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Xylella, sequestrati gli ulivi del piano di emergenza 10 indagati, c'è anche Silletti

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LECCE - Un terremoto giudiziario, stavolta in sede penale, ferma nuovamente il piano di interventi per il contrasto del batterio killer degli ulivi nel Salento, la Xylella Fastidiosa. Tutti gli alberi salentini interessati dal programma di abbattimenti sono stati sottoposti a sequestro preventivo d’urgenza. Dieci le persone indagate, e tra di loro c'è lo stesso commissario straordinario Giuseppe Silletti, che ha subito ribadito di aver operato «in difesa del paesaggio in modo opposto a quello della Xylella». Mentre per il governatore della Puglia, Michele Emiliano, la notizia del sequestro «è arrivata come una liberazione», perchè «finalmente avremo a disposizione dati tecnici ed investigativi per discutere con l'Unione europea della strategia finora attuata per contrastare la Xylella, fondata essenzialmente sull'eradicazione di massa di alberi malati e sani».

Il provvedimento è stato firmato dal procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, e dai pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci ed eseguito oggi dal Corpo forestale dello Stato, lo stesso a cui appartiene Silletti. I reati ipotizzati a vario titolo sono di diffusione di una malattia delle piante, violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale, falso materiale commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, falso ideologico, getto pericoloso di cose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali. Reati che sarebbero stati commessi nella provincia di Lecce e in zone limitrofe dal 2010 ad oggi. Gli altri indagati sono funzionari regionali e dell’Osservatorio fitosanitario, docenti universitari e ricercatori dell’Istituto agronomico mediterraneo (Iam) di Valenzano (Bari) o di istituti collegati al Cnr.

Le indagini della Procura di Lecce hanno preso avvio da alcuni esposti di ambientalisti e produttori. Sarebbe così emerso che la presenza del batterio che infetta e pone a repentaglio il patrimonio degli ulivi della Puglia era già stata riscontrata nel 2006 e accertata nel 2008. Ritengono i magistrati che non vi sarebbe prova dell’efficacia delle eradicazioni, anzi i fenomeni di essiccamento sarebbero aumentati nonostante i tagli. Si ipotizza invece un concreto pericolo per la salute pubblica con l’uso massiccio di pesticidi, alcuni dei quali vietati e autorizzati in via straordinaria. Un approfondimento investigativo è stato fatto eseguire dai magistrati inquirenti anche sulla «sperimentazione dei prodotti della Monsanto», una multinazionale. Al vaglio dei pm, inoltre, c'è l’attività svolta in ambito scientifico dall’università di Bari, dallo Iam di Valenzano e dal Centro di Ricerca e sperimentazione in agricoltura 'Basile Caramià di Locorotondo (Bari), che sono ? secondo i magistrati ? i "protagonisti assoluti e incontrastati nella storia Xylella».

I primi essiccamenti anomali sarebbero stati notati intorno al 2008 nelle campagne fra i comuni di Gallipoli, Racale, Alezio, Taviano e Parabita. Poi l’avanzata verso nord, fino alle porte di Brindisi, dove peraltro si stanno compiendo valutazioni sul superamento delle soglie di polveri sottili per la bruciatura dei resti degli ulivi eradicati. Dalle indagini sarebbe emerso, inoltre, che il piano Silletti andava sottoposto a Valutazione ambientale strategica (Vas).

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