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di Achille Giglio

TORCHIAROLO - Contro le estirpazioni degli alberi affetti da Xylella ora ci sono anche le imprese agricole abilitate e attrezzate a farlo. Lo erano già da tempo ma avevano assunto una posizione defilata. Ora lo dicono con chiarezza.«Non possiamo essere proprio noi di Torchiarolo – dice Tonio Martellotti, titolare di una delle aziende agricole più significative del territorio – a estirpare quegli ulivi. Certo – continua – di questi tempi di crisi, avere delle commesse è importante, ma per noi è una cosa inaccettabile. La mia azienda vuole partecipare a progetti mirati al recupero delle nostre campagne e non alla loro distruzione. Potrebbe far comodo – aggiunge Martellotti – lavorare un paio di mesi guadagnando tutto ciò che c’è da guadagnare buttando giù alberi e vendendo legna ma poi, distrutti gli uliveti, non avremo più lavoro per il resto dei nostri giorni. Le dieci famiglie che ora lavorano con me non avrebbero futuro». «Mi hanno già interpellato diverse volte – dice Luigi Tondo, titolare di un’impresa di scavi e movimento terra – ma già dall’inizio ho rifiutato di eseguire questi lavori. Gli altri stanno lottando – continua – per tenere in vita i nostri uliveti. Come farei ad azionare l’escavatore per estirparli? Mio padre – aggiunge – ha ereditato gli uliveti dai nonni e so quanto ci tenga. Non riuscirei proprio – conclude – a buttarli giù».

«Vedere le facce e cogliere il dolore della nostra gente di fronte al problema – dice un altro imprenditore che desidera mantenere l’anonimato – impedisce di pensare di azionare il trattore per l’estirpazione. E ciò che potrebbe dire la gente non ci fa paura». Già, cosa potrebbe dire la gente? Ci sono anche altre imprese che si sono dichiarate non disponibili all’esecuzione di quei lavori e c’è chi pensa che il loro rifiuto potrebbe essere dovuto alla paura per possibili ritorsioni. Gli interessati assicurano di no e tutti insistono nell’affermare che gli ulivi si possono e si devono curare e che da questi alberi dipenderà l’economia dei prossimi anni. Tonio Martellotti, intanto, dice di voler partecipare a progetti per il recupero e la salvaguardia degli uliveti e racconta di contatti intrapresi con la Fondazione romana «Santa Maria Goretti», con sede nella Città del Vaticano, «titolata e motivata alla soluzione della falcidie di piante secolari di ulivo in Puglia, causata dalle larve della Xylella». Con tale fondazione sarebbe iniziata un’azione di collaborazione mirata «all’applicazione di un ritrovato oggetto di brevetto e già sperimentato su scala ridotta con risultati pieni». Con una nota di qualche giorno fa, la Fondazione ha chiesto «il reperimento di cinque-sei apprezzamenti di uliveti nella zona colpita, da disinfestare, per lo svolgimento dei test definitivi, che avranno inizio immediato e si protrarranno per circa sei mesi». «Di questo fatto – assicura Martellotti – abbiamo informato anche il commissario delegato per l’emergenza, Giuseppe Nicola Silletti, che ci ha assicurato che ne parlerà con gli ispettori Ue, domani (oggi per chi legge, ndr) nel Salento, e ci farà sapere».

Intanto, pare che l’avvocato Carmelo Molfetta, incaricato dal Comune di Torchiarolo, abbia completato gli atti per il ricorso contro il piano Silletti, nella parte riguardante l’obbligo di sradicamento degli alberi sani ricadenti nei 100 metri da quelli infetti. Domani probabilmente il deposito al Tar del Lazio.

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