Martedì 02 Marzo 2021 | 03:35

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Volo e focolare, evviva la Befana

Luigi e Claudia Manciocco raccontano una figura e il suo mito: cultura e famiglia

Volo e focolare, evviva la Befana

«Viaggio intorno al mondo magico della Befana. Funzioni realistiche e immaginarie di un mito plurisecolare» è il volume edito da Avio Edizioni Scientifiche Roma, firmato da Luigi Manciocco, artista multimediale e antropologo, e da Claudia Manciocco, traduttrice, saggista, con la prefazione di Luigi M. Lombardi Satriani. Il saggio multidisciplinare, corredato da foto, con una ricca bibliografia. Un viaggio dalla preistoria all’eratecnologica e alla multimedialità contemporanea, dal focolare domestico alla piattaforma virtuale, che delinea i tratti e le funzioni di un personaggio, come la Befana, che appare legato al culto degli antenati, e funge da tramite tra le nuove generazioni e le tradizioni ancestrali. Il volume, che completa altri due saggi pubblicati in precedenza, è incentrato sulla figura della Befana nel folklore. Ne pubblichiamo lo stralcio finale, un accenno alla «vicinanza» domestica dell’Epifania.

Luigi e Claudia Manciocco

Un personaggio alquanto singolare. Studiando la storia della Befana e del suo mondo magico, abbiamo scoperto ele- menti o dettagli rimasti finora oscuri, o poco chiariti. Anzitutto risulta evidente dall’analisi dei motivi folklorici relativi alla figura della Befana e tramandati fino ai nostri giorni uno stretto legame di questa figura con il culto degli antenati, in quanto, come s’è visto, la Befana riassume nella sua immagine di antenata femminile gli attributi pri- mordiali della divinità .madre: è depositaria di poteri magici trasformistici, signora degli elementi.
L’ambiente intorno al quale la Befana svolge la propria azione è costi- tuito dalla casa e dal focolare domestico. In qualità di antenata, lei riveste le funzioni peculiari di guardiana del focolare e, come tutte le figure di antenati domestici, non può apparire disgiunta dal luogo sacro della casa. Quanto al problema della natura femminile della Befana, occorre analiz- zare in una prospettiva più ampia i dati fin qui rilevati. Il motivo etiologico della rappresentazione dell’anima in forma femminile, attestato dal genere stesso della parola in varie lingue, non appare sufficiente a giustificarne la specificità, poiché molto spesso ci troviamo in presenza di figure maschili connesse al focolare domestico. Inoltre, con la trasmissione patrilineare il culto dell’antenato si sviluppa nella religione domestica, dove è il pater- familias a compiere le cerimonie. D’altro canto va sottolineato che la cura del fuoco sacro, così come del focolare domestico, è spesso demandata alle donne; l’esempio più evidente può essere costituito dal culto di Vesta.
Se ora rivolgiamo l’attenzione alle azioni che il personaggio compie la notte di Epifania, si può notare che si tratta di una serie ben definita di atti cerimoniali tipologicamente riferibili alla festa di Capodanno nella sua accezione più generale. Si spengono i fuochi quotidiani e si accen- de nel focolare un fuoco sacro, il ceppo natalizio, con le sue molteplici implicazioni. Questo atto segna l’inizio della festa, caratterizzata dal ri- torno degli antenati, drammatizzato e reso attuale mediante le masche re-incarnazioni. L’intervento delle società maschili nei cortei di Capodanno in relazione ai riti iniziatori dei giovani adolescenti, nonché alla presentazione dei bam- bini più piccoli agli antenati, costituisce uno degli elementi fondamentali della festa.
Ma, poiché le maschere, ossia le società segrete degli iniziati, hanno come capo una mitica figura femminile ritenuta l’antenata del clan, i cortei sono sempre preceduti da una maschera femminile, la quale talvolta può assumere aspetto zoomorfo, o può essere accompagnata da animali. In questa figura sono da ravvisare i tratti di una “donna del Capodanno”, di colei che presiede a tutto ciò che rinasce e si rinnova, e a tutto quello che ha inizio. Per questo essa protegge i giovani iniziandi, poiché rappresenta l’ultimo stadio di conoscenza cui essi giungono durante il rito. Quando sta per avere inizio un nuovo anno agricolo, riappaiono gli es- seri ctonii, ai quali si offrono le primizie alimentari. Quando non sono le maschere a ricevere le offerte, destinatari dei doni divengono i bambini, quali sostituti degli antenati. Il dono magico, anche nella sua forma di gio- cattolo, consegnato ai bambini, conserva inoltre il significato di oggetto rituale ricevuto durante le cerimonie iniziatorie.
La notte dell’Epifania, oltre ad offrire doni e a lasciare il fuoco spento, si cantano delle canzoni. Probabilmente il rito includeva anche la narra- zione di miti, l’esecuzione di danze e canti, l’offerta di materiali tessili o di tessuti alla Grande Antenata che presiedeva alle iniziazioni femminili; inoltre si effettuava l’aratura cerimoniale, a significare la ricreazione di un tempo nuovo. Molti di questi elementi, come abbiamo visto, sono in relazione con la festa dell’Epifania, tuttavia è poco probabile che tutte queste azioni avesse- ro luogo in un’unica notte. È molto verosimile che si svolgessero nell’arco di alcuni giorni, secondo modelli tipici della Grande Festa, seguiti ancora oggi da vari popoli. È bene sottolineare ancora una volta come queste ce- rimonie siano incentrate intorno alla figura della Befana, o altre figure che hanno caratteristiche e funzioni simili. Il mito del ritorno della Befana ruota su due grandi principi: il primo principio consiste nella riaffermazione annuale del vincolo ininterrotto tra la famiglia dei viventi e i defunti; il secondo consiste nella relazione tra l’antenata mitica e il mondo infantile. Quindi il bambino è il protago- nista principale della festa. Forse, se vogliamo rintracciare il percorso di questa festa, dovremo riposizionare azioni e funzioni del personaggio su altri parametri. In questo saggio abbiamo cercato di individuarli, e abbia- mo rilevato un nuovo approccio a questa figura da parte della cybersocie- tà, attraverso il contatto informatico che, come abbiamo visto, conserva molti parametri e criteri tipici della mentalità magica tradizionale, ma reinventati e trasposti in chiave teccnologica. Abbiamo quindi condot- to un’analisi comparativa su alcune modalità e caratteristiche relative al viaggio della Befana, che avviene su due piani distinti: un piano mitolo- gico e un piano tecnologico, e ne abbiamo rilevato consonanze e disso- nanze. In questa cornice ipertecnologica sembrerebbe che il computer e la rete debbano svolgere con sempre maggiore frequenza il ruolo che un tempo era affidato principalmente ai nonni. Essi, attraverso il racconto, trasmettevano ai bambini le forme e le regole di una conoscenza mitico- sacrale. Di fatto, come sappiamo, le macchine intelligenti azzerano e ren- dono asettico lo spazio magico, decontestualizzano e rendono piatto il racconto. Tutto viene velocizzato, tutto è commercializzato. Le finalità del viaggio dell’antenata e il suo scopo essenziale stanno perdendo la loro originaria giustificazione magico-rituale.

