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di Flavia Serravezza

LECCE - Proprio lì dove sono stati individuati i primi «focolai» di Xylella, nel comprensorio di Gallipoli, oggi si cerca una soluzione all’emergenza con un campo sperimentale funzionale all’individuazione di varietà resistenti o tolleranti al batterio. Si tratta di un progetto scientifico pilota, avviato a partire dal marzo scorso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dal Cnr in collaborazione con Aprol, su un campo di un ettaro dove sono state messe a dimora trecento piante d’ulivo di dieci diverse varietà di interesse scientifico e commerciale: Cellina di Nardò, Frantoio, Leccino, Coratina, Cima di Melfi, Arbequina, Arbosana, Koroneiki, FS 17 e Don Carlo. Già nel mese di luglio, le piante sono state ingabbiate ed inoculate con l’impiego di esemplari adulti di sputacchina, ma bisognerà ancora attendere per ricevere i primi dati significativi sulle proprietà di resistenza o tolleranza delle varietà in prova.

Il progetto è stato presentato ieri nella sede di Aprol. «In questi mesi abbiamo lavorato in sordina, sottraendoci alla confusione mediatica, cercando di assecondare un approccio rigoroso e scientifico per la soluzione del problema - ha spiegato il presidente dell’organizzazione di produttori olivicoli Pantaleo Greco - Ad oggi una delle linee di ricerca più promettenti appare essere l’individuazione di resistenze o tolleranze varietali. Allo stesso tempo, però, consapevoli della responsabilità che Aprol riconosce rispetto alle aziende olivicole, vogliamo dare risposte certe e sufficienti garanzie agli olivicoltori».

Aprol ha fattivamente collaborato con le istituzioni scientifiche per la realizzazione del campo offrendo il proprio supporto tecnico-scientifico e continuerà a farlo nei prossimi mesi. «Il territorio - prosegue deve ripartire con correttezza, anche dai risultati che darà questo campo, con un approccio scientifico e tecnico rigoroso. Le dieci varietà utilizzate per la realizzazione del campo cercano di coprire per quanto possibile la gamma di varietà di interesse per l’olivicoltura salentina, tra cultivar autoctone o di vecchia introduzione e varietà potenzialmente adatte a modelli produttivi meccanizzati. È già previsto l’ampliamento del campo e della gamma di varietà da testare».

Il campo dovrà dare risposte anche riguardo all’adattabilità delle cultivar in prova alle caratteristiche «pedoclimatiche» (relative, cioè, al complesso delle condizioni fisiche del terreno) salentine. Questo, spiegano ancora da Aprol, «affinchè possa essere ipotizzabile un loro futuro impiego in programmi di ricostruzione olivicola».

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