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di MIMMO MAZZA
TARANTO - Non arriverà prima di metà settimana la risposta del procuratore aggiunto Pietro Argentino e del sostituto Antonella De Luca alla istanza depositata giovedì sera dagli avvocati dell’Ilva Angelo Loreto e Filippo Dinacci, volta ad ottenere la restituzione dell’altoforno 2, posto sotto sequestro dopo l’incidente dell’8 giugno scorso costato la vita all’operaio Alessandro Morricella.La richiesta, presentata da Ilva quale terza parte interessata alla restituzione del bene sequestrato giacché l’azienda non risulta (ancora) indagata nell’inchiesta per omicidio colposo e omissione dolosa in cautele sui luoghi di lavoro, si fonda su un piano tecnico di messa in sicurezza dell’altoforno 2 che «potrebbe assicurare - il condizionale è dei legali - il contemperamento delle esigenze di sicurezza sul lavoro con quelle di continuità della produzione e tutela dell’occupazione».

Il procuratore aggiunto Pietro Argentino e il sostituto Antonella De Luca hanno chiesto ai consulenti della Procura Roberto Orlando e Antonio Achille, entrambi ingegneri, al custode giudiziario Barbara Valenzano e ai funzionari dello Spesal un parere sulla fattibilità delle operazioni proposte dall’Ilva, se le stesse possano essere eseguite in modo da garantire l’incolumità degli operai e se, riguardo alle misure già attuate, vi siano condizioni di sicurezza per poter operare e proseguire la produzione nelle more dell’esecuzione degli interventi proposti dall’Ilva.

Siccome l’azienda ha però già effettuato alcuni lavori, come l’installazione di barriere protettive refrattarie e lo spostamento del punto di prelievo della temperatua della ghisa, si rende necessario un sopralluogo da parte dei consulenti che sarà eseguito tra domani e dopodomani per poi consegnare il parere alla Procura.

Come anticipato ieri dalla Gazzetta, la richiesta dell’Ilva non è stata fatta in forza del decreto varato lo scorso 4 luglio (e dai profili di sua immediata applicabilità sui quali si era consumato uno scontro tra magistratura e azienda) che consente alle imprese strategiche (come l’Ilva appunto) di poter comunque utilizzare gli impianti per i quali è stato disposto il sequestro senza facoltà d’uso per violazione di normative ambientali e di sicurezza sui luoghi di lavoro. Trattandosi di una questione meramente esecutiva, sarà la Procura a rispondere direttamente, senza passare attraverso il vaglio del giudice per le indagini preliminari Martino Rosati.

L’istanza, presentata a seguito dei tavoli tecnici Ilva-Procura svoltisi il 14 e il 22 luglio, ha ovviamente depotenziato e reso privo di valore pratico l’ordine che il custode giudiziario Barbara Valenzano aveva dato lo scorso 20 luglio, quando all’azienda era stato imposto di avviare la procedura di spegnimento dell’altoforno 2 e di presentare entro il venerdì scorso il cronoprogramma delle operazioni, adempimenti che l’Ilva non ha rispettato proprio per via nella nuova richiesta depositata a palazzo di giustizia.

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