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Economia - L'inflazione resta alta

Scendono i prezzi degli alimentari, ma il caro petrolio inchioda le percentuali inflative al 2,3%. Firenze il capoluogo più caro, Trieste e Palermo le più virtuose
ROMA, 29 aprile 2004 - Il caro-petrolio, complice la frenata del supereuro, inchioda l'inflazione per il terzo mese consecutivo al 2,3%. Il carovita non riesce dunque a sbloccarsi da questa soglia, anche se una voce molto pesante per il carrello della spesa, vale a dire gli alimentari, comincia finalmente a mostrare il segno meno. Senza contare l'abituale flessione delle comunicazioni. Secondo gli analisti, dunque, la tendenza è per un rallentamento dell'inflazione, ma le opinioni divergono su quando il carovita metterà finalmente la retromarcia.
Secondo le 13 città campione che oggi hanno diffuso i dati, i prezzi su base mensile sono cresciuti dello 0,2%. L'aumento più forte spetta a Firenze (+0,4%), mentre le città più virtuose sono state Trieste e Palermo, dove i prezzi sono rimasti invariati. Il dato, in ogni caso, dovrà essere confermato dall'Istat, che già domani diffonderà la sua stima provvisoria e il 14 maggio comunicherà il risultato definitivo. Ma la prima analisi degli esperti macroeconomici dice chiaramente che a tenere su l'inflazione, che altrimenti avrebbe già cominciato a scendere secondo le previsioni della fine dell'anno scorso, è il greggio: «In particolare - spiega Paolo Guida di Tradinglab - pesa il petrolio espresso in euro, a causa della frenata della moneta unica europea nei confronti del dollaro». Gli effetti si vedono soprattutto sulla benzina e quindi alla voce trasporti, cresciuta in modo particolare nelle grandi città, con il +1% di Milano, il +0,9% di Roma e Bologna e il +0,8% di Torino. Il capitolo abitazione, che comprende anche i consumi energetici per il riscaldamento, mostra invece degli incrementi più contenuti, grazie al calo delle tariffe della luce deciso dall'Autorità per l'energia a partire proprio dal primo aprile: «Il calo delle tariffe - afferma Donato Berardi del Ref - ha dato una grossa mano, perché altrimenti l'inflazione sarebbe già al 2,4%. La componente energy, in questo mese, ha così segnato un incremento dello 0,4-0,5%, contro il +3% del primo trimestre dell'anno scorso». Anche secondo Giada Giani di BancaIntesa l'apporto del petrolio è stato forte, e continuerà anche a maggio.
L'altro settore che, secondo Guida, mostra qualche tensione è quello del turismo, spalmato su vari capitoli di spesa. L'analista sottolinea che «ci sono aumenti sia per il tempo libero che per gli alberghi». La voce alberghi, ristoranti e pubblici esercizi cresce in particolare nelle città d'arte, forse a causa delle festività pasquali. Basti vedere quello che è accaduto a Firenze, dove la voce ha subito un'impennata, su base mensile, del 3,4%. E non scherza neanche Roma, dove per dormire e mangiare fuori si spende l'1,3% in più rispetto a marzo. In controtendenza è invece Venezia, che segna un modesto +0,2%.
Ma se per mangiare fuori si spende di più, per fare la spesa si comincia finalmente a sborsare cifre più basse. «Il processo di rientro degli alimentari - spiega Berardi - è molto positivo e se non ci saranno gelate o siccità porterà buone notizie anche nei prossimi mesi». Meno ottimistica è la previsione di Guida, che nota come i ribassi non siano generalizzati: «Questo potrebbe voler dire - afferma l'analista - che si tratta più di un fatto sporadico che di un vero e proprio trend». Intanto, però, il capitolo mette a segno parecchi ribassi frazionali, come per esempio il -0,1% a Roma, il -0,2% a Firenze e a Milano e il -0,3% a Bologna.
Procede invece senza soluzione di continuità il calo dei prezzi alla voce comunicazioni, che anche se non pesa molto sul totale non teme confronti quanto a numeri. «In questo settore - osserva Berardi - i maggiori benefici si hanno sul fronte dei cellulari, i cui prezzi sono scesi del 20% anche grazie all'indebolimento dell'euro».
Quanto al futuro, se tutti si dicono concordi sul fatto che l'inflazione prima o poi scenderà, diverse sono le valutazioni sui tempi. Berardi azzarda già da questo mese, assicurando che domani l'Istat fisserà il dato al 2,2%. Secondo Guida, invece, non se ne parlerà prima dell'estate, quando «ci sarà un effetto inferiore del petrolio, probabilmente a partire da luglio». Per Giani, invece, si dovrà andare ancora più in là: «Rimarremo al 2,3% - prevede - per tutta l'estate. Una discesa, ma non sotto il 2%, arriverà solo a fine anno».

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