Economia

Istat, carrello della spesa alle stelle: +24% In Puglia inflazione da record nel 2025. Codacons Bari: «Rischio nuovi rincari»

leonardo petrocelli

I numeri del report. Bari quarta per l’aumento dei prezzi. La Basilicata respira

Le brutte notizie per la Puglia sono due. La prima, specifica, si lega a una inflazione ben superiore alla media nazionale e meridionale. La seconda - che invece accomuna il Tacco a tutto il resto del Paese - sta tutta nell’aumento spropositato del costo dei beni alimentari che quasi doppiano l’inflazione, seguiti a ruota dalle bollette. È quanto emerge dai dati definitivi del rapporto Istat sui prezzi al consumo, illustrati ieri in conferenza stampa.

I numeri - Facciamola semplice: dal 2021 al 2025, cioè nello spazio di un lustro, l’inflazione cumulata ha raggiunto il 17%, con un aumento anche nell’ultimo anno all’1,5% dall’1 del 2024. Dati che, da tempo, purtroppo, gli italiani hanno imparato a conoscere, sulla propria pelle, anzi sulle proprie tasche. Colpisce però che i beni alimentari siano cresciuti molto di più dell’inflazione segnando, nello stesso periodo, un +24%. Se nel 2021 una determinata spesa si faceva con 100 euro, oggi si fa con 124. Aumento notevolissimo e generalizzato (solo nell’ultimo anno del 2,9%) che impatta soprattutto sul ceto medio e contribuisce alla contrazione dei consumi denunciata ieri da Bankitalia. Un’anomalia su cui l’Antitrust ha deciso di avviare un’indagine. Anche le bollette partecipano alla «festa», se così si può dire, con un prezzo dell’energia schizzato a +34%.

Inflazione in Puglia e Basilicata - Scendendo in dettaglio, la Puglia ha registrato, nel 2025, l’inflazione più alta fra tutte le regioni d’Italia: il 2,1% a fronte di una media nazionale dell’1,2% e di una meridionale dell’1,8%. Molto meglio la Basilicata che «respira» all’1,3%. A dicembre il dato pugliese si è attestato al 2,0%, dietro solo alla Calabria 2,1%, mentre la Basilicata è notevolmente arretrata allo 0,5%. Una fine d’anno comunque amara, quella pugliese, in cui non fa eccezione il suo capoluogo: negli ultimi trenta giorni Bari è infatti la quarta d’Italia con l’1,6% di inflazione - preceduta solo da Bolzano, Napoli e Reggio Calabria, tutte all’1,8% - mentre Potenza è in linea con il proprio dato regionale allo 0,6%. Numeri asettici che però raccontano di una galoppo inflattivo che, da un anno a questa parte, colpisce in modo continuativo il Tacco d’Italia.

Le reazioni - Se tra maggioranza è opposizioni è iniziato il solito rimpallo di accuse, sono le associazioni dei consumatori ad alzare la voce. Il Codacons chiede al governo di intervenire stimando un aggravio di 496 euro sulla famiglia tipo e di 685 su un nucleo con due figli. E Federconsumatori prevede, nel 2026, nuovi aumenti per 672,60 euro.

CODACONS BARI: «RISCHIO NUOVI RINCARI»

Da un lato il turismo che fa crescere l’inflazione. Dall’altro le accise sul diesel che rischiano di impattare sul costo dei prodotti trasportati su gomma. La Puglia è in una tenaglia come spiega l’avvocato Dario Durso, referente del Codacons Bari.

Avvocato, riavvolgiamo il nastro: perché in Puglia, e a Bari nello specifico, c’è una inflazione così alta?
«Dirò una cosa impopolare. La Puglia paga il prezzo di essere diventata un regione di copertina, un luogo turistico. Bari, fino a 10-15 anni fa, era una delle città più vivibili e meno care d’Italia».
Poi cosa è successo?
«Una leva positiva, cioè il turismo, che qui ha numeri importanti d’estate e d’inverno, ha mostrato i suoi effetti negativi. Alcuni si arricchiscono, la ristorazione va a gonfie vale, ma il continuo flusso di gente, cioè la crescita della domanda, ha determinato un aumento dei prezzi generalizzato».
Su un’inflazione che qui è già alta c’è poi una crescita quasi doppia dei prodotti alimentari.
«Quell’inflazione su base annua consolida aumenti già cristallizzati nel tempo tra l’altro contemplando tutta una serie di bene e servizi, anche voluttuari, che non toccano le tasche del consumatore. Il problema sono appunto i prodotti del carrello della spesa, quelli di prima necessità. E su questo il rapporto è parziale».
In che senso?
«Nel senso che fra tre mesi potremmo certificare altre sorprese. Purtroppo non buone».
Altri rincari?
«Esatto, rincari dipendenti dalle accise sul diesel che, ora, lo rendono più costoso della benzina. La mia non è una sterile polemica politica ma, davvero, si è tratta di una misura molto pericolosa».
Qual è il punto?
«La maggior parte delle merci, e soprattutto quelle alimentari, in Italia viaggiano su gomma. Cioè su mezzi che vanno a diesel e dunque il rincaro dei carburanti rischia di impattare sul costo del prodotto finale. A danno non dei ricchi che girano in Tesla ma del ceto medio che ne sarà colpito, ancora una volta. Per questo, come Codacons, avvieremo a breve un monitoraggio dei prezzi di prodotti di prima necessità nei principali ipermercati di Bari». 

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