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Concertazione, è gelo tra Cgil-Cisl-Uil

Luca Cordero di Montezemolo, auspica che alla fine prevalga il dialogo. Guglielmo Epifani ribadisce la sua indisponibilità a discutere su un documento che indica tra la revisione degli assetti contrattuali
ROMA - Gelo tra i sindacati il giorno dopo lo strappo della Cgil al tavolo con Confindustria, Cisl e Uil. Il leader degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, auspica che alla fine prevalga il dialogo. Ma mentre Guglielmo Epifani ribadisce la sua indisponibilità a discutere su un documento che indica tra gli obiettivi la revisione degli assetti contrattuali a partire dal prossimo autunno, Cisl e Uil ribadiscono la loro intenzione di proseguire il confronto. E il leader della Uil, Luigi Angeletti, definisce l'atteggiamento della Cgil «incomprensibile».
Il nuovo appuntamento in viale dell'Astronomia potrebbe essere fissato per l'inizio della prossima settimana. Cosa farà la Cgil? A deciderlo potrebbe essere il vertice di lunedì mattina tra la segreteria confederale e i segretari di tutte le federazioni di categoria e regionali, convocati per decidere su come procedere.
Intanto torna alla carica il ministro del Welfare, Roberto Maroni: per lui l'esito del vertice Confindustria-sindacati era «ampiamente prevedibile, perchè c'è un sindacato che non si è mai seduto volentieri ai tavoli. E quando si è seduto si è sempre alzato per dire no, no, no a qualunque cosa. Si è alzato e se ne è andato». Una frecciata anche a Montezemolo: «Non ha avuto più successo del Governo».
- NESSUN CHIARIMENTO. Dunque, il giorno dopo la spaccatura e l'accesa discussione tra Epifani e Pezzotta, il chiarimento tra Cgil, Cisl e Uil non c'è stato. Ed è probabile che non ci sia nemmeno nei prossimi giorni. Il consiglio generale della Cisl ha dato la sua benedizione alla linea adottata da Pezzotta e ha dato alla segreteria «il più ampio mandato» a proseguire il confronto con Confindustria. Sulla stessa linea la Uil, che comunque auspica un ripensamento della Cgil. Ma il gelo rimane. «Visto come sono andate le cose - spiega il segretario confederale della Cisl, Pierpaolo Baretta - per un chiarimento c'è bisogno di tempo. Ci vorrà qualche giorno. Ma qui siamo di fronte ad un problema di affidabilità. Non si entra e si esce dai negoziati quando e come si vuole».
Dalla Cgil, intanto, ribadiscono la loro posizione: «Il nostro - spiega Epifani - non è un atteggiamento di rifiuto, ma la ricerca di una posizione unitaria con Cisl e Uil». «Non si può cambiare - prosegue riferendosi al sistema contrattuale - senza avere ben chiaro perchè e cosa bisogna cambiare». Comunque «la Cgil non ha cambiato opinione. E politiche salariali e contrattuali che non ci convinceranno non ci vedranno disponibili a discutere».
Per la Cgil, dunque, non è un problema di date, se aprire o meno il confronto sui salari a settembre piuttosto che a ottobre. E' - spiegano in corso d'Italia - assicurare che Cgil, Cisl e Uil abbiano tutto il tempo necessario per trovare una posizione comune su questa delicata materia (c'è una commissione interconfederale i cui lavori dovrebbero partire in questi giorni). Per questo per la Cgil al tavolo con la Confindustria va al momento evitato ogni riferimento alla revisione degli assetti contrattuali. Concentrando, invece, tutta l'attenzione sulla questione dello sviluppo e della competitività, anche in vista del Dpef.
- NUOVA CONVOCAZIONE. La nuova convocazione di Confindustria è attesa per i prossimi giorni. Il tempo di rimettere a punto il «documento Bombassei», alla luce delle osservazioni dei sindacati. Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, ribadisce che sulla revisione del modello contrattuale si può discutere: «Ma deve essere chiaro e messo nero su bianco - spiega - che anzitutto vanno chiusi al più presto, comunque prima dell'avvio del confronto sul modello contrattuale, i contratti in attesa di rinnovo. Chiaramente con le regole attuali».
Montezemolo, sorpreso più di altri dell'esito dell'incontro di ieri sera, cerca di non alimentare le polemiche: «Auspichiamo una identità di vedute delle tre organizzazioni sindacali, dalle quali aspettiamo un segnale unitario sul nostro documento che ha l'obiettivo di condividere un progetto Italia da discutere con il Governo». E ribadisce che «il Paese ha bisogno di dialogo con il sindacato. Lo abbiamo detto e lo continuiamo a dire, è un metodo che non vuol dire necessariamente accordo».

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