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di MARCO MANGANO
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BARI - Fumata nera: mentre il batterio della Xylella Fastidiosa avanza implacabile ed è già alle porte di Brindisi (nuovo focolaio a Cerano), il Comitato fitosanitario dell’Unione europea non cancella la vite dalla lista delle piante colpite dall’euroblocco della movimentazione, deciso per evitare la diffusione della patologia che colpisce gli ulivi di una vasta area salentina. Ogni decisione viene rinviata di un mese, compresi un probabile e doloroso allargamento del blocco ai danni dell’intera Puglia agricola e l’avvio di una procedura d’infrazione a carico dell’Italia. Di fatto, l’eurorinvio non fa che confermare la fiducia nel piano Silletti bis. E il commissario delegato per l’emergenza il 28 ottobre sarà alla commissione Agricoltura del Senato per u n’audizione. «Secondo alcune indiscrezioni, il Comitato fitosanitario riunito a Bruxelles, starebbe vagliando l’ipotesi di blocco alla movimentazione e alla commercializzazione, dalla Puglia, di tutte le piante nella lista a rischio Xylella e la possibile commercializzazione della vite solo dopo il trattamento con acqua calda», dichiara il leader dei Conservatori e Riformisti, Raffaele Fitto.

«Oltre il danno, la beffa: speravamo che questa riunione potesse sbloccare la commercializzazione della vite, senza trattamento con acqua calda e, invece, viene addirittura ampliato il blocco. Se questa ipotesi venisse confermata - dice ancora Fitto - il settore vivaistico pugliese sarebbe definitivamente messo in ginocchio. Purtroppo, paghiamo gli enormi ritardi del governo e della Regione Puglia nella gestione dell'emergenza. Per questo, abbiamo perso la credibilità agli occhi della Commissione europea. Probabilmente sarà anche avviata una procedura di infrazione contro lo Stato italiano».

La Regione Puglia mostra ottimismo: ritiene che l’Ue ritornerà sulla sua decisione. E fonda il convincimento sul valore del piano Siletti bis.
«L’apprezzamento da parte dell’Ue sull’avvio delle attività di contenimento della Xylella Fastidiosa, attuato dal commissario delegato, ci fa ben sperare circa la possibilità di una modifica della decisione comunitaria 789, che include la vite fra le piante aggredibili dal batterio, nonostante un’evidenza scientifica dimostri il contrario. Il piano è l’unico strumento che abbiamo per fermare l’avanzata del fitopatogeno», afferma l’assessore alle Risorse agroalimentari, Leo Di Gioia.

Delusione negli ambienti sindacali in cui si dava quasi per scontata un’eurofumata bianca. «È una doccia fredda: ci aspettavamo che il Comitato fitosanitario cancellasse, confortato dalla scienza, le barbatelle della vite dalla lista nera. Se ciò non fosse deciso fra un mese, gli 800 posti di lavoro dell’area di Otranto salterebbero», affermaPietro Buongior no, segretario generale della Uila di Puglia, che esprime preoccupazione già per l’immediato anche se il dietrofront di Bruxelles giungesse fra trenta giorni: «I vivaisti subiranno enormi danni dalla mancata sottoscrizione dei contratti di vendita. Si avranno cali certi sia delle giornate lavorative che dei livelli occupazionali. Chiediamo che vengano previsti ammortizzatori sociali di migliore favore» .

Non è superfluo rammentare che l’area di Otranto movimenti dieci milioni di piantine per un giro di affari complessivo, fra vivai, indotto e lavoratori, di venti milioni di euro. Buongiorno annuncia che chiederà al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano e all’assessore alle Risorse agroalimentari, Leo Di Gioia, di «dare conto del pressing che avrebbero dovuto esercitare su Bruxelles per escludere le barbatelle della vite dalla lista nera». Infine, la Uila assicura ulteriori iniziative di lotta per salvaguardare i livelli occupazionali.

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