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Natale di austerity: meno qualità sulla tavola

Secondo rilevazioni della Confederazione italiana agricoltori gli italiani ridurranno i consumi di molti prodotti ortofrutticoli e di quelli tipici e tradizionali (in particolare Dop e Igp). Berranno anche di meno e brinderanno con molta più parsimonia
ROMA - Meno frutta, verdure, prodotti tipici, vino e spumanti. Il Natale 2004 e le altre feste di fine anno saranno, per l'alimentazione, all' insegna dell'austerity e di consumi ridotti. A rilevarlo è la Confederazione italiana agricoltori (Cia) la quale, attraverso un' analisi condotta sull' intero territorio nazionale, mette in risalto una tendenza che ormai si è andata consolidando negli ultimi mesi e che con il prossimo periodo festivo sembra accentuarsi. Insomma, secondo la Cia, gli italiani, rispetto allo scorso anno, nelle festività natalizie tireranno la cinghia e, visti i prezzi che si registrano al dettaglio, ridurranno i consumi di molti prodotti ortofrutticoli e di quelli tipici e tradizionali (in particolare Dop e Igp). Berranno anche di meno e brinderanno con molta più parsimonia.
Nel dettaglio, per frutta e verdura, nei giorni che vanno da Natale all' Epifania si spenderanno poco più di 1,3 miliardi euro, il 15% in meno nei confronti dell' analogo periodo del 2003. Per i prodotti tipici la spesa (-12%) si aggirerà attorno a 1,8 miliardi (di cui 700 milioni per Dop ed Igp), mentre per vini e spumanti il giro d' affari si attesterà su 1,1 miliardi, con una flessione del 10%. Secondo le elaborazioni e le proiezioni della Cia, i prodotti frutticoli che registreranno i maggiori cali nei consumi sono l'uva da tavola (-20%), le arance (-10%), le clementine (-5%) e le pere (-6%). Un andamento riflessivo dovrebbe aversi anche per la frutta secca (noci, nocciole, mandorle, pistacchi), tipica delle feste di fine anno, che diminuirà di circa l' 8%.

Anche per i prodotti orticoli la musica non è certo buona. La Cia prevede una flessione del 10% negli acquisti di cavolfiori, dell' 8% per le zucchine, del 15% per la lattuga, del 10% per il radicchio. Stesso discorso per i prodotti tradizionali. Secondo la Cia, si avranno diminuzioni del 7% per gli insaccati e i prosciutti e del 10% per i formaggi. Ma anche per gli oli firmati la situazione non è migliore. Si annuncia un calo nei consumi del 5%. Analogamente, le tradizionali lenticchie troveranno meno spazio nei cenoni di fine anno (-8%). Sul fronte dei vini e degli spumanti, la diminuzione dei consumi sarà meno accentuata. Durante tutto l'arco delle feste verranno stappate 75 milioni di bottiglie di spumante (-5%) e si berranno nei pranzi e nelle cene oltre 155 milioni di bottiglie di vino. Complessivamente 230 milioni di bottiglie contro 255 milioni del 2003.
Due, per la Cia, sono i motivi di questa contrazione nei consumi di prodotti agroalimentari: il primo è relativo alle minori disponibilità economiche degli italiani, mentre il secondo è addebitabile al forte incremento dei prezzi al dettaglio, in particolare di quelli ortofrutticoli, che si sta ormai registrando da molti mesi a volte cinquecento, seicento, settecento volte maggiori di quelli che vengono pagati all' origine al produttore agricolo.

«Da qui - sostiene la Cia - l'esigenza di una maggiore trasparenza dei prezzi in tutta la filiera agroalimentare, dal campo alla tavola, trasparenza che la proposta della Confederazione per il doppio prezzo (origine e dettaglio) da apporre sui cartellini di vendita al consumo può certamente dare». E in tale ottica si inserisce la petizione popolare, la cui raccolta di firme si sta già svolgendo in tutta Italia.

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