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Una «Camera single» per la pugliese Sfregola

Una «Camera single» per la pugliese Sfregola

Chiara, scrittrice nata a Terlizzi e cresciuta a Barletta torna con Fandango e ci immerge nel mondo Lgbt

13 Giugno 2022

Valentina Nuzzaci

Partiamo da due definizioni. Giugno: mese dell’orgoglio gay. Comunità LGBT: a volte denominata anche come comunità gay o comunità arcobaleno, è un insieme composito di organizzazioni lesbiche, gay, bisessuali, transgender, uniti da un comune movimento culturale e sociale basato sul genere e sull’identità sessuale percepita non per forza in modo corrispondente a quella biologica.

Questo è il mondo di Camera Single, l’ultimo libro della pugliese Chiara Sfregola, pubblicato ancora con la casa editrice Fandango Libri. La storia è una fotografia inedita e puntuale della comunità LGBT+ in Italia: come vivono le persone queer nel Paese in cui forte si avverte il peso del Vaticano. La cosa che spesso sfugge ai più è che, prima di essere persone LGBT+, sono italiane. Quindi, come tutti, amano mangiare, bere, godere, amare (le donne).

E in qualche modo, riescono a fare tutto questo divertendosi, barcamenandosi fra una religiosità insistente e uno Stato carente, famiglie allargate e amici, trovando il lato comico di ogni situazione, anche quella più drammatica. Un mix tra Sex & The City e Fleabag.

Classe 1987, l’autrice è nata a Terlizzi, in provincia di Bari, ed è cresciuta insieme alla famiglia a Barletta. Da tanti anni vive e lavora a Roma, ha già pubblicato Signorina. Memorie di una ragazza sposata e ha vinto il premio Afrodite nel 2020.

La Sfregola in questa sua ultima fatica letteraria sceglie di raccontare la vita di Clorinda Baronciani, detta Linda, ma anche Lilly, Claro, Baroncina e Britney Spears, a seconda di chi sia a cercarla. La protagonista ha ventisette anni, un lavoro niente male e una fidanzata storica, Margherita. In famiglia aspettano solo la data delle nozze e soprattutto l’annuncio di una gravidanza. Invece, di punto in bianco, Linda si ritrova single. Per rimettersi in sesto dopo il tracollo sentimentale inizia a praticare quella che definisce «la fisioterapia del cuore».

Donne, tante donne da frequentare e da amare, seppur temporaneamente. Sì, perché Linda vive in una grande città, una Roma dai risvolti inaspettati, dove divertirsi non è difficile, anzi. Luoghi di distrazione, di incontri e di riflessione. Il Pigneto, il quartiere più bohémien della Capitale, il rione Monti, a due passi dai Fori Imperiali e dalla Grande bellezza. E all’ombra del Colosseo a della tangenziale est, sulle banchine della stazione Termini in attesa di un treno per Milano, Linda si mette alla ricerca della felicità, ma soprattutto alla ricerca di se stessa.

Chiara, com’è la vita di una lesbica in Puglia? E a Roma?

«Io sono andata via dalla Puglia a 19 anni. La mia esperienza è stata quella della invisibilità. Io prima di lasciare la Puglia, non avevo mai conosciuto ragazze omosessuali. Era una condizione da percepire sottotraccia, ma nulla di esplicito. Oggi so che però la mia regione è cambiata e sono nati vari circoli Arci. Io mi sono poi sposata e per il mio matrimonio ho chiamato rifornitori pugliesi. Tutti sono stati molto disponibili con me. Mi sono sentita accolta totalmente. A Roma, invece, è sempre stato diverso perché stiamo parlando di una grande città con una realtà molto sfaccettata, in cui le possibilità di incontro sono notevoli. Chiaro è che aumentano anche le situazioni di stress».

Ha mai avvertito l’esigenza di nascondere la sua vera natura al mondo esterno, o non ha mai temuto il giudizio altrui?

«No, mai. Ho sempre vissuto la mia natura in modo del tutto trasparente. Ovvio che per molte persone non è stato così facile perché non supportate da contesti familiari così aperti. Per questo consiglio di rendersi autonomi il prima possibile, se si vive in situazioni simili, creando la propria rete di affetti da vivere in un contesto più sereno ed inclusivo».

Cosa sente di consigliare alle giovani donne alla ricerca della propria identità sessuale?

«Di fare outing. Di essere fieri di se stessi e di avere sempre il coraggio di combattere per la propria felicità».

Quanto influisce la presenza della Chiesa in Italia?

«Tanto, inutile negarlo. Trattano in modo pubblico una nostra dimensione privata. Alla fine, sono lo Stato, il Parlamento e la Chiesa a stabilire i contesti legittimi o illegittimi del nostro modo di essere e di vivere».

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