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«Sciopero spesa» per il 75% degl'italiani

Oggi l'entrate nei supermercati, ipermercati e negozi sono diminuite del 39% al nord, del 45% al centro e del 54% al sud e isole. Perché i costi fissi sono oltre il 50%
Sciopero della spesa ROMA - Come in ogni sciopero, anche per quello della spesa è guerra di cifre. Nella giornata di stop proclamata dall'Intesa dei consumatori lo shopping è diminuito di quasi la metà, secondo le stesse associazioni, e tre italiani su quattro hanno rinunciato almeno ad un acquisto per far sentire la loro voce contro il carovita. Ma in bar e supermercati non si è respirata un'aria tanto diversa da quella di un giorno normale, con caffè e alimentari venduti come sempre. Insomma, la maggior parte dei cittadini si è dimostrata favorevole all'iniziativa, ma non disposta fino in fondo a rinunciare alla spesa di tutti i giorni.
Secondo le rilevazioni condotte dall'Intesa mettendo a confronto i dati di giovedì scorso e di questo giovedì, le entrate nei supermercati, ipermercati e negozi sono diminuite del 39% al nord, del 45% al centro e del 54% al sud e nelle isole. L'adesione è stata del 58% a Roma, del 43% a Milano, del 61% a Napoli, mentre un vero e proprio picco di rinunce agli acquisti è stato evidenziato a Catania, dove le entrate nei negozi sono diminuite del 65%. Nel giorno in cui i consumatori avevano invitato gli italiani a portarsi al lavoro il pranzo al sacco, è diminuito del 20%, affermano con soddisfazione le associazioni, anche l' utilizzo delle auto, lasciata a casa per protesta contro i rincari della benzina.
Ma le cifre non convincono affatto i commercianti, che giudicano la giornata esattamente come le altre. Le grandi catene di supermercati (Carrefour, Auchan e Coop) non hanno registrato alcuna variazione particolare nel numero di clienti nè nell'ammontare delle vendite. Tutto è stato più o meno normale, affermano, e i carrelli sono stati riempiti come negli altri giorni della settimana. Stessa sensazione per i gestori di bar e pizzerie che, spiega la Fipe-Confcommercio, «non si sono neanche accorti della giornata dedicata allo sciopero della spesa».
Ma al di là dei risultati, «quello che i consumatori vogliono mettere in campo è l'insoddisfazione degli italiani - afferma Rosario Trifiletti della Federconsumatori (una delle associazioni dell'Intesa) - Qualunque sia il coinvolgimento concreto sappiamo che le famiglie sono dalla nostra parte». Per questo lo slogan con cui le associazioni si sono presentate in piazza Montecitorio, complete di banco di frutta e verdura della Coldiretti, è di «non comprare oggi per poter tornare a comprare domani». Che i prezzi «siano raddoppiati - afferma Elio Lannutti dell' Adusbef - non è frutto di una allucinazione collettiva. Il governo deve dare una svolta alla politica economica per rilanciare i consumi, che sono il motore dell' economia».
Molte le forze politiche e sociali che hanno sostenuto lo sciopero: dai Verdi di Pecoraro Scanio ai Ds di Luciano Violante e alla Margherita di Francesco Rutelli, tutti presenti in piazza insieme all'Intesa, fino ai sindacati. «La politica dei redditi, la redistribuzione delle risorse attraverso un fisco equo e progressivo, il controllo con misure forti dell' impazzimento dei prezzi, il contenimento delle tariffe - afferma Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil - dovrebbero essere al centro della Finanziaria 2005, che invece conterrà una programmazione inaccettabile del tasso di inflazione». E a scendere in campo direttamente è anche il leader della Uil, Luigi Angeletti, che ha incontrato i rappresentanti dell'Intesa: difendere i redditi dei lavoratori e delle famiglie, sollecitare il governo per una politica dei prezzi e puntare a una modifica del paniere dell'Istat, ha spiegato, «sono obiettivi comuni su cui lavoreremo».

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