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«Taceranno anche i passeri», la Bari dell'epoca fascista nel nuovo libro di Gianni Mattencini

«Taceranno anche i passeri», la Bari dell'epoca fascista nel nuovo libro di Gianni Mattencini

10 Luglio 2022

Redazione online

Lo scrittore Gianni Mattencini ritorna con “Taceranno anche i passeri”: un romanzo investigativo ambientato all’ombra del fascismo. Un giallo avvincente: un suicidio misterioso, un maresciallo ostinato e un tenace procuratore del re e, sullo sfondo, il nuovo regime politico che propaganda “aria nuova” così nei rapporti sociali come nell’organizzazione dell’amministrazione statale.

Il racconto prende avvio dall’inattesa e inspiegabile morte di un modesto impiegato, Gaetano Innamorato. Costui pone fine alla vita sul luogo di lavoro, il Compartimento delle Ferrovie di Bari, in un giorno d’aprile del 1926. Solitario, in apparenza privo di stabili legami familiari e sentimentali, l’uomo non lascia a giustificazione del gesto nemmeno un laconico biglietto di commiato. Lo ha segnato tuttavia profondamente il trasferimento punitivo, ingiusto e protervo, dal Compartimento di Ancona, subito a causa d’un avventato rapporto sentimentale con una donna sposata: la moglie infedele del suo superiore diretto: «la catastrofe nella sua vita».

Il trasferimento disciplinare, avendo proiettato l’Innamorato in una dimensione inaccettabile e sofferta, ben sembra giustificare il gesto supremo, sicché l’inchiesta giudiziaria si avvierebbe senz’altro a essere archiviata se dall’esame degli effetti personali del suicida non saltassero fuori numerose fotografie di genere proibito e strane cartoline di Abano Terme indirizzate a una donna elegante, misteriosa e attraente, possibili indizi che la morte dell’uomo nasconda cause torbide e inquietanti.

Questo nuovo romanzo – racconta l’autore - ambientato in Bari nella primavera del 1926, dà continuità alla ricerca avviata col precedente, “L’onore e il silenzio”, che era ambientato, invece, in un remoto paesino calabro nell’autunno del 1924. Al centro di entrambe le vicende v’è un microcosmo: i componenti della Squadra ponti in ferro delle Ferrovie dello Stato, che si misura con eventi di passaggio epocale del regime politico del ventennio fascista.

Da un canto l'aria nuova, le vantate “finestre e porte aperte”, dall’altra il coesistere di credenze ataviche (l'affidarsi alla magia per la soluzione dei groppi sentimentali), i risvolti delinquenziali dell’arte fotografica, il sopravvivere di forme di malaffare pubblico. Avvertivo il bisogno di approfondire la conoscenza di alcuni personaggi: Gennaro Loiacono, il caposquadra, a esempio; Annina Percoco, la moglie di Giosuè, e la signora Giorgina, sua rivale. Ma, al contempo, volevo presentare due nuove figure: Alcide Saponaro, sostituto procuratore del re, e Albino Casati, maresciallo dei regi Carabinieri. L’ho fatto ricorrendo all’artificio letterario.

Con questa vicenda s’intreccia quella, non meno allarmante, che riguarda un’avvenente popolana irretita nelle maglie d’un occultista, il mago Altavàn, il quale, a compenso delle prestazioni professionali, le propone un’ignobile attività. In salvataggio di Annina, tale è il nome della donna, accorrono i colleghi di lavoro del marito, gravemente ammalato e privo della lucidità necessaria ad affrontare eventi dei quali ignora le esatte implicazioni, dando avvio a iniziative poi confluite nelle indagini ufficiali. Le une e le altre condurranno alla scoperta dei traffici nei quali era stato coinvolto anche il suicida. Il nuovo romanzo di Mattencini dà evidente continuità alla ricerca avviata col precedente “L’onore e il silenzio”. Al centro di entrambe le vicende un microcosmo, i componenti della Squadra ponti delle Ferrovie dello Stato, che si misura con l’affermarsi e l’evolversi del regime politico del ventennio fascista. La scrittura, avvincente e asciutta, offre descrizioni accurate e vivide:« Ma se i binari che s’allontanano dalla stazione trasformano il suolo al quale sono infissi, togliendo alla campagna l’originaria destinazione; se, prima di lasciarli al loro destino, la città li accompagna per lunghi tratti di periferia dove s’intrecciano rotaie di manovra con altre a servizio di posteggio o di carico e scarico, la natura, asservita ai bisogni delle attività ferroviarie, trova comunque una forma di riscatto e prova ad addolcire quegli aridi impianti…». La lingua dei dialoghi propone la forma e le ridondanze dell’epoca: « “Ragioni di contesa economica con la famiglia?”, domandò il procuratore. “Nulla, allo stato. Litigi con colleghi e amici? Già, ma quali amici? S’è detto di no, è così, Saponaro?”. “Così, Eccellenza. Esattamente così”. “Brutte notizie di salute, è possibile?”. «Possibile. Ma nulla che si dica al riguardo dai carabinieri”. “Affanni di cuore? Sì, insomma, nel senso di pene d’amore? Non mi stava dicendo qualcosa a riguardo di donne?”. “Ecco, può anche darsi. Ma chi può dirlo? Non c’è traccia di nulla nella vita dell’uomo. Oltre a quel precedente remoto. Be’, su una cartolina non spedita e senza alcun testo, v’è l’indirizzo d’una signora di qui”. “Oh, infine!”, esclamò il procuratore per recuperare la sua iniziale intuizione. “Dunque, una donna ci sta”».

Il lettore s’incuriosisce con facilità alla trama, familiarizza agevolmente coi personaggi, presentati con realismo e introspezione, s’appassiona mettendosi a sua volta sulle tracce degli eventi alla ricerca delle trame segrete di questo giallo ben congegnato. Magistrato per oltre quarant’anni, Mattencini vive fra Bari e Gioia del Colle. Ha pubblicato i romanzi Nel cortile e poco oltre (2013), I segreti degli altri (2016), L’onore e il silenzio (2018).

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