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Aumento produzione petrolio non tocca i prezzi

L'Opec ha alzato la produzione di greggio di 2 milioni di barili. L'obiettivo è portare il prezzo a 38 euro. Al momento però le quotazioni sono rimaste oltre i 40 euro
MILANO - L'Opec ha alzato la produzione di greggio di 2 milioni di barili da luglio e i 500 mila ad agosto portandola a 26,5 milioni complessivamente. L'obiettivo è quello di portare il prezzo a 38 euro. Al momento però il risultato è stato mancato perchè le quotazioni sono rimaste salde oltre il livello di 40 euro. Il mercato è convinto che l'operazione non basterò a calmierare le quotazione. La riunione era stata sollecitata dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea, preoccupati del ritorno dell'inflazione. Dopo aver brevemente toccato il massimo storico di 42,4 dollari a barile martedì in chiusura, i prezzi sono scesi del 7% circa. Sul mercato di New York questa mattina i prezzi hanno tuttavia nuovamente toccato i 40 dollari. Rimangono a livello nominale i più alti mai registrati, anche se espressi in valuta costante sono ancora pari al 50% del picco raggiunto nel 1979-80. Rimangono peraltro vive le incertezze sul loro andamento futuro, su cui influiscono vari fattori di rincaro, tra cui: la domanda asiatica e quella dei paesi industrializzati in ascesa; le incertezze connesse al terrorismo; il timore che i paesi produttori possano non essere in grado di aumentare in tempi brevi l'offerta, producendo attualmente a livelli vicini alla capacità. L'Arabia Saudita ha proposto di aumentare la produzione di un 10%, per metà dai suoi giacimenti. Alla richiesta saudita si sono associati gli Emirati, che si sono impegnati ad aumentare subito la produzione di 400 mila barili al giorno, il Kuwait e l'Algeria. Anche l'Iran, sia pure con alcune riserve, sarebbe disponibile ad aumentare le esportazioni. Si oppone invece il governo venezuelano, secondo il quale non sarebbe necessario in questo momento incrementare la produzione in quanto le condizioni di mercato dovrebbero garantire un prezzo medio di circa 31 dollari a barile, del tutto sopportabile, secondo Caracas, sia per i paesi industrializzati che per quelli asiatici in fase di rapida industrializzazione. Alla fine l'Opec ha accettato la richiesta saudita facendo passare la produzione da 24 a 26,5 milioni di barili al giorno. A questi si devono aggiungere altri 3 milioni circa prodotti al di fuori delle quote concordate. In realtà la produzione dell'Opec è salita notevolmente nel corso dell'ultimo decennio, passando da circa 27 milioni di barili al giorno effettivamente prodotti nel 1992 a circa 29 milioni nel 2003, dopo aver raggiunto un picco di 31 milioni di barili al giorno nel 2000. Sulla carta le riserve dell'Opec, che ammontano a 830-850 miliardi di barili, di cui oltre due terzi nel Medio Oriente, potrebbero garantire il raddoppio della produzione a tempo indeterminato. Tuttavia i tempi tecnici per l'incremento della produzione sono calcolabili in anni, per cui una decisione in questo senso, come quella che si prende a Beirut, ha un impatto solo indiretto sul mercato. Al momento il riflesso dell'aumento dei prezzi petroliferi è particolarmente forte negli Stati Uniti ed in Asia, un po' meno in Europa. La ripresa economica americana potrebbe risultare compromessa dall'attuale livello dei prezzi. Ancora più negativi gli effetti sull'economia cinese e forse su quella indiana. L'economia cinese può continuare a crescere con un prezzo tra i 27-30 dollari al barile, ma rischia di contrarsi se i prezzi si dovessero mantenere sui livelli attuali. Le previsioni degli analisti sull'andamento dei prezzi petroliferi variano notevolmente: per alcuni il prezzo del petrolio potrebbe anche raggiungere i 50 dollari al barile, per la maggioranza è invece prevedibile, finita la fase d'incertezza politica ed economica del momento, una stabilizzazione attorno ai 30 dollari al barile.
Nino Sunseri

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