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di Tiziana Colluto

LECCE - Una farsa. L’obiettivo era non far sapere ad Andriukaitis molte cose». Sono critici, molto critici, gli esponenti delle associazioni che lunedì hanno guardato negli occhi il commissario europeo alla Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, e il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina.

Lo sono ora come lo sono sempre stati sull’impianto scientifico e decisionale in base al quale Xylella fastidiosa è diventata emergenza. Lo hanno ribadito anche ieri, a Trepuzzi, nell’incontro organizzato con i proprietari dei fondi destinatari della pioggia di multe firmate dalla Forestale per mancate arature e irrorazioni con fitofarmaci.

Hanno idee ben chiare: rinegoziare la decisione europea del 18 maggio; aprire alla ricerca e alla sperimentazione; cambiare strategia e metodologia nell’affrontare la questione. E parlare anche di cura degli olivi. Non solo di espianti.

È ciò che, con forme diverse, hanno provato a dire al tavolo in Prefettura. Di certo, non si aspettavano che a qualcuno di loro il ministro Martina in persona togliesse la parola. È quanto è successo. Peacelink lo denuncia: «Ha fermato il mio intervento – dice Antonia Battaglia, rappresentante a Bruxelles della ong – Ho avuto modo di esporre solo una piccola parte dei miei punti, ho avuto modo di criticare l’operato del Ministero (con fatti alla mano) e di indicare che solo l’1,8 per cento degli alberi campionati presentava la Xylella (dati del Ministero). Ho fatto in tempo a chiedere al Commissario se lo avessero portato a vedere le sperimentazioni e gli alberi guariti. Ho fatto in tempo a chiedere al Ministro dove fosse la calamità naturale che ha paventato e che ha presentato a Bruxelles. Poi sono stata fermata. Dopo un minuto o neanche. Ho ribattuto che avrei voluto terminare e che potevo anche chiudere e lasciare la parola al professor Marco Scortichini, Cra Caserta, uomo di scienza, che porta avanti le sperimentazioni in Salento, che era venuto come delegazione di Peacelink. Il Ministro ha alzato la voce e mi ha detto che tra la buona educazione e l’autorità valeva la sua autorità».

«Ecco perché è stata una farsa – continua Tina Minerva, Spazi Popolari – perché si è fatto finta di voler ascoltare il territorio, ma in realtà era già stato tutto deciso. Se avessimo potuto confrontarci davvero con Andriukaitis? Non lo avremmo accompagnato solo nel cimitero degli ulivi, ma anche a vedere gli alberi oggetto di sperimentazioni, anche ufficiali, come quelle del Cra e di Copagri. Invece, la linea è stata decisa a priori. Quello che non dimenticheremo mai è il sorrisetto di Martina mentre il dottore Giuseppe Serravezza, presidente della Lilt, parlava del nostro grave quadro oncologico, che sarà aggravato dall’uso massiccio di fitofarmaci».

«E adesso comincia il bello. Devono eradicare 35mila alberi di ulivo, ma anche 35mila volontari e chi fa vera sperimentazione, la magistratura, il Tar e la libertà di parola. Ce la farà il ministro Martina a fare tutto questo? Ce la farà lo Stato ad affrontare una sorta di “guerra civile” a causa di un batterio presunto responsabile di disseccamento degli ulivi?».

È duro il presidente del Csv Salento, Luigi Russo, che alla fine ripropone la domanda a cui lunedì non si è dato risposta: «Hanno i test di patogenicità sugli ulivi, per dimostrare che seccano per Xylella? E no che non li hanno. Ma non lo hanno detto. Andriukaitis forse non doveva sapere proprio tutto. Come, forse, non doveva sapere che le cure possono funzionare».

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