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Xylella, no al piano Silletti «Disobbedienza civile contro gli abbatti-ulivi»

Xylella, no al piano Silletti «Disobbedienza civile contro gli abbatti-ulivi»
di Daniela Pastore

LECCE - «Incentivi da elemosina». Cresce la protesta tra gli olivicoltori che hanno ricevuto le notifiche per l’eradicazione degli alberi colpiti da «xylella fastidiosa». Da Torchiarolo a Trepuzzi, il malcontento nelle fasce «cuscinetto» e di «contenimento» (una trentina di chilometri a cavallo tra Brindisi e Lecce in cui il nuovo piano Silletti concentra la guerra al batterio) monta di ora in ora. Ieri a Lecce, il fronte ambientalista contrario alle ruspe si è riunito nelle Manifatture Knos per organizzare azioni di «disobbedienza civile». «Molti olivicoltori che hanno ricevuto la notifica subiscono una vera e propria pressione psicologica - accusa Giovanni Seclì del Forum Ambiente e Salute - vengono spinti a firmare subito, senza neanche il tempo di riflettere, e con la minaccia di una sanzione che va da 500 e 3000 euro qualora non provvedano entro dieci giorni volontariamente ad eliminare le piante».

In subbuglio anche il mondo produttivo. Ieri a Torchiarolo gli olivicotori destinatari delle notifiche hanno incontrato il dirigente della Regione, Gabriele Papa Pagliardini, al quale hanno promesso collaborazione nell’eradicazione degli ullivi «a patto che venga eliminata la regola dell’abbattimento delle piante anche nei cento metri». Richiesta che metterebbe però di nuovo in discussione la decisione europea di maggio e l’ultimo decreto ministeriale.Musi lunghi pure nel Leccese. Antonio Vincenzo Taurino, 85 anni, segue da due lustri i circa 300 soci dell’Oleificio cooperativo di Trepuzzi, comune in cui devono essere abbattuti oltre 800 ulivi. «I 146 euro per ogni pianta abbattuta promessi dal piano Silletti sono una beffa - sbotta - soprattutto in questo momento in cui gli alberi sono carichi di olive. È un’elemonisa che non possiamo tollerare, un’offesa al duro lavoro di intere generazioni».

Le eradicazioni dividono il fronte politico. «Abbattere il paziente per non curarlo è aberrante», sostiene Cristian Casili consigliere regionale del Movimento 5 Stelle. Che aggiunge: «L’approccio eradicativo deve lasciare spazio a interventi di cura e profilassi. Spero che proprietari e conduttori degli uliveti non si vendano per un piatto di lenticche». A Casili replica il collega di Forza Italia, Andrea Caroppo. «Se un paziente ha un dito in cancrena - dice proseguendo con la metafora medica - è molto più aberrante lasciarlo morire pur di non amputarglielo in attesa di una cura miracolosa». E aggiunge: «Se non fosse stata seguita questa infausta filosofia probabilmente oggi non ci troveremmo di fronte ad una simile emergenza. Meglio un albero oggi che la completa desertificazione domani».

In effetti di cure miracolose, al momento, pare non ce ne siano. Desta però curiosità la rivegetazione di alcuni ulivi tra Gallipoli e Alezio (epicentro dell’epidemia), nella “Tenuta Santo Stefano” di proprietà dell’imprenditore Giuseppe Coppola. Piante che sembravano spacciate e che ora, dopo un anno di cure speciali, sono tornate a germogliare. Questa mattina la presunta guarigione sarà monitorata da un gruppo di scienziati tra cui il francese Joseph Bovè, dell’Università di Bordeaux. Il microbiologo, 85 anni, arrivato ieri in Puglia, è considerato il massimo esperto al mondo delle malefatte di xylella sugli agrumi del Sud America. Dopo la visita tra gli ulivi malati effettuata a luglio dal figlio José, europarlamentare dei Verdi, ora anche Bovè senior vuole constatare lo scempio che il batterio sta compiendo nel Sud dell’Italia.

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