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Commercio - Gli italiani amano l'equo solidale

Sono raddoppiati nell'ultimo anno passando da 3,5 a 7 milioni, vivono soprattutto al Nord, e si tratta prevalentemente di studenti, impiegati, casalinghe od operai, politicamente orientati a sinistra con eccezioni • Un modo alternativo di vivere il «giorno più bello della vita»
ROMA - Un numero crescente di italiani quando fa la spesa sceglie i prodotti equi e solidali: in un anno sono raddoppiati passando da 3,5 a 7 milioni, vivono soprattutto al Nord, e si tratta prevalentemente di studenti, impiegati, casalinghe od operai, politicamente orientati a sinistra. Il dato emerge da una ricerca di Gpf e Associati sul mondo del fair trade italiano, resi noti in occasione di «Tuttaunaltracosa», Fiera nazionale del commercio equo e solidale, che si terrà a Milano dal 21 al 23 maggio.
Il commercio equo e solidale (Comes) è un approccio alternativo al commercio convenzionale, che vuole promuovere giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l'ambiente, crescita di consapevolezza dei consumatori, educazione, informazione e azione politica. Vuole inoltre stabilire una relazione paritaria tra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: produttori, lavoratori, importatori, Botteghe del Mondo e consumatori.
SEMPRE PIU' ITALIANI COMPRANO PRODOTTI EQUI - Nel 2002 le persone che conoscevano i prodotti equi erano 8 milioni; quest' anno sono 12 milioni, con un incremento di quasi il 50% in un solo anno. Il commercio equo cresce anche in termini di vendite, non solo di visibilità: quasi 7 milioni di italiani hanno comprato prodotti equi nel 2003 (erano 3,7 un anno prima). Tra questi, una fetta consistente pari al 15% (1 milione di persone) li compra abitualmente, il 50% più volte l'anno (3,4 milioni) e il 35% una o due volte (2,4 milioni). In Italia ci sono 374 botteghe del mondo; dieci gli importatori, con fatturati di 50-60 milioni di euro.
L'IDENTIKIT DEL CONSUMATORE SOLIDALE - Chi compra prodotti del commercio equo è interessato ai temi politici, dichiara di essere prevalentemente di sinistra (29%) o di centro-sinistra (25,1%), ma un abbondante 20% dichiara invece affinità politica con il centro o il centro-destra. Il 66% degli acquirenti abita nel Nord Italia ed è principalmente uno studente (17,3%), un impiegato (15,6%), una casalinga (13,8%) o un operaio (13,7%). In fondo alla lista gli imprenditori e i liberi professionisti, i lavoratori autonomi, gli agricoltori e, curiosamente, insegnanti e intellettuali (con il 4,2%). Rispetto ai canali di vendita preferiti, tra chi nel 2003 ha comprato equo la metà (3,5 milioni di persone) è andata in bottega, oltre il 35% nella grande distribuzione e il 22% circa si è rifornito attraverso altri canali (fiere, banchetti, manifestazioni).
CHE COSA CHIEDONO ALLE IMPRESE - Quali sono i criteri in base ai quali un' azienda viene considerata veramente etica da un consumatore equo? Se il 36,8% dei consumatori medi chiede a un' impresa di essere etica garantendo «la qualità dei propri prodotti» e, di seguito, lavorando «con la massima trasparenza verso il consumatore» (36%), per il popolo del fair trade, invece, è fondamentale che un' azienda operi «nel pieno rispetto dei diritti dei propri lavoratori» (ha risposto in questo modo il 57%, contro il 31,3 degli italiani) e che sia «attiva nella difesa dell' ambiente» (46% acquirenti equi, 26,3 degli italiani).
30 ANNI DI COMES IN EUROPA - Anche se rappresenta appena lo 0,01% del commercio internazionale, quello equo e solidale esiste ormai da oltre 30 anni in Europa. Attualmente coinvolge circa un milione di famiglie in 45 Paesi del Sud del mondo, fattura circa 500 milioni di euro in Europa, ed è presente in oltre 18 Paesi dell'Ue (più la Svizzera, Malta e la Grecia che sta muovendo i suoi primi passi) nonché in Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Giappone. Solo in Europa operano circa 100 importatori, 17 Organizzazioni di Marchio di Garanzia e 3.000 Botteghe del Mondo, dove lavorano circa 100.000 volontari e un numero sempre crescente di personale stipendiato.
LA PRESENZA NEL MONDO - Nel 2002 le vendite globali di prodotti del Commercio equo hanno superato i 400 milioni di dollari, generando un reddito aggiuntivo per i produttori e i lavoratori di oltre 30 milioni di dollari. La vendita globale di prodotti certificati dai marchi del commercio equo nella normale rete di distribuzione commerciale ha superato, nel 2001, i 250 milioni di dollari. Sono ormai 50 mila i punti vendita tradizionali che hanno sui loro scaffali i prodotti del commercio equo. Negli Usa la vendita di caffè del commercio equo è cresciuta del 46% tra il 2001 e il 2002, mentre la vendita del caffè non certificato è salita in media nei Paesi di tutto il mondo nello stesso periodo del 21,2%.
La Fiera di Milano, giunta alla sua decima edizione, ospiterà il primo incontro pubblico del costituendo Tavolo nazionale per il cotone biologico ed equosolidale: dopo il lancio della campagna La Via del cotone, promossa da Roba dell'Altro mondo, Mani tese, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale e Rete Lilliput per denunciare lo sfruttamento e l'inquinamento causati dalla produzione e la filatura del cotone e dei prodotti derivati, i diversi attori del commercio equo, dell'agricoltura biologica, dei movimenti ambientalisti e delle imprese, si incontreranno con il mondo del fair trade per definire un percorso comune che potrebbe condurre alla creazione della prima filiera biologica ed equo-solidale.

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