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Il giallo dell'oro nero: perché aumenta?

Per lo sceicco Zaki Yamani c'è puzza di speculazione e tifa per l'idrogeno ma in Italia… Zichichi ha nostalgia del nucleare
Il petrolio schizza in apertura a New York. I futures per le consegne ad ottobre hanno infatti aperto le contrattazioni a 49,35 dollari (+1,3%), realizzando così il nuovo record storico.
Per lo sceicco Zaki Yamani, ex ministro saudita del petrolio, in un'intervista al settimanale elvetico «L'Hebdo», c'è un vero e proprio giallo intorno all'oro nero, e adombra manovre speculative d'imboscamento. E proprio lui annuncia la fine dello strapotere del petrolio poiché avanza l'idrogeno.
Tutto questo mentre l'Italia si conferma in posizione di retroguardia nella gestione energetica e piuttosto che spingere su energie alternative torna sulla usurata questione nucleare. Il professor Antonino Zichichi, direttore del centro «Ettore Maiorana» di Erice, intervenuto al convegno sulle «Emergenze planetarie», non nuovo in battaglie a favore del nucleare, sostiene che «l'energia nucleare ora conviene: dal 2010 la produzione del petrolio inizierà una irreversibile discesa e il prezzo potrebbe arrivare anche a 80 dollari al barile». «Fino ad ora il petrolio è stata la fonte energetica più economica - ha aggiunto - ma presto non lo sarà più ed è indubbio che il nucleare si farà strada. Per gli scienziati - ha concluso - la sicurezza in questo settore è un tema già vecchio, siamo pronti da tempo a realizzare centrali senza rischi come del resto erano quelli presenti in Italia prima che fossero chiuse».
Ovviamente gli fa eco un rappresentante della maggioranza, che sta tentando di riaprire il dibattito. «Bisogna avere il coraggio di riaprire in Italia il dibattito sul nucleare», ha detto il ministro per le Comunicazioni Maurizio Gasparri, che ha spiegato di essere «un nuclearista non pentito, ma non praticante», e ha aggiunto che «la scelta di abolire per referendum il nucleare è stata dettata da eventi emozionali, piuttosto che da considerazioni scientifiche».
Decisamente più avanzate le riflessioni dello sceicco Zaki Yamani. Per lui l'impennata dei prezzi del petrolio è provocata anche da misteriosi intermediari che costituiscono riserve e speculano. Per Yamani, l'attuale situazione è anomala: «la quantità di petrolio prodotto esportato e trasportato è enorme mentre il consumo non è così importante. C'è un problema, un piano di cui non si sa niente», afferma. Qualcuno forse costituisce riserve segrete, suggerisce. «Tra gente del mestiere, questo fenomeno è chiamato "Holding oil" (trattenere petrolio) oppure "Missing barrel" (barile mancante). Chi lo fa? Ah, se solo lo sapessi. Ma sono sicuro che si trama qualcosa», afferma.
Sull'identità degli autori dell'holding oil, Yamani dice di non disporre di informazioni privilegiate ma, osserva, «c'è una grande potenza che dirige il mondo». Gli Stati Uniti, soffrono del prezzi molti alti del petrolio, ma «meno dell'Europa o del Giappone perché hanno petrolio. Alcuni Stati come il Texas approfittano dei prezzi alti. E la maggioranza delle grandi compagnie sono americane. Le tre principali hanno appena incassato dieci miliardi di dollari supplementari», fa notare. «I miei analisti - aggiunge - stanno provando di misurare», la quantità di petrolio nascosto. «La difficoltà è di valutare il consumo reale che non è uguale alla domanda. Questo fenomeno si è già verificato nel 1979 dopo la rivoluzione iraniana. A un certo punto, le "major" hanno cessato di fornire petrolio alle compagnie petrolifere indipendenti. Queste hanno allora costituito riserve enormi, fenomeno che ha causato un'impennata dei prezzi. Quando gli stocks si sono aperti, i prezzi sono crollati fino al crack del 1986», afferma citato dall'«Hebdo».
Per l'ex ministro, che a Londra dirige il «Center for Global Energy Studies», quanto succede oggi non ha invece niente a che vedere con la crisi del 1973. «All'epoca, una carenza è stata creata, fatto che ha scatenato il panico. Oggi non c'è una carenza. Il petrolio esce a fiumi. Quasi tutti producono al massimo. Ma c'è un timore a causa di alcuni eventi politici in Iraq, Russia, Venezuela. Il prezzo attuale è politico, non corrisponde ad una realtà economica».
Yamani (74 anni) ritiene in ogni caso «vicina la fine dell'era del petrolio. L'idrogeno arriva», profetizza.

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