Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 05:00

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Multa da 40 milioni al «cartello» del calcestruzzo

L'Antitrust ha deliberato che un accordo tra 11 società del settore ha determinato una significativa e consistente alterazione della concorrenza
ROMA - L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deliberato che l'intesa realizzata dalle società Ambrosiana, Calcestruzzi, Cave Rocca, Cemencal, Colabeton, CosmoCal, Holcim Calcestruzzi, Holcim Cementi, Monteverde, Monvil e Unicalcestruzzi ha determinato una significativa e consistente alterazione della concorrenza nel mercato del calcestruzzo preconfezionato. In considerazione della gravità e della durata dell'infrazione l'Autorità ha condannato le parti al pagamento di sanzioni pecuniarie, per un importo complessivo di circa 40 milioni di euro.
L'istruttoria ha preso avvio il 3 aprile 2003 a seguito di una segnalazione all'Autorità secondo la quale le parti avrebbero posto in essere, nel periodo dal 1999 al 2002, un'intesa volta principalmente alla ripartizione di forniture di calcestruzzo destinate ai cantieri edili della provincia di Milano e, parzialmente, di alcune province limitrofe (Lodi, Como, Pavia e Varese), con l'obiettivo di accrescere i ricavi attraverso l'incremento dei prezzi di listino e la riduzione progressiva dei termini di pagamento. A seguito delle indagini effettuate, l'Autorità ha accertato la sussistenza di un accordo anticompetitivo nettamente delineato, che ha avuto ad oggetto la ripartizione del mercato del calcestruzzo. L'accordo prevedeva anche stringenti meccanismi di controllo del rispetto delle carature, tali da rendere l'intesa particolarmente vincolante. Le risultanze istruttorie hanno altresì confermato come l'intesa tra le parti abbia trovato impulso dal perseguimento di strategie integrate di massimizzazione dei profitti congiunti tra il mercato del cemento e quello del calcestruzzo da parte delle imprese verticalmente integrate; il ruolo di queste ultime, infatti, è stato valutato anche rispetto al potere di mercato dei gruppi cementieri che le controllano e che operano nel Nord-Ovest d'Italia con una quota di mercato superiore all'80%.

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