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Il debito pubblico si «mangia» il Pil

Rilevazioni Istat sui conti pubblici: al 30 giugno il deficit era al 3,5% del Prodotto interno lordo, cioè oltre la soglia di Maastricht. Petrolio ancora su
ROMA - Il deficit pubblico, prima della manovra bis di luglio, viaggiava sopra i parametri di Maastricht, al 3,5% del pil. E' l' Istat a mettere nero su bianco il «rosso» dei conti pubblici fermo al 30 giugno; un deficit conosciuto dal governo che vi ha posto rimedio solo sette giorni dopo con la manovra da 7,5 miliardi varata per riportarlo sotto il 3%, come richiesto dal patto europeo.
«Non sono per nulla preoccupato», dice il ministro dell' Economia Domenico Siniscalco. Che spiega: «sono dati che conoscevamo perfettamente già a luglio, quando, prima all' Ecofin e poi con il famoso decreto legge 168, abbiamo deciso la correzione dei conti. Tutto procede secondo le aspettative, già in miglioramento, pensiamo che la situazione sia ampiamente sotto controllo». E che non ci sono sorprese in arrivo lo conferma indirettamente anche anche l' agenzia di rating Fitch, secondo la quale non ci sono prospettive di cambio del voto sull' Italia.
I conti dell' Istat fotografano il bilancio pubblico a giugno. E da allora molta acqua è passata sotto i ponti. La manovra correttiva venne presentata il 5 luglio successivo dal «ministro dell' Economia» Silvio Berlusconi all' Ecofin per poi essere approvata il 7 dal Consiglio dei ministri. Era però stato il governatore della Banca d' Italia, Antonio Fazio, il 31 maggio, il primo a quantificare in modo palese un deficit attorno al 3,5% del Pil. L' allora ministro dell' Economia Giulio Tremonti aveva risposto prontamente in Tv. «L' Italia - aveva detto il ministro - ce la farà anche quest' anno, come sempre, rispettando le regole».
Una lettura attenta dei dati dell' Istat mostra comunque un miglioramento del deficit, che nel primo trimestre dell' anno si attestava al 6,1% mentre nel secondo trimestre è stato pari all' 1% del Pil. La dinamica è quindi positiva, nonostante la media dei sei mesi faccia attestare il deficit al 3,5%, con un deciso peggioramento rispetto all' 1,7% del primo semestre 2003, che risente però di una revisione dei conti dovuta alla contabilizzazione del gettito dei condoni che per quest' anno non è ancora stata fatta. Inoltre, il 3,5% è precedente all' intervento deciso a luglio, che secondo i calcoli del Tesoro vale 0,6 punti di pil e dovrebbe consentire di riportare il deficit al 2,9%, come previsto nella Relazione Previsionale e Programmatica.
Il deficit al 3,5%, sopra i parametri di Maastricht, seppure solo nel primo semestre, è però sottolineato polemicamente dall' opposizione. «Ormai è notte fonda», dice l' ex sottosegretario al Tesoro Roberto Pinza (Margherita). «Così non va - afferma Antonio di Pietro, dell' Italia dei Valori - I numeri smentiscono per l' ennesima volta la politica economica del governo Berlusconi. Il potere d' acquisto diminuisce, le tasche degli italiani si svuotano e i dati continuano a confermare le previsioni negative». «I dati confermano che l' ora della ricreazione è finita e che i guasti del duo Siniscalco-Tremonti sono profondi», aggiunge Mauro Agostini (Ds), secondo il quale il governo ha perso il controllo dei conti.
La Finanziaria, che punterà a ridurre il deficit anche nel 2005, portandolo al 2,7% del Pil, prosegue intanto l'iter in Parlamento. Oggi ad essere ascoltati sono stati i rappresentanti dei sindacati autonomi, del mondo delle cooperative e delle banche. Anche l' Abi ha posto l' accento sulla necessità di una ripresa della competitività, chiedendo certezza sugli incentivi alle imprese, l' approvazione del ddl sviluppo in contemporanea con la manovra e l' introduzione nella finanziaria della riforma del diritto fallimentare. Il presidente dei banchieri, Maurizio Sella - che ha detto di temere rincari d' imposta da parte degli enti locali per l' introduzione del tetto alle spese - ha poi avanzato l' esigenza di un fondo di garanzia per le infrastrutture. Servirebbe a consolidare la capacità delle imprese impegnate nelle costruzioni e quindi anche dei flussi finanziari provenienti dalle banche.
Intanto il governo fa i conti sulla polizza antincendio che - dice il sottosegretario all' Economia, Giuseppe Vegas - avrà un' impatto limitato sui cittadini. L' ingresso sarà graduale e alla fine le attuali polizze anti-incendi aumenteranno del 10-15%, come in Francia. Vegas ha anche affermato che ci vorrà ancora del tempo prima che il prelievo fiscale sugli affitti sia equiparato a quello delle rendite finanziarie. «In prospettiva potrebbe essere interessante - ha detto - ma non ora». L' ipotesi di rivedere le aliquote sui redditi finanziari non trova in ogni caso concordi i rappresentanti di Assogestioni che - durante la loro audizione in Parlamento - hanno sottolineato che «potrebbe comportare una grave perdita di competitività « dei prodotti finanziari italiani rispetto all' estero.
Corrado Chiominto

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