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Scioperi - Italia a piedi

Autobus, tram e metro si fermeranno venerdì per 24 ore per una protesta indetta da Cgil, Cisl e Uil a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto di lavoro
ROMA - Italia di nuovo a piedi, domani, per uno sciopero dei lavoratori del trasporto pubblico. Autobus, tram e metro si fermeranno per 24 ore per una protesta indetta dai sindacati di settore di Cgil, Cisl e Uil a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto di lavoro scaduto ormai da circa un anno, e cioè dal 31 dicembre scorso, poco dopo la firma del rinnovo del precedente contratto. E proprio il fantasma dei blocchi dello scorso anno ha convito l'Atm, l'azienda di trasporto pubblico milanese, a tentare in extremis una mediazione con i sindacati: la società, d'intesa con l'azionista di riferimento e cioè con il Comune di Milano, si è detta disponibile subito a offrire un adeguato anticipo sulle richieste economiche del contratto nazionale in cambio della revoca degli scioperi, a cominciare da quello di domani. Un'offerta che i sindacati, secondo quanto preannunciato, si appresterebbero a rifiutare ma che evoca anche la situazione dello scorso anno quando, a fronte di scioperi selvaggi messi in atto dalla categoria, si avanzò la possibilità che l'Atm anticipasse la parte economica del contratto ai tranvieri in cambio della fine delle agitazioni.

«Ci hanno costretto a questo ennesimo sciopero, ci dispiace che saranno arrecati gravi disagi ai cittadini che sono anch' essi lavoratori. Ma pochi cittadini sanno che sono 10 mesi che i lavoratori del comparto sono senza contratto», spiega il segretario della Uil, Luigi Angeletti. Il trasporto pubblico locale «non può essere ostaggio delle inadempienze del Governo, nè delle incertezze e frammentazioni delle controparti datoriali», sostiene il segretario generale della Fit Cisl, Claudio Claudiani, che chiede di evitare di «ricadere, come in passato, in una perversa spirale di contrapposizione».

COBAS. Allo sciopero di domani, in ogni caso, non parteciperanno i sindacati di base che, per sostenere la loro piattaforma, hanno in programma un altro sciopero generale del settore che verrà proclamato, se la data verrà confermata in una riunione di domani, il primo dicembre. I Cobas dicono di non condividere «affatto» le posizioni dei confederali sul rinnovo del contratto e l'assetto del settore: per la Cub, addirittura, «il rimborso dello scippo dell'accordo del 20 dicembre scorso, che diede vita a possenti iniziative di lotta in tutto il Paese, è pregiudiziale per la conclusione del rinnovo contrattuale».
LA VERTENZA. Il rinnovo contrattuale riguarda in tutto 116.500 addetti per il quadriennio 2004-2007. Il negoziato è costituito da una parte normativa che copre il quadriennio, ed una economica riferita al primo biennio economico 2004-2005. Per i sindacati la richiesta economica è di 131 euro medi mensili, le aziende ne offrono 52. «Per fare i contratti e per offrire ai cittadini un servizio decente di trasporto pubblico c'è bisogno di certezza economica e risorse adeguate. Oggi non abbiamo nè l'una nè le altre», spiega l'Asstra, l'associazione che rappresenta le aziende del settore, chiedendo a Governo, Regioni ed enti locali di fare la loro parte: «la latitanza di interventi da parte delle istituzioni - dice - è incomprensibile».
TAVOLO CON GOVERNO ED ENTI LOCALI. Il contratto firmato lo scorso anno con la mediazione del governo prevedeva l'istituzione di un tavolo congiunto per decidere interventi di carattere programmatorio e strutturale per dare un quadro di regole al settore anche per quanto riguarda il reperimento di risorse. Il tavolo è stato riunito una sola volta, il 7 aprile scorso.
MANCANO 280 MILIONI. L'accordo dello scorso dicembre sul contratto scaduto nel 2003 è stato raggiunto grazie all' intervento del governo, che ne ha assicurato la copertura con una manovra sulla benzina che, grazie ad un aumento dell'accisa di 1,68 centesimi a litro, dovrebbe garantire 377,5 milioni di euro per il 2004 e 214 per gli anni successivi. Ma le aziende di trasporto ad oggi devono ancora incassare queste risorse. Il ministero delle Infrastrutture e trasporti, infatti, non ha ancora provveduto ad erogare le somme, nonostante i maggiori introiti dovuti all'aumento dell'accisa siano nelle casse dello Stato da quasi un anno. Da gennaio ad oggi non sono stati ancora erogati alle società circa 280 milioni di euro.
ORARI DELLO SCIOPERO. La protesta si svolgerà con modalità diverse nelle principali città italiane:
ROMA: dalle 8.30 alle 17.00 e dalle 20.00 alla fine del servizio.
MILANO: dalle 8.45 alle 15.00 e dalle 18.00 alla fine del servizio.
TORINO: dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alla fine del servizio.
NAPOLI: dalle 8.30 alle 17.00 e dalle 20.00 alla fine del servizio.
FIRENZE: dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alla fine del servizio.
BOLOGNA: dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 19.30 alla fine del servizio.
VENEZIA: dalle 9.00 alle 16.30 e dalle 19.30 alla fine del servizio.
BARI: dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alla fine del servizio.
PALERMO: dalle 8.30 alle 17.30.
CATANIA: dalle 9.30 alle 18.30 e dalle 21.30 alla fine del servizio.
CAGLIARI: dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 16.00 alla fine del servizio.

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