Giovanni, il «fralegname» nella bottega di spiritualità: a Castellana il laboratorio dove il legno diventa arte
La «FRAlegnameria francescana 4.0», inaugurata sul finire del 2025, è una creatura allestita a tempo di record da fra Giovanni Maria Novielli, 55enne frate originario di Bitetto
Nel Santuario di Santa Maria della Vetrana, il luogo del cuore dei castellanesi per eccellenza, da qualche settimana insiste un’altra piccola grande meraviglia. La «FRAlegnameria francescana 4.0», inaugurata sul finire del 2025 con il motto «Dove il legno diventa preghiera, fraternità e innovazione», è una creatura allestita a tempo di record da fra Giovanni Maria Novielli, 55enne frate originario di Bitetto.
Fra Giovanni è arrivato nel convento castellanese nello scorso mese di settembre dopo aver operato nel Santuario di San Matteo Apostolo di San Marco in Lamis (Fg) in cui aveva già allestito «l’Officina Francescana».
«Nel 2019 – racconta fra Giovanni – quasi in vista delle restrizioni imposte dal Covid ho iniziato ad allargarmi ad una vita più autentica. Abbiamo così dato vita ad un’officina, termine antico che racchiude tutte le opere dei benedettini incentrate sul lavoro: dalla farmacia ai frantoi, alle botteghe di ogni genere. Una realizzazione che viene da lontano, dal noviziato del 1988 quando mio padre Antonio, scomparso nel 2022, insieme alle raccomandazioni del caso esclamò: “Chess iè la cascetted de l fiier”. C’erano un pialletto, uno scalpello, un cacciavite ed una tenaglia».
Il legno, insomma, è un affare di famiglia: a Bitetto i fratelli Mimmo e Graziano, tuttora falegnami, erano costantemente a lavoro insieme a papà Antonio nel convento del Beato Giacomo già retto dal castellanese Padre Guido Laera. Curiosamente il fratello di Padre Guido è il rinomato falegname Ubaldo (che proprio lo scorso 23 febbraio ha compiuto 88 anni) da sempre vicino al Santuario della Madonna della Vetrana.
«In pratica a Castellana – afferma fra Giovanni che ha inaugurato questo laboratorio e festeggiato i suoi 25 anni di sacerdozio lo scorso 28 dicembre in occasione della festività della Santa Famiglia alla presenza di fra Nicola Violante, Ministro provinciale di Puglia e Molise – sto riconsegnando quanto ricevuto da padre Guido: quando Ubaldo ha saputo di questa iniziativa si è dispiaciuto di non aver potuto donare le sue macchine già dismesse da qualche anno».
Ad ospitare il laboratorio è un’ex rimessa che ospitava un pulmino dei fratini: «In questo che un tempo era il granaio dell’adiacente stalla, l’attuale refettorio, mi hanno seguito alcune macchine che mi accompagnano da tempo – aggiunge fra Giovanni – tutte con storie singolari. La prima sega mi fu donata da un macellaio nel Lazio, quella a nastro la recuperammo rocambolescamente a Foggia dai rifiuti, la combinata con sega circolare è un dono della comunità ornale di San Giovanni Rotondo. A queste si sono aggiunte un tornio, una levigatrice a nastro e la calibratrice».
Macchine a cui si affiancano i più moderni apparecchi per il design e il taglio laser che spiegano solo in parte la dicitura 4.0: «Non è un vezzo moderno – precisa fra Giovanni – ma un segno di coraggio: significa che non temiamo la tecnologia ma la accogliamo come strumento al servizio della creatività e della missione. E poi quattro siamo noi frati di questo Convento: insieme a me ci sono il guardiano fra Mimmo Lotito, il veterano fra Pio D’Andola e fra Mimmo Semeraro. “FRA” è invece la tradizione che incontra il futuro, la congiunzione che unisce mondi, ponte, cerniera, abbraccio tra due dimensioni che spesso la società separa: vita ascetica e vita creativa, preghiera e manualità, silenzio e martello, fraternità e innovazione».
Che fosse il luogo giusto per una bella storia fra Giovanni lo ha compreso da un segno particolare: «La vetrata di chiusura del laboratorio – rivela – è quella della falegnameria di mio padre, è calzata a pennello, non ho dovuto fare alcuna modifica per adattarla».
Un luogo a servizio del Santuario e non solo: «Porte e finestre necessitano di continue manutenzioni ordinarie e straordinarie – sostiene il “fralegname” ovvero il frate falegname – ma abbiamo già realizzato la base per la statua della Madonna di Lourdes e piccoli lavori su commissione. Insieme ai volontari, vogliamo realizzare oggettistica e souvenir del Santuario come già fatto a San Marco in Lamis dove avevamo anche un negozietto, il “Telonio”, dal nome del banco delle imposte dove San Matteo incontrò Gesù. Mi piacerebbe anche allestire una piccola scuola per divulgare il valore della cultura del legno, il suo riciclo e il suo restauro senza avere fretta di bruciarlo».
L’iniziativa rientra in pieno nella logica francescana: «San Francesco d’Assisi – spiega fra Giovanni – considerava il lavoro come una grazia, un mezzo di santificazione e una necessità per evitare l’ozio, condannando l’accattonaggio ingiustificato. Imponeva ai frati di lavorare con le proprie mani, specialmente nei campi, con “fedeltà e devozione”, mantenendo uno spirito di preghiera e vivendo del proprio, senza chiedere denaro. Nella Fralegnameria Francescana 4.0 il lavoro non è soltanto mestiere ma via spirituale, spazio di fraternità, laboratorio di creatività. Qui il legno non si lavora soltanto: si ascolta, si accoglie, si accompagna verso una nuova forma. È un’arte che profuma di Vangelo, di mani che servono, di cuore che si dona. D’altronde San Francesco non separava mai il fare dal pregare: ogni gesto, anche il più umile, poteva diventare canto di gratitudine e segno di pace. Nella falegnameria questo carisma prende forma in modo quasi naturale: il legno, materiale vivo, chiede rispetto, ascolto, pazienza. È maestro di umiltà e di bellezza, proprio come il cammino francescano».