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Xylella, sequestrate carte in centri di ricerca baresi e pc alla facoltà di Agraria

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di Linda Cappello

LECCE - Sotto chiave i computer degli scienziati che si stanno occupando del fenomeno Xylella.Ieri mattina gli agenti del Nucleo investigativo del Corpo Forestale dello Stato ed i militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Lecce hanno bussato alle porte del dipartimento di agraria dell’Università di Bari. Sulla scorta di un provvedimento firmato dai sostituti della Procura salentina Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci, gli investigatori hanno sequestrato dieci personal computer ( più precisamente dieci hard disk) nella sede dell’ateneo barese. La loro presenza non è passata inosservata, tant’è che la notizia ben presto ha iniziato a circolare. L’attività portata a termine per conto della Procura è andata avanti per diverse ore.

I computer sequestrati sono utilizzati per la maggior parte dai ricercatori del dipartimento, ma anche dagli studiosi del Cnr di Bari.

Al momento il riserbo sulle indagini è massimo, non trapela nessuna informazione. Ma stando ad alcune indiscrezioni, sembra che gli investigatori volessero, fra le altre cose, controllare gli scambi di email.

Fra coloro che utilizzavano i computer sequestrati ci sarebbero nomi illustri come quelli di Donato Boscia e Maria Saponari, ricercatori del Cnr; del professore di agraria Vito Nicola Savino; del professor Francesco Porcelli, associato di entomologia, e del professore emerito Giovanni Martelli, virologo di fama internazionale. È bene precisare, però, che gli studiosi non sono iscritti nel registro degli indagati, nè le loro posizioni risultano in alcun modo al vaglio della magistratura.

«Siamo a disposizione della Procura - fanno sapere il rettore Antonio Felice Uricchio ed il professor Teodoro Miano, direttore del dipartimento di scienze del suolo, della pianta e degli alimenti - gradiremmo essere ascoltati individualmente per poter dare un contributo scientifico alla ricerca».

Al momento l’ipotesi di reato per la quale si procede è quella prevista dall’articolo 500 del codice penale, ovvero la diffusione di una malattia delle piante, contro ignoti.

Probabilmente la Procura nominerà un perito informatico, al quale toccherà estrapolare i dati degli hard disk.

Gli inquirenti dovranno vagliare poi con attenzione tutti gli elementi raccolti durante le varie acquisizioni effettuate dagli investigatori nelle ultime settimane. Si parla di diverse centinaia di pagine, contenute nei documenti del Cnr, dell’osservatorio fitosanitario regionale di Bari, e dello Iam di Valenzano.

L’inchiesta, avviata più di un anno fa sulla scorta degli esposti degli ambientalisti, si concentra su due aspetti differenti.

Il primo riguarda l’arrivo del batterio nel Salento, e cioè scoprire in che modo la Xylella sia riuscita a contagiare intere distese di ulivi nel tacco d’Italia. Il secondo, invece, riguarda i ritardi con cui le istituzioni si sarebbero mosse per prevenire e fermare la diffusione del batterio. Stando a quanto emerso dalle dichiarazioni di alcuni agricoltori, il disseccamento degli ulivi sarebbe iniziato già nel 2009, ma solo nel 2013 si è deciso di intervenire per tentare di porre rimedio al problema. Nel corso delle indagini sono stati sentiti anche alcuni funzionari della Regione Puglia.

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