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La Giardinetta di Méste Battìste

Il ricordo di un viaggio in... bagagliaio da Conversano a Bari

La Giardinetta di Méste Battìste

he mio padre fosse un bravo falegname (méste d’àsce – maestro d’ascia) io lo capivo da tante cose. La falegnameria si trovava sul lato lungo verso Nord nell’attuale piazza della Resistenza (ex largo Famalunga) davanti al cinema Odeon. Il proprietario si chiamava Battista Vitto (méste Battiste). Era una brava persona, apparentemente troppo seria, ma dal cuore buono. Méste Battìste di mio padre si fidava ciecamente.

Mio padre era per lui il «primo» operaio, quello a cui affidare tutto in sua assenza, breve o lunga che fosse. Mio padre era l’operatore responsabile di tutte le macchine elettriche, le prime (come narro in un altro racconto) in Conversano; egli tagliava e piallava elettricamente le assi di legno anche per conto di altri falegnami del paese. Quando le macchine elettriche venivano avviate, mio padre annotava su un foglietto l’ora di accensione guardando una sveglia posta in uno sgabuzzino di un metro quadro. A lavoro concluso, registrava in minuti la durata del lavoro stesso e si faceva pagare proporzionalmente.

Tutte le lire della giornata venivano puntualmente consegnate a méste Battìste.
Per insulsa curiosità faccio sapere che lo sgabuzzino della sveglia fungeva anche da orinatoio: il bisogno veniva versato direttamente in un già usato contenitore di vernice, e poi veniva sparso al vento nella strada antistante la bottega.

Torniamo a parlare di méste Battìste.
Ogni anno nel mese di settembre si recava con la famiglia (la mésta Teresa e i figli Vito, Santino, Rosaria e Piero) a Montecatini per quindici giorni di vacanze e cure termali. In quel periodo mio padre non solo era il responsabile di tutta l’attività della falegnameria, ma era anche il custode della casa du méste, a tal punto che la notte andava a dormire nella di lui abitazione. Ci andavo anch’io con mio padre sia perché mi piaceva dormire in un gran bel letto comodo, sia perché al risveglio di buon mattino staccavo e gustavo qualche fresco chicco d’uva da una piccola vigna addossata alla casa.

Un buon uomo méste Battìste, vi dicevo, nonostante l’apparenza burbera e severa. A Natale e a Pasqua gli davo gli auguri e sempre qualche soldino dalle sue mani finiva nelle mie.

Méste Battìste possedeva anche una Giardinetta. Me la ricordo bene: mi sembrava un cubo di legno e metallo con ampi finestrini posato su quattro ruote con un piccolo bagagliaio da auto monovolume. In giardinetta u méste andava spesso a Bari per motivi di lavoro; e mio padre lo accompagnava.

«Papà, fammi venire con te a Bari! Fammi vedere Bari! È vero che le strade sono piene di insegne luminose? E diglielo a méste Battìste! Fammi venire con te!», petulantemente chiedevo a mio padre. Ero fin da piccolo animato da una infinita curiosità di sapere e conoscere.

«La curiosità è viva solo nelle anime felici», diceva il narratore francese Anatole France, premio Nobel nel 1921. Ed io, a modo mio, non ero certamente un ragazzino introverso e musone.

E venne il bel giorno in cui, avendo méste Battiste programmato di andare nella grande città, mio padre, che lo avrebbe accompagnato, decise di accontentarmi e di portarmi con sé. Non stavo più nella mia pelle per la gioia.

Arrivati, però, all’appuntamento con méste Battiste davanti alla bottega, mi aspettava una brutta sorpresa: nella giardinetta non c’era posto per me; altri uomini adulti (non ricordo chi) avevano occupato il sedile posteriore della automobilina. Che tristezza! Che delusione! U méste, mentre mio padre taceva, cominciò a dire che non c’era posto per me (e aveva ragione!) e che io dovevo tornare a casa; poi, non so come, lo vidi intenerirsi e dire: «Beh! U menènne mettàmele réite» (beh, il bambino mettiamolo dietro), cioè nel bagagliaio.

Fu così che conobbi la grande città, raggomitolato come un gatto e sbirciando da una tendina che mi nascondeva alla vista di tutti.

****
Mario Giannuzzi, nato a Conversano, laureato in Filosofia, ha insegnato Lettere nelle scuole medie e Storia e Filosofia nei licei. Per circa quindici anni ha curato il Dipartimento per gli Studi Filosofici nell’Istituto di Scienze Religiose della diocesi di Conversano-Monopoli. Da oltre vent’anni è docente volontario nella Università Popolare e della Terza Età di Conversano. Tra le sue opere si segnalano:
«I störie du paiëse nustre, Racconti e cultura dialettale conversanese», Ed. UPTE; «Amare: come è possibile? in “In fraternità”», Ed. Vivere In; «Le pietre son tornate a vivere in “Mons. R. Marinelli”», Ed. Vivere In; «Per una riflessione propedeutica alla possibilità di una rivoluzione scientifica in “Tasselli”», Ed. A. G. Scisci; «Per una riflessione filosofica sull’impegno politico in “Cristiani o cittadini?”» Ed. UDC
- Frammenti di Storia di Conversano attraverso le epigrafi, Ed. Vivere In «Edicole votive in Conversano, Ed. Vivere In»; ««Santa Maria dell’Isola in Conversano», Ed. EVI. Sono in via di pubblicazione: «Dorotea, dramma storico»; Poesie, canti, canzoni e canzonette Edizione rinnovata e arricchita di «I störie du paiëse nustre». Ha collaborato alla sceneggiatura di varie rappresentazioni teatrali come Vieni, «Signore Gesù» (dramma natalizio), 20 maggio 1886 (dramma storico), «Il gigante buono» (dramma storico), «Horror e risate in dialetto conversanese» (commedia dialettale).

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