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Fazio: «Conti pubblici a rischio»

Il governatore della Banca d'Italia conferma che il deficit è intorno al 3,5% del pil. E dice: «una riduzione del carico fiscale non deve portare al rialzo del disavanzo»
Antonio Fazio ROMA - Il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, lancia l'allarme sui conti pubblici. E, anche alla luce della riduzione del rating da parte di Standard & Poor's, chiede al governo di procedere all'adozione di misure che, sostituendo le una tantum degli anni scorsi, portino a un risanamento «duraturo e permanente» ma Fazio avverte pure che la manovra non dovrà avere un impatto negativo sulle prospettive di crescita dell'economia, mentre, riguardo al ventilato taglio delle tasse, esso non dovrà determinare un rialzo del deficit.
Intervenendo all'assemblea dell'Abi, il numero uno di Bankitalia conferma la forte preoccupazione sulla finanza pubblica già delineata nelle Considerazioni Finali del 31 maggio. E chiama a raccolta le forze politiche e le parti sociali per «riprendere un cammino di collaborazione per lo sviluppo». Fazio è convinto che ci siano le condizioni per invertire la rotta: «E' necessario - dice -, è possibile reagire, in Italia e a livello europeo, ponendoci in grado di partecipare a una ripresa dell'economia mondiale che si profila duratura e sostenuta».

Il governatore non nasconde che «problemi e impegni rilevanti si prospettano per la politica economica e per la correzione dei conti pubblici in particolare». E conferma che attualmente il deficit viaggia intorno al 3,5% del pil. Il piano di interventi che l'esecutivo si accinge ad adottare, dell'ordine di 7,5 miliardi di euro, rappresenta lo 0,6% del pil e dunque mira a garantire il rispetto del limite del 3%. Ma, avverte Fazio, «nel definire la manovra occorre evitare l'impatto negativo delle misure restrittive sulla domanda in una fase di ancora incerta ripresa. E' necessario sorvegliare l'efficacia dei provvedimenti, la cui applicazione è concentrata nel corso dei prossimi mesi».
Non solo. A parere di Fazio, «va verificata attentamente l'evoluzione dei conti pubblici anche alla luce delle incerte prospettive per alcune entrate, le quali sono parte integrante della manovra adottata alla fine dello scorso anno, per il 2004». A preoccupare Fazio è, in particolare, l'elevato livello del debito che «richiede l'impostazione, con i tempi politici necessari, in vista della definizione del Dpef, di una politica delle finanze pubbliche in grado di coniugare, in una prospettiva pluriennale, il risanamento con una più elevata crescita». Preoccupazione che si è fatta ancora più stringente a causa del «previsto innalzamento dei tassi di interesse a livello globale» che «influirà sulla spesa per interessi». E, in questo quadro, «l'abbassamento del rating da parte di una Agenzia internazionale conferma le difficoltà».
Da qui la richiesta di adottare misure strutturali: «il contenimento del disavanzo è stato prevalentemente affidato, nell'ultimo triennio, a misure una tantum, utili in una fase di transizione e di congiuntura debole; è ora necessario ritornare a una riduzione permanente e duratura del divario tra spese ed entrate».
Il governatore lancia, quindi, un avvertimento sul ventilato taglio delle tasse, affermando che «una riduzione del carico fiscale non deve portare a un rialzo del disavanzo. L'effetto espansivo connesso con il maggior reddito disponibile verrebbe superato da quello negativo derivante dall'aumento del debito».
Fazio torna poi a insistere sull'esigenza di accrescere l'impegno alla realizzazione di lavori pubblici e di rilanciare gli investimenti per la ricerca. Così come, a suo parere, il contenimento della spesa pubblica «non deve penalizzare le imprese delle aree più deboli», riferendosi chiaramente al Mezzogiorno. Quel che chiede Fazio è, insomma, «un innalzamento della fiducia». Che può derivare soltanto dalla definizione «di una credibile e condivisa politica economica, che riduca l'assorbimento di risparmio da parte dello stato, che abbassi, anche attraverso una maggiore crescita, il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo, che delinei un cammino pluriennale di costante progresso». L'idea di fondo del governatore è di invertire quella rotta che ha portato l'Italia a perdere competitività, un fenomeno legato ad andamenti di lungo periodo ma che, anche a causa di un contesto internazionale particolarmente difficile, «non ha trovato correzione negli ultimi anni». E' invece necessario «agire su più fronti, avviando un miglioramento dei fattori di fondo che presiedono allo sviluppo».

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