street art
Roma, Greta Thunberg e Francesca Albanese con un miliziano di Hamas: è il nuovo murale di aleXsandro Palombo
L'artista di origine salentine ha realizzato l'opera alla vigilia della grande mobilitazione nazionale e della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese
Alla vigilia della grande mobilitazione nazionale e della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, aleXsandro Palombo, artista di origini salentine, ha scelto di lasciare il suo segno davanti alla stazione Termini di Roma con un murale intitolato Human Shields ("Scudi Umani"), con cui l'artista e attivista dà il benvenuto alle due protagoniste attese alle manifestazioni, Greta Thunberg e Francesca Albanese.
In Human Shields, l'autore ritrae Greta Thunberg, simbolo della lotta alla crisi climatica, e Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati. A Francesca Albanese, peraltro, il Comune di Bari ha conferito la cittadinanza onoraria con la consegna delle chiavi della città il 4 agosto scorso, non senza sollevare un vivace dibattito politico e aver generato polemiche.
Le due compaiono fianco a fianco, con le braccia conserte, vestite con uniformi color kaki e una kefiah al collo. Albanese indossa un casco blu dell'Onu, mentre Thunberg, con la sua iconica treccia, mostra un'espressione determinata. Ai loro piedi compare il cartello Skolstrejk för klimatet, simbolo delle battaglie ambientaliste della giovane attivista, oggi intrecciate con nuove forme di militanza. Alle loro spalle appare la sagoma di un miliziano di Hamas, in uniforme militare e con il volto coperto da un passamontagna, che le abbraccia da dietro.
Palombo invita così a a riflettere sui rischi di strumentalizzazione dell'attivismo occidentale e sulle ambiguità del dibattito contemporaneo, chiamando in causa anche il ruolo dell'Onu nel contesto palestinese. Il titolo Human Shields richiama in modo esplicito la pratica di Hamas di utilizzare civili come scudi umani, ma al tempo stesso suggerisce come figure pubbliche possano trasformarsi in scudi ideologici nei conflitti narrativi globali.
L'opera, spiega una nota, «apre interrogativi sulla fragilità dell'attivismo contemporaneo, esposto al caos di messaggi e all'opportunismo mediatico, fino al rischio di diventare megafono della propaganda jihadista e della retorica estremista, che mira a delegittimare Israele, insinuare instabilità nelle democrazie occidentali e distorcere profondamente il dibattito internazionale».