Superbonus addio

Dalle ristrutturazioni a mobili e caldaie: ecco i bonus del 2026. Tutto quello che c'è da sapere

leonardo petrocelli

Resta la doppia aliquota per le ristrutturazioni e per i mobili resta il 50% ma l’acquisto deve essere effettuato dopo l’inizio dei lavori. Tutte le novità e le cancellazioni

La Legge di Bilancio 2026 certifica due certezze sul fronte dei bonus edilizi. Innanzitutto, il celebre Superbonus 110 - attivato a metà del 2020 e rimasto in vita, in forma minore, fino allo scorso anno per lavori condominiali residuali - ha chiuso la sua cavalcata il 31 dicembre. Non ce ne sarà più traccia nel 2026 se non per gli interventi post-sisma. Il nuovo anno, invece, ribadisce la logica del bonus unico a «doppia velocità». Due aliquote, quindi: il 50% sulle prime case, il 36% sulle seconde e le successive. Si tratta sostanzialmente di una conferma nella consapevolezza, però, che questo potrebbe essere l’ultimo treno. Per quanto alcuni partiti della maggioranza, come Forza Italia, si stiano già battendo per un allungamento degli stessi parametri anche al prossimo anno (e l’uscita dalla procedura di infrazione per deficit potrebbe aiutare) è molto probabile che la musica cambierà al ribasso: 36% sulle prime case, 30% sulle seconde.

Come funziona - Per accedere all’aliquota più alta è necessario essere proprietario o vantare un diritto reale sull’immobile ristrutturato e lì collocare, detto semplicemente, la propria residenza («abitazione principale»). Tale assetto dà poi accesso ai tre bonus più importanti raggruppati dall’aliquota: «ecobonus per l’efficientamento energetico» (ad esempio applicato alla sostituzione degli infissi), «bonus ristrutturazione base» (legato ai lavori di muratura e rifacimento degli impianti) e, infine, il «sismabonus» che si lega alla messa in sicurezza antisismica. Il massimale di spesa resta invariato a 96mila euro.

Barriere architettoniche - Un altro doloroso addio, sancito dalla Legge di Bilancio, è quello al bonus barriere architettoniche che prevedeva, fino al 2025, una detrazione al 75% per il superamento o l’abbattimento delle barriere architettoniche. Riguardava, in sostanza, l’installazione di montascale e la rimozione di gradini. I numeri di spesa, piuttosto contenuti, non sono stati argomento sufficiente per la conferma. Chi procederà a questo tipo di intervento potrà comunque attingere alle aliquote della ristrutturazioni (50%-36%). Non si rimarrà, quindi, del tutto scoperti.

Il bonus mobili - Altra conferma è la detrazione fiscale del 50% per mobili nuovi e grandi elettrodomestici ad alta efficienza energetica destinati all’arredo di immobili in via di ristrutturazione (anche parziale), di risanamento conservativo, di manutenzione straordinaria. Per capirci, vanno bene il rifacimento di bagno o cucina, non la sola tinteggiatura delle pareti. Il tetto massimo di spesa è 5mila euro, dunque potranno tornare indietro in 10 rate annuali al massimo 2500 euro. L’agevolazione, si badi, non scatta in caso di arredo senza opere edilizie. Infatti l’acquisto dovrà essere successivo all’inizio del lavori (primo termine utile 1° gennaio 2025) e il pagamento sempre effettuato in modalità tracciabile.

Caldaie a gas Infine, la guerra alle energie fossili ha mietuto un’altra vittima: niente incentivi fiscali (neanche quelli legati al Conto Termico) per le caldaie a gas, rimosse sulla via della decarbonizzazione europea. Restano però in vendita anche se qualche restrizione potrebbe arrivare nel prossimo futuro. Le agevolazioni rimangono per i modelli « ibridi» che combinano pompe di calore e caldaie a condensazione.

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