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L'Ilva perde l'appalto per il gasdotto Tap

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MIMMO MAZZA
TARANTO - L’Ilva perde un altro «pezzo» di Tap, il gasdotto che secondo le intenzioni della Trans adriatic pipeline dovrà portare il gas dall’Est all’Italia, approdando sulle coste salentine. Ieri la Tap ha ufficializzato l’assegnazione alla società greca Corinth Pipeworks la fornitura di 495 chilometri circa di tubi lineari da 48 pollici per la tratta onshore del gasdotto in Grecia. Il contratto prevede la fornitura complessiva di circa 270.000 tonnellate di tubi lineari.Ian Bradshaw, managing director di Tap, spiega l’aggiudicazione della commessa ai greci, sottolineando che il gruppo ha presentato «una offerta solida, al livello dei più alti standard industriali del settore».

Non proprio di prammatica i ringraziamenti alle altre imprese partecipanti, tra cui appunto l’Ilva di Taranto: «Tap ha messo in atto un rigoroso processo di selezione, basato sulle competenze tecniche delle aziende, sugli standard di sicurezza e sulla adozione delle migliori pratiche internazionali». Sembra un riferimento, nemmeno tanto velato, alle difficoltà produttive dello stabilimento siderurgico di Taranto, alle prese con una crisi che ormai non è solo ambientale e giudiziaria.

Già alcune settimane fa, l’Ilva aveva perso una prima importante commessa per il gasdotto Tap, con l’assegnazione della fornitura di 170mila tonnellate di acciaio ai tedeschi della Salzigitter Mannesmann. Ora questo ulteriore smacco anche se nei giorni scorsi il management del siderurgico si era affannato ad annunciare la ripresa degli ordinativi.

«Siamo in una fase in cui bisogna passare dalle promesse ai fatti: la gente a Taranto attende dei segni chiari, delle risposte precise da parte del governo» ha detto ieri monsignor Filippo Santoro arcivescovo di Taranto, intervistato da Radio Vaticana. «Visto che nella legge di stabilità del presidente Renzi sono stati stanziati 800 milioni di euro a favore dell’Ilva, attendiamo che ora seguano i fatti» ha detto Santoro. «A livello locale, aspettiamo proprio una svolta, altrimenti sarà troppo tardi. Quando c'è una malattia come un cancro, o si taglia o si cura. Abbiamo visto che il governo ha intenzione di curarlo, ma se i provvedimenti non vengono messi in atto con urgenza, non so fino a quando la pazienza del popolo potrà durare. Oggi, la situazione dell’Ilva è che la difesa del lavoro, con i vari ammortizzatori sociali, sta funzionando. L'occupazione continua, grazie a tutte queste varie forme di sostegno al lavoro. Però, per il futuro, di fatto, c'è un calo della produzione».

Confindustria Taranto, infine, saluta positivamente l’emendamento alla legge di stabilità sul Fondo di Garanzia per le imprese dell’indotto Ilva ma sostiene che «si tratta di una misura che, pur testimoniando nuovamente l'attenzione del Governo, non va ancora nella direzione auspicata». Confindustria tornerà «ad avanzare gli opportuni suggerimenti affinchè la misura possa arrivare alla Camera modificata nei criteri di semplificazione di accesso al Fondo di Garanzia. L’auspicio ulteriore è quello che oltre questa misura, opportunamente rimodulata, possano intervenire altri provvedimenti a sostegno della platea dei creditori dell’indotto».

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