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Arpa smentisce ambientalisti su Afo1: «E' solo vapore»

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MIMMO MAZZA
BARI - Premesso che «le emissioni dell’Altoforno 1 dell’Ilva dovranno essere valutate dopo il periodo transitorio di avviamento durante il quale i limiti di legge non sono applicabili» e che «i sistemi di monitoraggio» dello stesso impianto «sono stati acquisiti con strumentazione non ancora calibrata», l’evento segnalato da alcuni ambientalisti e cittadini di Taranto lo scorso 13 agosto, e poi rilanciato dal presidente Michele Emiliano con la richiesta di una relazione scritta all’Arpa, «è attribuibile ad emissioni di vapore e non ha determinato alcun impatto rilevabile sulla qualità dell’aria».È quanto scrivono il direttore generale dell’Arpa Giorgio Assennato e il direttore scientifico Massimo Blonda nella relazione tecnica sull’impatto ambientale derivante dall’accensione dell’altoforno 1 inviata ieri alla Regione Puglia. Nulla di penalmente rilevante da segnalare, e d’altronde non poteva essere diversamente visto che nella relazione c’è scritto chiaramente che è vero che nel corso delle ispezioni compiute il 14 e 15 agosto dal Dap di Taranto è stato rilevato il superamento dei limiti di emissioni delle polveri ma è altrettanto vero che «tali superamenti non hanno nulla a che vedere con l’evento emissivo segnalato nelle foto inviate ad Arpa» e soprattutto che tali superamenti «non assumono alcun valore legale trattandosi di autocontrolli».

Assennato e Blonda - entrambi rinviati a giudizio nell’ambito dell’inchiesta «Ambiente svenduto» - colgono l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa sia nei confronti degli ambientalisti che della stessa Ilva, usando toni piccati. Agli ambientalisti, che hanno mandato foto delle emissioni di Afo1 sia alla agenzia che al presidente Emiliano, fanno notare che nessun evento anomalo è stato rilevato alle 6.50 del 13 agosto e che pertanto viene confermata «l’ipotesi che la foto individua delle nubi di vapore che rientrano nel normale ciclo di attività degli impianti, e che pertanto il programma della video sorveglianza non registra come anomalie». La denunciata colorazione rosata delle nubi in questione per l’Arpa è «verosimilmente dovuta all’ora ed alla relativa inclinazione dei raggi solari». Un effetto ottico, insomma, e non una nuvola di vapore piena di polveri rossastre. Certo, viene spontaneo chiedersi, visto che i sistemi di autocontrollo non sono calibrati, come siano state caratterizzate le emissioni denunciate dagli ambientalisti, classificandole quali vapore acqueo.

Ai vertici dell’Ilva, invece, viene rinfacciata «l’inopportuna autocelebrazione su prestazioni ambientali non ancora verificate dagli organi di controllo preposti hanno generato un effetto boomerang per il quale si è resa necessaria l’attivazione di controlli ispettivi straordinari e la conseguente redazione del presente rapporto, su richiesta del presidente Emiliano».

Assennato e Blonda sottolineano che «per una corretta valutazione dell’impatto della riapertura dell’Afo 1 sull’inquinamento atmosferico a Taranto» occorre anche una premessa di contesto. «La permanenza di una criticità del rischio cancerogeno inalatorio, essenzialmente dovuto alle emissioni di idrocarburi policiclici aromatici dalle cokerie» ora non sussiste «dato che i due terzi delle cokerie rimangono ancora chiusi» e dunque «i livelli di benzo(a)pirene attualmente misurati sono nettamente inferiori sia ai limiti di soglia sia ai livelli in grado di determinare una criticità sanitaria».

Per questo aspetto, però, l’Arpa non cita quanti controlli di benzoapirene siano stati effettuati negli ultimi tre anni considerato che le cokerie dell’Ilva sono state spente e riaccese, controlli necessari non fosse altro per valutare l'effettiva diminuizione degli effetti cancerogeni, né tantomeno vengono citate campagne di campionamento eseguite per le emissioni di diossina sul camino E312 o delle emissioni degli altri camini dello stabilimento. Perché al netto delle valutazioni innescate dal tweet-storm subito dal presidente Emiliano a ridosso dei Ferragosto, resta un dubbio di fondo da sciogliere: quali dati vengono utilizzati per stimare l’impatto sanitario delle emissioni dell’Ilva? Solo quelli dell’Ilva stessa o nel frattempo vengono fatti dei controlli?

RIENTRATI 70 LAVORATORI - Sono rientrati al lavoro 70 operai del servizio manutenzione del Treno nastro 1 dell’Ilva di Taranto in vista del riavvio dell’impianto previsto per ottobre. Lo si apprende da fonti sindacali. Questi lavoratori si aggiungono ai 400 dell’Acciaieria 1 e dell’Altoforno 1 che sono stati richiamati nei giorni scorsi dopo essere stati sottoposti per settimane ai contratti di solidarietà. Gli impianti sono ripartiti a conclusione dei lavori di ristrutturazione imposti dall’Aia.

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