sociali possono dare è quella di mettere al centro dell'agenda il rilancio delle competitività. Perchè il tempo stringe e serve un segnale forte al Paese. Un segnale fatto di riforme e interventi strutturali a costo prezzochè zero», ha detto.
E rivolto alle controparti dice: chi è contro il dialogo a tre è contro il futuro del paese». per Viale dell'Astronomia, infatti, «la prima risposta da dare è la volontà comune, da parte di governo, imprese e sindacati di mettere l'economia al primo posto nell'agenda del Paese e l'impresa al centro della strategia per il recupero della competitività

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