La rapidità, la velocità dell’informazione attuale, se da un lato mette a nudo il tempo del viaggio mitico, e rivela il senso di nuove realtà, come ad esempio quella di determinare le coordinate del viaggio, ma anche la misu- ra del tempo che impiega la Befana per compiere il viaggio trascendentale, dall’altro si sostituisce surrettiziamente, attraverso le macchine intelligenti, alla narrazione mitica. Resta ora da riassumere un altro aspetto: quello delle azioni apotropai- che compiute per mezzo dell’acqua e del fuoco. Entrambi gli elementi sono da ricondurre alle cerimonie iniziatorie e ai culti funerari. Il loro ruolo nelle cerimonie iniziatorie è stato chiarito, vorremmo qui ricordare solamente il valore dell’acqua quale mezzo lustrale nei riti battesimali e durante le feste pasquali, quale elemento apportatore di fecondità, nonché la sua funzione nelle cerimonie dì aspersione del focolare, della soglia, e di tutta la casa, con finalità apotropaiche. Nel culto degli antenati l’acqua e il fuoco determinano il passaggio ver- so l’altro regno; attraverso di essi il defunto acquisisce una nuova vita, entrando a far parte della sfera degli antenati protettori, e instaurando un nuovo rapporto con il mondo dei vivi. Mediante il fuoco l’antenato rivive nel focolare domestico, e con lo stesso mezzo egli si allontana al termine della festa, per far ritorno nel suo Engelland. Così la mitica nonnina, dopo aver deposto i suoi doni per i bambini, s’invola su per la cappa del camino, per la stessa strada da cui era arrivata, che costituisce l’ingresso più antico alla casa adottato dai vivi, e prescelto quindi talvolta per far uscire dalla casa i defunti. Questa è la via che seguo- no gli antenati per ritornare, la stessa che da secoli la Befana percorre nella notte più magica dell’anno.

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