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di Mimmo Mazza

TARANTO - Quale è stata la causa dell’incidente costato la vita ad Alessandro Morricella, il 35enne operaio dell’Ilva deceduto il 12 giugno scorso dopo essere stato investito, quattro giorni prima, da un getto di ghisa incandescente mentre ne stava misurando la temperatura al piano di colata dell’Altoforno 2?Una risposta potrebbe arrivare dall’accertamento tecnico irripetibile disposto ieri mattina dal pubblico ministero Antonella De Luca, titolare dell’inchiesta per cooperazione in omicidio colposo e concorso omissione dolosa di cautele sul luogo di lavoro che vede indagate dieci persone: si tratta del direttore dello stabilimento Ilva Ruggero Cola, del capo area Salvatore Rizzo, del tecnico campo di colata Domenico Catucci, del tecnico di cabina Vincenzo Catucci, del capo turno Saverio Campidoglio, del direttore dell’area ghisa, Vito Vitale, e poi ancora del capo reparto altoforno 2, Giovanni Zingarelli, del responsabile aziendale per la sicurezza (sil) dello stabilimento Sergio Palmisano, di Pietro Bonfrate coordinatore sil dell’area ghisa e infine di Antonio Russo, tecnico sil dell’area altoforni.

Ieri mattina, il sostituto procuratore De Luca, alla presenza dei legali degli indagati e degli avvocati Gaetano Vitale e Gianfranco Lisi, che invece assistono la famiglia della vittima, ha conferito incarico all’ingegner Roberto Bonica per acquisire, se tecnicamente possibile, il contenuto del cellulare di Morricella, della sim e della memoria aggiuntiva; e di acquisire inoltre i parametri di esercizio relativi all’andamento dell’altoforno 2 ed i parametri degli impianti di servizio allo stesso, accessori e annessi dall’1 maggio alla data di accertamento. Il consulente dovrà inoltre svolgere ogni ulteriore accertamento, acquisendo ulteriori dati che si rendessero necessari all’esito dell’operazione. L’ingegner Bonica avrà 20 giorni di tempo, a partire da ieri, per depositare l’esito della sua consulenza. Nelle operazioni sarà coadiuvato dall’ing. Barbara Valenzano, custode giudiziario dell’altoforno 2, e dai funzionari dello Spesal.

Proprio i funzionari dello Spesal ieri si sono recati nel siderurgico per compiere delle verifiche all’altoforno 2 alla luce del piano di sicurezza presentato dai legali dell’Ilva lo scorso 23 luglio per ottenere la restituzione dell’impianto, posto sotto sequestro senza facoltà d’uso prima dal pm De Luca e poi, in sede di convalida, dal gip Martino Rosati. Il pm De Luca e il procuratore aggiunto Pietro Argentino attendono il parere dei propri consulenti per poter rispondere all’istanza degli avvocati dell’Ilva.

Sul punto, ieri ha preso posizione la Fiom Cgil, sollecitando al direttore dell’Ilva una copia della relazione tecnica che l’azienda ha depositato il 23 luglio scorso alla Procura e un incontro per analizzare e confrontarsi su questo argomento.

Sono, infine, rientrati ieri al lavoro circa 300 operai dell’Ilva (che erano stati sottoposti a contratti di solidarietà) per rimettere in marcia l’Acciaieria 1, fermata da diversi mesi per lavori Aia e di manutenzione ordinaria e straordinaria. Altri operai rientreranno a breve per il riavvio dell’altoforno 1, interessato dai lavori di adeguamento alle prescrizioni Aia. Il fermo dell’Acciaieria 1 era stato disposto nel marzo scorso dopo la sospensione dell’attività dell’altoforno 5.

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