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Il Tesoro nel 2004 risparmia 19 miliardi

Il fabbisogno pubblico si è chiuso a fine anno con una stima di 41,5 miliardi di euro, invece dei 62 iniziali previsti prima dell'estate. Il ministro dell'Economia, Siniscalco, ed il presidente Berlusconi cantano vittoria. Ma secondo l'ex ministro Visco (Ds) «in realtà i nostri conti sono fuori controllo»
ROMA - I conti pubblici portano a casa in un solo mese un miglioramento da 19 miliardi di euro. E il fabbisogno del 2004, grazie alla rincorsa dell'ultimo semestre, chiude l'anno a 41,5 miliardi, abbattendo di circa 20 miliardi di euro le stime di 62 miliardi fatte dallo stesso governo. È l'effetto della cura-Siniscalco che, iniziata con la correzione di luglio, ha rimesso in carreggiata un andamento dei conti che a giugno segnava un peggioramento di 12,5 miliardi rispetto all'anno precedente.
I benefici si avvertiranno anche sul fronte del debito pubblico, cioè per il parametro di Maastricht sul quale l'Europa ci chiedeva di intervenire con maggiore incisività: la riduzione rispetto al 106,2% del 2003 sarà di 4 decimi, il doppio del previsto. Lo stock del debito in rapporto al Pil si attesterà cosi al 105,8%, al di sotto del 106,0% promesso in precedenza all'Europa.
«È un risultato assolutamente importante e positivo», ha subito commentato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha ringraziato il ministro dell'Economia ed ha detto di confidare «che il 2005 possa essere l'anno della svolta per la nostra economia». «Il complesso delle politiche usate - è il commento ufficiale del ministero guidato da Domenico Siniscalco - ha consentito di riassorbire completamente la differenza tra l'andamento del fabbisogno del 2004 e quello del 2003, che aveva raggiunto a fine giugno un differenziale negativo di circa 12.5 miliardi di euro».
Serve un piccolo flashback per comprendere l'importanza del risultato raggiunto. Basta tornare a giugno. L'Italia era sotto pressione da parte della Commissione europea per i suoi conti pubblici e sembrava davvero concreta una minaccia di «early warning». Lo scostamento del fabbisogno, dal quale poi si risale al deficit, era di 12,5 miliardi. Poi all'Ecofin del 5 luglio, Berlusconi ministro dell'Economia ad interim si impegna in una manovra di aggiustamento che sarà varata a breve proprio dal ministro Siniscalco appena insediato. Arriva subito la manovra bis, ma anche l'approvazione della riforma delle pensioni, alle quali seguono la terza tranche di privatizzazione dell'Enel e, a novembre, un ulteriore decreto correttivo.
L'effetto degli interventi è chiaro proprio sul fabbisogno che riduce così la sua forbice rispetto al 2003 e consente, anche grazie ai 7,5 miliardi della privatizzazione dell'Enel («l'operazione di privatizzazione di maggiore dimensione al mondo negli ultimi quattro anni», dice il Tesoro), di ridurre il debito pubblico oltre il livello indicato in Europa come obiettivo per il 2004.
Il dato fortemente positivo del fabbisogno, che migliora del 2,8% il «rosso» di 42,6 miliardi del 2003, lascia intravedere in controluce anche altri segnali positivi. E questo sia per la crescita, sia per l'indebitamento netto, cioè per il valore del deficit che viene fatto valere a livello europeo. È infatti anche al «miglioramento della crescita» che il Tesoro attribuisce un «gettito superiore alle aspettative» da parte delle entrate fiscali. C'è poi l'indebitamento netto della Pubblica amministrazione, cioè il deficit richiesto dai parametri di Maastricht, che a guardare il rapporto fabbisogno-pil sembrerebbe oramai centrato: il governo prevedeva un deficit (cioè un saldo di competenza dei conti pubblici) al 2,9% con un fabbisogno statale (cioè un saldo di cassa dei conti del settore statale) al 4,6% del Pil. Quest'ultima posta, però, si è attestata a 41,5 miliardi che in rapporto al Pil è di poco superiore al 3% (il 3,07%): non è quindi difficile che ad inizio marzo, quando l'Istat certificherà i conti pubblici, il deficit pubblico possa risultare anche inferiore al 2,9% previsto dal governo.
A leggere criticamente i dati sono però le opposizioni. L'ex ministro del Tesoro, Vincenzo Visco (Ds) dice così di stupirsi che «il governo consideri sul poderoso successo che il debito possa attestarsi al 105,8% contro la previsione del 106%». Così, affermando chiaramente di temere «manipolazioni contabili», Visco ritiene che in realtà «i nostri conti sono fuori controllo».
Corrado Chiominto

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