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L'Europa invecchia: serviranno 20 milioni di lavoratori stranieri

L'UE, pensando al futuro, apre un dibattito con un libro verde sull'immigrazione adottato oggi a Strasburgo dalla Commissione Europea. Necessario un approccio comune
BRUXELLES - L'Europa ancora non ha vinto la battaglia contro la disoccupazione e potrebbe suonare strano sentir dire che nel 2030, a causa dell'invecchiamento della popolazione, saranno necessari 20 milioni di lavoratori stranieri. Invece è proprio così e l'UE, pensando al futuro, apre un dibattito con un libro verde sull'immigrazione adottato oggi a Strasburgo dalla Commissione Europea.
«La competenza resta nazionale come previsto dalla costituzione, ma è necessario un approccio comune senza il quale rischiano di aumentare gli immigrati illegali che restano ai margini della società», ha spiegato il vicepresidente della Commissione Europea Franco Frattini, responsabile del libro verde insieme al commissario responsabile dell'occupazione Vladimir Spidla. Il Consiglio ha chiesto di presentare della proposte entro il 2005 ed il libro verde, secondo Frattini, «serve proprio a consultare gli attori sul terreno, le altre istituzioni, compreso il Comitato Economico e Sociale, la società civile. In luglio ci sarà anche un'audizione al Parlamento Europeo. Ma non si tratterà di aprire le porte all'immigrazione economica senza alcuna restrizione».
E' stato Spidla a dare la cifra dei 20 milioni sottolineando che «di qui al 2010 l'occupazione scenderà per ragioni demografiche, che certo l'immigrazione non offrirà la soluzione, ma sarà sempre più necessaria per il mercato del lavoro e per la prosperità dell'UE».
Da commissario competente anche per le pari opportunità, Spidla, nel corso di una conferenza stampa congiunta, ha sottolineato «la necessità di un trattamento paritario degli immigrati sul fronte dei diritti» ed ha assicurato che «senza un'immigrazione legale inquadrata in una strategia coerente, ci saranno grandi problemi».
A proposito di mercato del lavoro, l'ex ministro degli esteri ha ricordato che «in generale gli immigrati occupano dei posti di lavoro che in generale gli europei ormai rifiutano oppure colmano carenze particolari. Oggi in Europa domanda ed offerta di lavoro non coincidono. D'altra parte gli immigrati sono più flessibili il che è necessario per l'economia europea. «La necessità di regole procedurali minime - ha sottolineato Frattini - è più viva che in passato e va incontro agli interessi degli immigrati, dei paesi d'origine come dei paesi d'accoglienza».
Dal maggio 2005, come ha ricordato l'ex ministro degli esteri rispondendo alla domanda di un giornalista sulle carrette del mare che arrivano sulle spiagge italiane, sarà operativa l'Agenzia Europea per le frontiere esterne e si tratterà «di un salto di qualità enorme. In parallelo ci saranno gli accordi UE con i paesi terzi con politiche di sviluppo al fine di evitare l'emigrazione, ed accordi di riammissione degli emigrati». Questo approccio comune minimo condurrà ad una strategia UE per l'immigrazione legale «aiuterà anche la lotta all'immigrazione clandestina ed al lavoro nero ancora troppo diffuso nell'UE. L'unica cosa che non possiamo fare - è la conclusione di Frattini - è mettere le cannoniere nel Mediterraneo perchè la cultura europea è una cultura di prevenzione e non di repressione».

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