Giovedì 17 Gennaio 2019 | 13:34

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G7: Italia n°1 di disuguaglianza salariale

Il quotidiano tedesco "Frankfurter Allgemeine Zeitung" pubblica l'ultima statistica disponibile dell'Organizzazione pan-europea di Cooperazione e Sviluppo Economico
BERLINO - Nel disegnare un quadro della disparità salariale tra l'Est e l'Ovest della Germania, tema sul quale in quel Paese si dibatte e si polemizza ormai da mesi, oggi il quotidiano tedesco "Frankfurter Allgemeine Zeitung" ha voluto lanciare lo sguardo anche oltre frontiera, per approfondire il tema e cercare di capire se se pure all'estero le cose procedano allo stesso modo. Lo ha fatto pubblicando l'ultima statistica disponibile dell'Ocse, l'Organizzazione pan-europea di Cooperazione e Sviluppo Economico, che riguarda gli Stati membri del G7, cioè i più industrializzati del pianeta, e prende in esame la situazione alla metà degli anni '80 e quella degli anni '90, ponendole a confronto. Su tali basi il giornale di Francoforte ha così dovuto constatare, non senza sorpresa, che in fatto di forbice dei salari è l'Italia a essere campione del mondo di disparità, davanti persino agli Stati Uniti. Assumendo un ipotetico indice zero come equivalente alla massima uguaglianza salariale possibile, e un coefficiente pari a 100 quale corrispondente al massimo della diseguaglianza, l'Ocse constata infatti che negli anni '90 l'Italia ha fatto registrare un indice pari a 34,5, con gli Usa che la seguono dappresso ma restano comunque fermi a 34,4.
Vengono poi la Gran Bretagna al 32,4, il Canada a 28,5, la stessa Germania a 28,2, la Francia a 27,8 e il Giappone a 26. A metà degli anni '80, invece, erano in testa proprio gli Stati Uniti con 34, seguiti dall' Italia con 30,6, quindi da Gran Bretagna (29,4), Canada (29), Francia (27,6), Germania (26,5) e Giappone (26).
Nel commentare i dati più recenti del rapporto, la "Faz" ha dunque osservato che in fatto di disparità salariale «è l'Italia l'esempio più evidente e più sorprendente», pur avendo essa fatto registrare considerevoli progressi: i quali si sono però distribuiti sul territorio nazionale in maniera troppo disomogenea. «La considerevole crescita della diseguaglianza economica italiana», è infatti la spiegazione, «si fonda sul grande successo economico del Nord, mentre è il Mezzogiorno che ristagna».

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