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In Puglia e Basilicata

Il caso

Speculazioni e povertà, anche in Puglia arriva la protesta delle «pentole vuote»

Speculazioni e povertà, anche in Puglia arriva la protesta delle «pentole vuote»

Le associazioni pugliesi dei consumatori venerdì alle 11 invitano i cittadini travolti dal ciclone degli aumenti a ritrovarsi davanti alla Prefettura

07 Giugno 2022

Antonella Fanizzi

BARI - L’idea è mutuata dal «cacerolazo», che nella lingua spagnola indica una manifestazione pacifica seppur rumorosa in cui l’espressione pubblica di dissenso o di malcontento si realizza percuotendo le casseruole (da cui il nome), i tegami, i coperchi o altri utensili di uso comune. Accadrà anche nelle maggiori città italiane, fra cui Bari: le associazioni pugliesi dei consumatori venerdì alle 11 invitano i cittadini travolti dal ciclone degli aumenti a ritrovarsi davanti alla Prefettura. È la protesta delle «pentole vuote», il simbolo della condizione di disagio vissuta da una larga fetta della popolazione, costretta allo slalom fra discount e negozi «Primo prezzo» nel tentativo di sopravvivere alla raffica dei rincari. In Puglia il carrello della spesa vale fra 100 e i 150 euro in più al mese rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

«Chiederemo al prefetto Antonella Bellomo di farsi portavoce con il Governo di una nostra richiesta: istituire in ogni Prefettura un comitato per monitorare le oscillazioni del mercato, prendendo in considerazione il paniere dei beni di prima necessità», spiega Domenico Zambetta, nella doppia veste di presidente regionale di Federconsumatori e di referente dell’Istituto pugliese per il consumo. Continua: «Quello a cui stiamo assistendo non è un generico né temporaneo aumento dei prezzi, ma una corsa al rialzo, alimentata da ingiustificabili fenomeni speculativi, che sta costringendo le famiglie a rinunce e privazioni, con importanti ripercussioni sull’intero sistema economico. In questo modo nel Paese crescono disuguaglianze, povertà energetica e povertà alimentare».

L’obiettivo è quello di presentare una piattaforma unitaria al Governo per liberare il prezzo dell’energia (le bollette sono ormai da capogiro) introducendo un criterio di calcolo dei prezzi coerente con i costi di produzione e con il costo medio delle forniture nazionali in modo da contenere i picchi; disporre la sospensione dei distacchi da luce e gas; prevedere forme di sostegno per i nuclei non abbienti; non applicare l’Iva sulle accise dei carburanti; attivare nelle Prefetture i comitati territoriali di sorveglianza in sinergia con Mister Prezzi.

È la prima volta che le varie associazioni dei consumatori alzano tutte insieme la voce. Zambetta ritiene che la situazione della Puglia meriti una particolare attenzione: «Lavoro nero o precario, stipendi bassi, disoccupazione. In Puglia le famiglie indebitate crescono giorno dopo giorno. Ridurre il budget destinato a riempire il frigorifero non è più sufficiente. Servono interventi strutturali anche per calmierare le rate dei mutui e dei prestiti. La crisi aggravata dalla guerra in Ucraina è un paravento per nascondere una recessione che va avanti da troppo tempo. Le aziende hanno giustificato i rincari con l’aumento dei costi delle materie prime. Ma è il sistema che va cambiato. Se la Puglia è il granaio d’Italia, perché il pane e la pasta a maggio hanno subito un incremento del 24% rispetto al 2021? Esportiamo ortaggi e verdure pure all’estero, ma queste voci registrano un +12,2% a confronto di un anno fa. La tavola a chilometro zero va incentivata, però i produttori locali che coltivano i campi in maniera etica vanno aiutati e premiati, non mortificati. A imporre i prezzi non dovrà più essere la grande distribuzione».

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