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Emergenza xylella «Con l’olio di arancia possibile stop al vettore»

Emergenza xylella «Con l’olio di arancia possibile stop al vettore»
«Dallo scorso giugno è stato messo in commercio un prodotto a base di olio d’aran - cia che può essere impiegato sugli ulivi per contrastare la “sputacchina”, l’insetto vettore della Xylella Fastidiosa». Ad affermarlo Giovanni Lagioia, dottore in Agraria, 37 anni, di Capurso, una decina di chilometri da Bari.
È efficace? «Sì, tanto è vero che è registrato dal ministero».
Veniamo alla difesa integrata. Cosa ne pensa? «Ritengo che gli interventi di difesa integrata siano indispensabili per contenere il vettore della Xylella Fastidiosa ».
Ci spieghi meglio. «Attraverso l’integrazione di più metodi di difesa, compresa la lotta biologica, si ottiene una riduzione dell’uso dei fitofarmaci. In Italia, dal 2012, è stata recepita la direttiva comunitaria 128 del 2009 sull’uso sostenibile dei pesticidi. Fulcro centrale della direttiva è la difesa integrata, obbligatoria dal novembre 2014 per tutte le aziende agricole. Si tratta di u n’attenta considerazione di tutti i metodi di protezione fitosanitaria disponibili e della conseguente integrazione di misure appropriate per contenere lo sviluppo degli organismi nocivi per le piante. La lotta integrata contempla l’uso dei prodotti fitosanitari e di altre forme d’intervento a livelli giustificati in termini economici ed ecologici».

Qual è l’obiettivo prioritario della difesa integrata? «È la difesa delle colture attraverso metodi che alterino il meno possibile gli ecosistemi agricoli e che promuovano i meccanismi naturali di controllo fitosanitario. Vorrei ricordare che da decenni la lotta integrata viene utilizzata contro la mosca delle olive».
Non crede che i fitofarmaci possano avere un impatto pericoloso? «I prodotti utilizzati con criterio, secondo la direttiva prima citata, non sono pericolosi né per l’uomo, né per l’ambiente».
Quali sono state secondo lei le cause scatenanti della batteriosi nel Salento? «Uno dei fattori predisponenti è stato l’abbandono delle coltivazioni degli ulivi, ritenuti incapaci di generare reddito. Questo ha creato un enorme innesco per l’infe zione. Bisogna conservare il paesaggio agricolo storico».
Insomma, lei ritiene necessario l’abbattimento degi ulivi? «Gli esperti del settore dicono di si. Bisogna fidarsi degli esperti e, in generale, della scienza. Non è ininfluente ricordare che la Regione Puglia autorizza ogni anno lo svellimento di ulivi non monumentali e cioè con un diametro inferiore a un metro, per motivi diversi dalla Xylella». [M. Mang.]

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