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Il biologico non tira più

Tengono i consumi delle famiglie, ma diminuisce la superficie di colture, nel solo 2003 il 15% delle aziende ha deciso di ritornare ad agricoltura tradizionale
ROMA - Il biologico segna il passo dopo un decennio di corsa senza ostacoli. La battuta d'arresto è cominciata nel 2002: in due anni l'agricoltura «bio» ha perso 100 mila ettari di Sau (Superficie agricola utilizzata) biologica, mentre il 15 per cento delle imprese (7.400) sono tornate nel 2003 all'agricoltura convenzionale.
Questi i risultati di un rapporto realizzato dall'Anabio, l' Associazione per l'agricoltura biologica della Cia (Confederazione italiana agricoltori) alla vigilia del Sana di Bologna.
Ma, a fronte di questi ultimi 24 mesi difficili, i consumi dei prodotti bio da parte delle famiglie italiane sembrano aver tenuto. Da un'indagine sulla dinamica degli acquisti dei prodotti alimentari svolta da Ismea-Ac Nielsen, riferisce Anabio-Cia, risulta infatti che, mentre si registra nelle famiglie italiane una contrazione generalizzata dei consumi, la percentuale del bio aumenta. «Elemento significativo - secondo Anabio-Cia - perché può suggerire misure specifiche in grado di sviluppare ancora il consumo».

In merito al fatturato del biologico, secondo i dati diffusi dall'Ismea sono 250 i milioni di euro di fatturato per la frutta biologica, 207 milioni per l'olio di oliva, 198 milioni per gli ortaggi. Oltre 750 milioni di euro, con un incremento dell'8,5 per cento secondo Databank - riferisce ancora Anabio-Cia nel rapporto - il fatturato alla produzione nel 2003. Il fatturato al consumo in Italia, sempre in base a dati Ismea, è pari a 1,4 miliardi di euro nel 2002.
Il rapporto Anabio-Cia prende in considerazione le produzioni zootecniche con punte interessanti: pollame +37%, bovini +15%.
Inoltre - riferisce ancora Anabio-Cia - dati molto significativi ci guidano alla scoperta di un biologico che appare in profonda mutazione: la superficie media aziendale è di 21 ettari, mentre nelle aziende convenzionali la Sau media è di 5 ettari.
Dati positivi - sottolinea quindi Anabio-Cia - che però non hanno soddisfatto il mondo biologico italiano. «Forse quel fenomeno che è stato definito 'crescita rallentata' del biologico, sconta - ipotizza Anabio-Cia - oltre alle ridotte capacità di spesa delle famiglie italiane, problemi vecchi e non risolti, quali le dinamiche nella formazione dei prezzi e la mancata organizzazione delle filiere che generano ancora un livello dei prezzi superiore rispetto agli alimenti convenzionali nell'ordine del 20-30 per cento in più».

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