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Matera - E' crisi nel distretto del salotto

Ma il malato non è gravissimo, almeno secondo Giovanni Schiuma, Direttore scientifico Centre for Value Management del Dapit della Facoltà di Ingegneria dell' università della Basilicata
MATERA - E' veramente in crisi il distretto dei salotti? «Il distretto oggi è certamente malato, ma non in modo grave». Ne è sicuro Giovanni Schiuma, Direttore scientifico Centre for Value Management del Dapit della Facoltà di Ingegneria dell'Università della Basilicata.
«Il comparto - spiega - è in crisi, ma non irreversibilmente. Ciò che occorre è certamente dare spazio alle richieste degli imprenditori ed offrire loro opportunità per ammortizzare il calo di competitività, ad esempio attraverso sgravi fiscali, ma nel contempo spingere gli stessi a concertare ed elaborare strategie di sistema che siano in grado di generare una nuova «onda lunga di successo».

Ma cosa ha portato alla situazione attuale? Per Schiuma, «oltre al mutamento dello scenario competitivo, che ha alterato le regole del gioco riducendo la capacità competitiva delle imprese distrettuali, altri tre fattori oggi minano il futuro del distretto murgiano del mobile imbottito: crisi di identità, salvaguardia e sviluppo del know-how locale e definizione di nuove strategie competitive».

Crisi di identità. «Il sistema produttivo del mobile imbottito, sin dalla sua origine si è contraddistinto per una natura multipolare. In altre parole, il distretto industriale, così come lo conosciamo oggi, nasce e si sviluppa grazie alla crescita di alcune imprese guida ed in primis la CaliaItalia, le Industrie Natuzzi e la Nicoletti, a cui nel tempo a partire dagli anni '70, in un processo di crescita ininterrotta, si sono aggiunte altre significative realtà manifatturiere. Il distretto murgiano, quindi, a differenza di altre realtà distrettuali italiane, caratterizzate dalla presenza prevalente e quasi esclusiva di un tessuto omogeneo di piccole e medie imprese tra loro collegate in rete nel sistema produttivo, si contraddistingue sin dalle sue origini dalla presenza di un insieme di imprese leader che hanno definito il distretto murgiano. Queste imprese attraverso meccanismi di competizione, imitazione e talvolta di cooperazione hanno determinato l'affermazione dell'area produttiva murgiana, oltre che la loro identità di grandi imprese industriali.

Per decenni non si è parlato di distretto, ma di imprese leader con i loro marchi. Oggi, se si vuol salvaguardare la realtà locale - continua Schiuma - occorre creare una nuova e vera identità di sistema, che salvaguardando i marchi delle singole realtà industriali, sia in grado di esprimere una capacità di fare sistema. La costituzione del distretto ha rappresentato un primo importante passo, ma nonostante il lavoro del Comitato di Distretto, non è ancora emersa una vera identità di sistema capace di superare gli individualismi industriali e le disattenzioni istituzionali».

Salvaguardia e sviluppo del know-how locale. «Una delle chiavi di successo del distretto industriale murgiano - ricorda il ricercatore - è stata la capacità di trasformare quella che era la produzione artigianale del mobile imbottito in un processo industriale. Facendo leva su un patrimonio di conoscenze e di saperi artigianali, si è sviluppato a livello locale un know-how specialistico nella progettazione e realizzazione del mobile imbottito, che ha determinato l'affermazione a livello mondiale dell'area manifatturiera murgiana. Tuttavia, tale know-how, oggi diffuso nelle competenze delle maestranze che popolano gli stabilimenti industriali, non è stato affiancato da iniziative che consentissero, non solo il passaggio dal sapere artigianale a quello industriale, ma anche quello da sapere industriale a sapere scientifico. Le sole iniziative in tal senso sono state relegate alle imprese, che impegnate nelle relative dinamiche di crescita, sostenute da una continua domanda del mercato, si sono il più delle volte limitate ad ottimizzare le proprietà e le caratteristiche tecnologiche del prodotto e dei processi produttivi. Le imprese, inoltre, non hanno mai sentito il bisogno di fare sistema e concentrare gli sforzi di ricerca ed innovazione. Oggi, la necessità di porre in essere azioni di salvaguardia e di sviluppo del know-how nella progettazione e produzione dei mobili imbottiti è legata anche al pericolo che si attivino dei processi di trasferimento di competenze in altre parti del mondo. Il vero pericolo oggi per il distretto è che si formino altri distretti nel mondo. Finchè le imprese per ragioni di competitività trasferiscono fasi di lavorazione in altre aree geografiche e nel contempo rinnovano le attività produttive in loco, ciò può essere garanzia di sviluppo secondo nuove logiche di internazionalizzazione. Però, se il processo di trasferimento non avverrà con un'attenzione alla protezione del know-how locale, tra pochi anni vedremo l'affermazione di un nuovo distretto leader mondiale nella produzione di mobili imbottiti, ma probabilmente con gli occhi a mandorla.

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