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Confindustria - Urge nuova politica redditi

Controllare l'inflazione, maggiori riforme con una nuova politica economica per difendere il potere d'acquisto: la ricetta per uscire dalla crisi nel Rapporto revisionale di via dell'Astronomia
ROMA - Uno sviluppo economico basso, il Pil che per quest'anno dovrebbe superare di poco l'1%, una nuova manovra di politica economica, per Confindustria l'Italia è ancora nel tunnel e serve una nuova politica dei redditi per contenere l'inflazione, almeno a scorrere le cifre dell'ultimo Rapporto previsionale redatto in via dell'Astronomia.
«E' necessario - si legge - che Governo e parti sociali tornino a ragionare sui grandi temi della politica dei redditi, e cioè la produttività, l'occupazione, l'inflazione, il potere d'acquisto delle retribuzioni. Appare quindi opportuno che si sviluppino una serie di iniziative oltre a quelle avviate, per valutare l'efficacia delle azioni che possono discenderne ai fini del contenimento dell'inflazione».

Da controllare l'andamento anomalo dell'inflazione per difendere i consumi
«Anche se il livello dell'inflazione in Italia non è più il serio problema di una volta, preoccupa il fatto che essa non riesca a scendere sotto la soglia del 2%». Lo scrive Confindustria per la quale si ipotizza un indice dei prezzi al consumo per l'anno in corso del 2,2%.
«Questo fenomeno - sottolinea Confindustria - non solo si risolve in un minor potere di acquisto per i consumatori, ma anche in una perdita di competitività per il nostro export. Per questo è essenziale capire come mai l'inflazione abbia un andamento anomalo in Italia, dove e perché i rincari si sono generati e quali sono le cause strutturali».
Per Confindustria, comunque, «gran parte dei rincari si è generata lungo la filiera distributiva piuttosto che nella fase della produzione».

Il 2003 un anno nero di recessione
«Per l'industria italiana è stato ancora un anno di recessione (-0,8%), un anno nero», soprattutto «per le industrie più aperte verso l'estero». Si sottolinea come «la spesa per investimenti, già ridimensionata dal contro-shock implicato dall'esaurimento degli incentivi fiscali, è risultata ulteriormente scoraggiata (per il complesso dell'economia gli investimenti fissi lordi si sono ridotti del 2,1%)».
«Nel corso dell'ultimo biennio - si legge - le produzioni del Made in Italy hanno subito in Italia i contraccolpi negativi derivanti contemporaneamente dall'apprezzamento dell'euro nei confronti del dollaro e dalla stagnazione della domanda interna dell'area europea. L'approfondirsi della recessione è visibile anche nel suo progressivo estendersi a livello territoriale e nella contrazione generalizzata del ritmo di formazione di nuove imprese».
Gli industriali lamentano anche «una crescente difficoltà nel reperimento della manodopera a tutti i livelli professionali».

Nel 2004 deficit al 3%, servono riforme
«L'opportunità di un intervento correttivo, pur in una fase congiunturale ancora incerta, appare giustificato dal fatto che l'Italia non è nella condizione di altri Paesi europei che possono considerare più flessibilmente il formarsi di deficit temporanei di bilancio oltre la soglia prevista dagli accordi europei di stabilità finanziaria». Si ipotizza «un disavanzo al 3% del Pil nel 2004».
«La manovra di politica economica - si legge - senza perdere di vista le esigenze della stabilità e di risanamento finanziario, deve porre al centro la questione del rilancio dello sviluppo industriale, dell'innovazione e della ricerca, del Mezzogiorno, in una parola: le riforme».

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