Venerdì 18 Gennaio 2019 | 16:26

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Caro-petrolio «tira» i rincari della benzina

Esodo di Ferragosto salato per gli automobilisti italiani: la benzina è arrivata a 1,182 euro, mentre il gasolio a 0,982. Pesa l'incognita Venezuela e l'instabilità irachena
ROMA - Non sono ritocchi ferragostani, da esodo vacanziero o gita fuori porta, ma veri e propri rincari. Perchè i prezzi di benzina e gasolio che questa mattina gli automobilisti italiani si sono trovati esposti sulle colonnine delle stazioni di servizio, sono decisamente superiori a quelli, già elevatissimi di ieri.
In sole 24 ore il prezzo di 1,171 euro al litro della verde, che solo ieri veniva ufficialmente aggiornato dal Ministero delle Attività Produttive, è solo un ricordo. E Ferragosto è diventata l'occasione per rialzi diffusi: questa mattina, a seconda dei marchi, la benzina sulla rete stradale urbana veniva venduta a 1,176 euro (distributore Shell), a 1,178 euro (distributore Total), a 1,181 euro (distributori Erg e Ip), fino ad un massimo verificato di 1,182 euro al litro (distributore Agip).
Stesso discorso per il gasolio, che proprio ieri aveva raggiunto l'apice della sua corsa al rialzo, con 0,974 euro al litro. Ebbene, stamattina veniva venduto, sempre sulla rete urbana, a prezzi oscillanti fra 0,977 (distributore Esso) e 0,982 euro (distributore Agip).
Insomma, un Ferragosto più caro per tutti, che non lascia certo ben sperare per le giornate future. Alla tempesta che si è abbattuta in queste settimane sulle quotazioni del petrolio, e che ha comportato continui rincari dei prezzi dei carburanti, questo 15 di agosto regala un elemento di incognita in più: il referendum che proprio domani si svolgerà in Venezuela, quinto produttore mondiale di greggio, per stabilire se il presidente Ugo Chavez debba rimanere al suo posto o andarsene. Dall'esito della consultazione popolare venezuelana dipenderanno molti equilibri, produttivi e commerciali, del mercato dell'oro nero, già 'strapazzatò in questi giorni da una crisi irachena che non sembra trovare soluzioni e che pone in situazione di grande insicurezza gli impianti estrattivi del Paese, dalle difficoltà economico-finanziarie del colosso petrolifero russo Yukos e perfino da elementi meteo: leggi uragano Bonnie. Esodo all'insegna del caro-benzina dunque. Senza garanzie per il ritorno.

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