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Per la tassa sugli sms coro di no «bipartisan»

L'ipotesi di una piccola tassa (2 centesimi) sul messaggino per raggranellare 500 milioni da destinare alla riduzione dell'Irap alle imprese non ha trovato nessun sostenitore
ROMA - Amore, elezioni, beneficenza, auguri di compleanno, Natale, Pasqua. Con gli Sms ormai ci si fa di tutto: si invitano gli elettori ad andare a votare, si comunica con la famiglia durante l'orario di lavoro, ci si fanno gli auguri durante le feste comandate, si inviano per fare beneficenza. Ma soprattutto, con il messaggino, ci si corteggia. Non a caso, ad esempio, a San Valentino gli Sms tra innamorati hanno raggiunto una cifra vicina ai 25 milioni. E sono proprio gli utenti più giovani a farne uso. Anche per risparmiare sulla bolletta.
Sarà proprio per questo che l'ipotesi di una piccola tassa (2 centesimi) sul messaggino per raggranellare 500 milioni da destinare alla pur nobile causa di ridurre l'Irap alle imprese non ha trovato, per il momento, nessun sostenitore. Anzi sono molti i detrattori della nuova tassa e, almeno in Parlamento, sono trasversali. Insomma la 'bocciatura' è assolutamente 'bipartisan' e arriva soprattutto dai giovani di destra e sinistra.
L'ipotesi comunque è ancora tale e non è stata concretizzata in un emendamento depositato in Parlamento, ma avanzata ieri dal sottosegretario all'Economia, Gian Luigi Magri (Udc), per recuperare fondi da destinare alla riduzione dell'Irap. La 'tassa sugli innamorati', come è stata ribattezzata, consisterebbe nell' imporre sugli Sms una sovrattassa di 2 centesimi di euro che porterebbe nelle casse dello Stato poco più di 500 milioni di euro, circa un quarto di quanto - secondo alcune voci - varrebbe la riduzione Irap (circa 2 miliardi).
I picchi di incasso sarebbero chiaramente legati alle festività: ad esempio a Capodanno, quando circolano più o meno 100 milioni di messaggini, la sovrattassa frutterebbe in un solo giorno 2 milioni di euro, 4 miliardi delle vecchie lire in un solo giorno. Ma anche a San Valentino, quando l'imposta si trasformerebbe nella tassa sull'amore, l'incasso sarebbe di tutto rispetto: 500.000 euro. Anche gli scherzi del primo aprile (circa 10 milioni) darebbero respiro all'erario e alle imprese.
Ma probabilmente l'idea è destinata ad essere accantonata: il primo a bocciarla è il ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri che anzi lancia una proposta-provocazione: «mettiamo una tassa di 2 centesimi su ogni parola che dice un politico: pensate a me quanto costerebbe». Comunque Gasparri pensa che «il settore della telefonia sia già gravato da una imposizione fiscale significativa. Mi auguro che questa proposta non sia accettata: chi la vota si metterebbe contro l'Italia. E' la scelta più impopolare che si possa fare». Insomma «E' come la tassa sul macinato in versione tecnologica».
Anche i Ds storcono il naso: secondo Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds, si tratterebbe di «una tassa sull'amore, sugli innamorati». «La fantasia - aggiunge - è al galoppo, siamo ormai allo sbando». E i Verdi mettono in guardia: così si 'strozzanò i consumatori - dice Luana Zanella - e soprattutto quelli più giovani.
L'Udc sembra invece condividere la proposta di Magri: la proposta - spiega Ettore Peretti, responsabile economico dell'Udc - potrebbe arrivare in Senato, come emendamento alla finanziaria e servirebbe a coprire una parte degli sgravi Irap. La sua traduzione in emendamento è quindi legata all'arrivo del provvedimento sul fisco in Parlamento. «L'idea è di Magri - precisa Peretti - ma è stata accolta da tutto il partito». La tassa sugli Sms - accusa Altroconsumo - sarebbe un a «lesione dei diritti dei consumatori». La tassa, inoltre, «rappresenterebbe un rincaro di oltre il 13% sull'attuale prezzo medio dei messaggini, in un mercato, quello degli Sms, dove non c'è in pratica concorrenza: tutti gli operatori, anche il nuovo entrato '3', hanno uniformato i propri prezzi sugli Sms a un'unica tariffa, 15 centesimi». E proprio questo fatto è stato segnalato nel novembre 2003 «all'Antitrust italiano e a quello europeo. L'allora commissario Monti aveva rimesso la questione all'Antitrust italiana, ma niente è cambiato».
Infine anche i giovani bocciano in modo 'bipartisan' la proposta: quelli di An, riuniti in Azione Giovani, bocciano l'idea senza appello: «sarebbe la stupidaggine del secolo - dice il presidente, Giorgia Meloni - piuttosto tagliamo gli stipendi ai politici». Lo stesso fanno i giovani Ds che annunciano addirittura un possibile sciopero del pollice: «E' il primo linguaggio utilizzato dalle nuove generazioni, che potrebbero annunciare - spiega Stefano Fancelli, Presidente nazionale della Sinistra Giovanile dei Ds - lo 'sciopero del pollice', se questo emendamento dovesse passare in Parlamento».
Infine la Margherita annuncia che utilizzerà proprio una 'catena' di Sms per protestare e diffondere la protesta contro questa ipotesi.
Francesco Carbone

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