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di PASQUALE TEMPESTA

BARI - Due emergenze in Puglia: caporalato nei campi e Xylella degli ulivi. È il primo argomento che affrontiamo con Roberto Moncalvo, presidente nazionale della Coldiretti (la principale e più numerosa organizzazione sindacale in agricoltura) alla ripresa a pieno ritmo dell’attività economica.

Il caporalato nelle assunzioni della manodopera  non è un fenomeno esclusivamente pugliese. Si raccolgono prodotti della terra anche altrove.

«Considerazione giusta e provata dai fatti.  Purtroppo ci sono zone “grigie” lungo tutta la Penisola e su questo stiamo lavorando con l’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura che la Coldiretti ha promosso sotto la guida di Giancarlo Caselli».

 Nel Foggiano l’esempio di una organizzazione di produttori che ha espulso un socio ed ha poi pagato i lavoratori con le tariffe previste.

«Io credo che dal momento in cui abbiamo dato l’allarme e come organizzazione ci siamo posti l’obiettivo di combattere il fenomeno, ci troveremo di fronte ad una reazione positiva della parte più sana dell’agricoltura italiana, che è largamente prevalente.  Bisogna tuttavia tracciare una linea di demarcazione a difesa della legalità e chi la supera “sta fuori”».

Ma vanno tutelati anche i produttori che a volte non ricevono il giusto prezzo del raccolto.

«Sarebbe facile rispondere che forse i problemi nascono proprio da lì, ma faremmo un torto alle migliaia di produttori che in questo momento soffrono condizioni di mercato difficili, ma non si piegano a logiche perverse. È indubbio tuttavia che il problema si pone ed è indotto dalle condizioni misere in cui si produce in moltissimi Paesi. E non mi riferisco solo alla Cina, all’Africa o al Sud-Est asiatico, ma anche a certi Paesi Europei in cui ci troviamo di fronte a modalità di produzione che danno vita a forme di vero dumping sociale ed ambientale».  

Quali i rimedi? Occorre agire su più fronti.

«Un intervento nell’Unione Europea, gli accordi con i Paesi extracomunitari, infine con un`azione repressiva che freni il flusso di prodotti provenienti da Paesi in cui lo sfruttamento delle persone è di fatto legalizzato. La globalizzazione dei mercati deve essere accompagnata da quella delle regole. A partire dal lavoro».

In sede parlamentare è emersa la proposta di concedere un «marchio etico» per le aziende  virtuose  che assicurano un «lavoro di qualità», penalizzando invece quelle che ricorrono a mezzi fraudolenti.

«Il bene scaccia il male, si dice. E questo deve valere anche per distinguere i tanti prodotti importati da Paesi dove la schiavitù nel lavoro e lo sfruttamento minorile sono pratiche consuete».

L’espandersi della Xylella in altre zone della Puglia darebbe un colpo mortale all’economia di una regione leader nella produzione di olio d’oliva di alta qualità.

«Solo attraverso la ricerca si può arginare il dilagare della malattia e fare chiarezza circa le tante notizie allarmistiche e prive di fondamento che hanno causato pesanti danni al settore. Fortunatamente i risultati cominciano ad arrivare. È incoraggiante lo studio che certifica il fatto che Il ceppo di Xylella per il genere Vitis, denominato CoDiro, e rinvenuto a Lecce, non contamina la vite, grazie ai risultati dei test effettuati dal CNR».

È prevista una buona annata per la vendemmia. Ci sono ancora vincoli e difficoltà per i produttori.

«Ci sono le condizioni per avere una annata da ricordare sul piano della qualità e della quantità, ma a pesare sulla giusta remunerazione ai produttori sono purtroppo ancora le importazioni dall’estero. Una situazione che frena il grande percorso di valorizzazione del vigneto pugliese che puo’ contare su 29 DOC e IGT ma solo l’8% del vino prodotto è DOC».

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