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Italia sempre a rischio miseria

Con 10,5 occupiamo attualmente il quarto posto dopo la Spagna (13,5) la Francia e la Germania (entrambe a 11,2)
MESTRE - Inflazione «più» tasso di disoccupazione «uguale» indice della miseria. E i dati relativi all'Italia sono piuttosto interessanti per non dire sorprendenti. Tra tutti i paesi industrializzati, presi in considerazione da una ricerca compiuta dalla Cgia di Mestre, l'Italia, con 10,5 occupa attualmente il quarto posto dopo la Spagna (13,5) la Francia e la Germania (entrambe a 11,2). Non sembra invece avere molti problemi la Svizzera che chiude questa speciale classifica con un indice di 3,5. Una metodologia, quella adottata in questa analisi dalla Cgia, che ricalca quella effettuata dal prestigioso settimanale inglese «Economist» che annualmente calcola l'indice della miseria dei paesi del terzo e quarto mondo.
Ritornando all'analisi degli artigiani mestrini, se la situazione economica attuale non è rassicurante, il Fondo Monetario Internazionale ha previsto una ripresa che interesserà l'Europa a partire dal 2005 e vedrà l'Italia continuare ad occupare, nonostante la previsione di una diminuzione dell'inflazione e di un aumento degli occupati, il quarto posto della classifica con un indice della miseria pari a 10,2. Se tuttavia confrontiamo il dato attuale con quello degli ultimi anni, si può ricavare maggiore ottimismo. Infatti nel 2002 l'indice della miseria del nostro paese era a 11,6 con un tasso di inflazione pari al 2,6% e un tasso di disoccupazione pari al 9%. Una ulteriore lieve diminuzione si è avuta nel corso del 2003 con un indice della miseria pari a 11,5 a fronte di una minore disoccupazione (8,7) ma di una maggiore inflazione (2,8).
Se poi osserviamo l'andamento della povertà negli altri paesi presi in considerazione nello stesso periodo di tempo troviamo alcune differenze significative.
La Germania per esempio ha visto progressivamente incrementare, seppur di poco, la povertà dal 2002 al 2004. La Gran Bretagna invece sembra permanere sugli stessi livelli (6,4 - 6,5) ormai da tre anni e anche per il prossimo anno non sembrano previste variazioni. La Francia presenta un andamento altalenante. Il Giappone dopo avere risentito notevolmente della crisi economica passando dal 4,5 al 5,1 tra il 2002 e il 2003, è ritornato nel 2004 al livello del 2002, valore che, si prevede, rimarrà inalterato anche per il prossimo anno. La Spagna, che detiene il primato negativo secondo queste valutazioni, è tuttavia il paese che mostra una contrazione dell'indice della miseria maggiore, in quanto passa da 15,3 del 2002 a 13,5 del 2004 con una previsione di 12,8 per il 2005 a conferma dei dati positivi che giungono dall'economia iberica.
Migliora quindi la posizione del nostro paese nel quadro generale della classifica rispetto al 2002. L'Italia in quell'anno era seconda dopo la Spagna. Terza la Francia con un indice di miseria pari a 10,7 quarto il Canada pressoché a pari merito con la Germania. A distanza di due anni, peggio di noi stanno Spagna, Francia e Germania.
Le isole felici sono rappresentate dalla Svizzera (che si conferma in questo primato) dall'Austria e dalla Svezia che sorpassano, anche se di poco, il Giappone.
«La posizione dell'Italia è migliorata - commenta Giuseppe Bortolussi Segretario della Cgia di Mestre - infatti questi indicatori, anche se non sono strumenti di misurazione precisi e assoluti, dimostrano come nel nostro paese, pur in presenza di alcune sacche di povertà, si è saputo reagire positivamente soprattutto sul fronte dell'occupazione. Rimangono comunque soggetti a rischio i giovani e i lavoratori autonomi più marginali. Per questi ultimi occorre facilitare l'ingresso nel mercato del lavoro e per far questo è fondamentale ridurre il costo del lavoro puntando sulla piccola impresa per lo sviluppo. Ricordiamoci infatti che, escludendo ovviamente il pubblico impiego, il 70% dei lavoratori italiani lavora nelle imprese con meno di 20 addetti».

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