Lo scenario geopolitico, tra tegola dazi, crisi in Medio Oriente e guerra in Iran di certo non aiuta. Con una potenza economica come la Cina il cui export prevale con qualsiasi nazione al mondo, la Puglia non può certo fare eccezione. Ma le opportunità ci sono, bisogna saperle cogliere e i segnali positivi ci sono. In un contesto favorevole. Si può riassumere così il messaggio che giunge dall’incontro “Scenari economici e politici e opportunità per le imprese” che si è tenuto nella sede di Confindustria Bari-Bat, organizzato dall’Italy China Council Foundation. L’occasione è la presentazione del “rapporto Cina 2025” sull’andamento dell’export e dell’import tra Italia e Cina. Tra gli interventi, quelli del presidente di Confindustria Bari-Bat Mario Aprile e di Antonio Barile, presidente Camera di Commercio Italo Orientale.
Quanto alla Puglia, con riferimento al 2024, il deficit (calcolato su dati Istat) ha registrato un segno meno di 721 milioni di euro, differenza tra le esportazioni delle imprese pugliesi verso la Cina (130 milioni di euro), e le importazioni da Pechino (851 milioni). Solo per la città di Bari, il segno meno è di 252 milioni di euro. Ma ci sono settori, come l’agroalimentare e il farmaceutico che, guardando all’Italia, registrano un importante aumento della capacità di export, sempre nel 2024, rispettivamente +17% e + 8% «segnale che il consumatore cinese sta cambiano molto, esprimendo nuove preferenze rispetto all’acquisto di prodotti italiani in questi settori», spiega Sara Berloto, responsabile del Centro studi Iccf, Italy China Council Foundation. «Per la regione Puglia ci sono opportunità nell’export verso la Cina ma - avverte - l’ingresso nel mercato cinese va pensato e studiato con un investimento di medio e lungo periodo. La nostra organizzazione è un supporto per accompagnare le imprese in questo processo. Occorre capire dove focalizzarsi in Cina, in quale provincia, e poi relazionarsi con istituzioni e regole».
«La Cina rappresenta un mercato enorme - spiega Francesco Divella, vicepresidente Confindustria Bari-Bat con delega alla internazionalizzazione - C’è tanto da fare e il nostro interesse è aprire una strada non solo per le grandi aziende ma anche le piccole e medie imprese. Certo, guerra in Iran e tensioni legate allo stretto di Hormuz stanno creando non pochi problemi alle aziende. Si cominciano a registrare aumenti di costi e difficoltà logistiche, ma Estremo e Medio Oriente restano mercati importanti».
Rispetto ad altre aree, le aziende pugliesi possono contare su un vantaggio non di poco conto: le relazioni di amicizia in particolare con la municipalità di Canton. Quest’anno si celebra il 40° anniversario del gemellaggio tra Canton e Bari, «un’amicizia radicata e profonda - come ha ricordato, collegato dalla Cina, Valerio De Parolis, Console generale d’Italia a Guangzhou - . Sono lieto di sostenere questo dialogo, è un anniversario importante che ci consentirà di organizzare molte iniziative che speriamo possano rafforzare la componente economica e commerciale. Va in questa direzione il memorandum d’intesa tra Comune di Bari e il Distretto di sviluppo di Guangzhou-Huangpu siglato l’anno scorso. E poi mi piace ricordare il gemellaggio tra il Guangzhou Daily e la Gazzetta del Mezzogiorno». Insomma, su questa «tela di fondo» l’economia pugliese ha «prospettive eccezionali. Oggi l’immagine che da qui si ha della Puglia, è di una regione molto dinamica e capace di coniugare qualità del prodotto, elevatissima, con innovazione tecnologica e determinazione».
Anche l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Eugenio Di Sciascio, ha sottolineato lo «speciale rapporto di collaborazione tra Regione Puglia e Provincia del Guangdong». Un’ottima base di partenza da «rafforzare in futuro con mutuo beneficio» a partire dalle «relazioni preesistenti» per poi «continuare ad allargarle a beneficio delle nostre aziende».
«Nei momenti di grande incertezza - conclude Gianpaolo Camaggio, delegato per la Cina, Camera Commercio Italo Orientale e managing director di Sinoglobal Investments Advisory - in cui lo scenario geopolitico è particolarmente complesso, programmare e pensare alla Cina significa pensare al futuro. Occorrono tempi lunghi di preparazione e con la Cina non ci si può improvvisare. Oggi è l’occasione per programmare il rilancio dopo gli eventi che ci stanno bloccando, per poi cogliere i frutti, altrimenti quando le opportunità saranno più evidenti, sarà troppo tardi e resteremo inevitabilmente fuori da un mercato così complesso».
















