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Truffa da 100mln di euro la Corte di Londra dice sì all'estradizione di Fabio Riva

Truffa da 100mln di euro la Corte di Londra dice sì all'estradizione di Fabio Riva
MILANO – La Corte di Londra ha detto sì all’estradizione di Fabio Riva, figlio dell’ex patron dell’Ilva di Taranto, Emilio Riva (morto più di un anno fa), in relazione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo per una presunta truffa ai danni dello Stato da circa cento milioni di euro, per cui, tra l’altro, è stato già condannato in primo grado a 6 anni e mezzo di carcere.

Ora, però, la difesa di Riva, ex vicepresidente di Riva Fire, può presentare appello contro la decisione dei giudici inglesi, di cui ha dato notizia oggi il 'Corriere della Serà. Dunque, fino a che non sarà arrivata una conferma in appello dell’estradizione, Fabio Riva potrà restare a Londra dove si trova in libertà vigilata da più di due anni, dopo che si era reso latitante in seguito all’inchiesta dei pm di Taranto per disastro ambientale a carico degli allora vertici dell’Ilva.

Tra l’altro, la Corte di Londra già nel febbraio dello scorso anno ha detto sì all’estradizione del figlio dell’ex patron del gruppo siderurgico proprio in relazione al mandato di arresto europeo notificato all’indagato in Inghilterra nel gennaio 2013 nell’ambito dell’inchiesta tarantina. E anche su questo fronte si è in attesa della pronuncia in appello da Londra. La nuova decisione sull'indagine per truffa della Westminster Magistrates' Court di Londra è arrivata, invece, una decina di giorni fa. La difesa di Riva davanti ai giudici inglesi aveva provato a sollevare anche i temi di una sorta di persecuzione politico-giudiziaria, della eccessiva celerità del processo ai suoi danni e delle condizioni disumane delle carceri italiane.

La frode imputata a Fabio Riva e altri, secondo la ricostruzione dei pm di Milano Civardi e Clerici che hanno contestato anche l’associazione per delinquere, sarebbe stata commessa tra il 2007 e il 2013. Il prossimo 14 maggio, inizierà il processo di secondo grado davanti alla Corte d’Appello di Milano.

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