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Noi ragazzi abbiamo brevi sogni

Conversano, idee e immagini degli adolescenti. Straordinariamente forti

Noi ragazzi abbiamo brevi sogni

«E la Crisalide diventò farfalla»: la premiazione del Concorso «Liberi dalla quarantena?» a Conversano è stata un modo per capire i pensieri degli adolescenti di fronte al virus. Scatta, riprendi, racconta le tue emozioni: l’iniziativa proposta dallo staff di progetto composto da Alessandra De Filippis, Roberto Toscano, Alessandra Dalena, Pietro Colombo, Mariangela Lestingi, Bart Pirolo, nasce con l’intento di far emergere e valorizzare le abilità espressive e creative degli adolescenti durante la quarantena; a loro è stato proposto di raccontare attraverso forme artistiche (foto, racconti, poesie) i vissuti e le emozioni provate durante questo periodo così inedito. Ecco i classificati: al 1° posto Giovanni Errico studente dell’IP «D. Modugno» con l’opera «Un occhio alla libertà; al 2° posto Giacomo Petrosillo studente del Liceo San Benedetto con il racconto «Brevi sogni»; al 3° posto Simona Perta studentessa dell’IP «D. Modugno» con l’opera Il fascino del caos. I ragazzi sono stati premiati con buoni libro da spendere presso la Libreria Bistrot Skribi. Tutti i lavori, montati magistralmente in una slide show
da Arianna Ancona - artista visiva, componente della giuria e curatrice della mostra che verrà - hanno ricevuto grande apprezzamento, a significare la ricchezza interiore e la capacità espressiva dei giovani autori. Grande la collaborazione dei due Istituti scolastici di provenienza dei ragazzi, con i quali da tempo si sono stretti rapporti di collaborazione, attraverso la professionalità e la disponibilità dei docenti referenti, professor Francesco Scagliusi e professoressa Rosanna Nitti. Pubblichiamo qui di seguito il racconto del secondo classificato e le immagini degli altri vincitori, al primo e al terzo posto. Questa la morivazione per Petrosillo: «Il racconto offre una potente riflessione, introspezione e ricerca di sé. Mette in luce in maniera tangibile il valore grande di aspetti non più scontati. Il paragone e la citazione sono utilizzati come mezzo espressivo e comunicativo con molta semplicità e consapevolezza da parte dell’autore. Il testo offre la lettura di aspetti “emozionali” (princìpi di armonia con sé e con gli altri) non molto comuni dai quali fuggiamo continuamente».

di Giacomo Petrosillo:

SARS-CoV-2 Il nemico che ci ha letteralmente messi con le spalle al muro di casa ha anche un nome difficile, degno della gravità dei problemi che ci ha creato.
Ci ha messi in uno stato di guerra così importante che, come i nostri nonni dicono di essere vissuti ai tempi della guerra, così noi potremo dire di essere vissuti nei mesi (si spera) del Coronavirus. Due periodi sicuramente diversi, ma con molti tratti simili; uno in particolare: l’aver paralizzato quasi totalmente la vita sociale di ciascuno. Ci siamo visti da un giorno all’altro prigionieri da una battaglia a cui non eravamo stati addestrati e di cui nessuno prima d’ora ci aveva parlato.
Alla fine però sembriamo avercela fatta, sentendoci un po’ tutti eroi. Merito della nostra carissima tecnologia [tanto odiata da molti adulti], ma così quotidiana per noi giovani .
Solamente grazie al suo prezioso aiuto siamo riusciti a continuare le nostre vite, vissute – anche tra le mura domestiche - in un mare di videochiamate e messaggi. Ma non solo, in questi mesi di domicilio forzato siamo anche stati costretti ad incontrare due ospiti sempre presenti, ma mai calcolati abbastanza nella nostra vita: noi stessi e le nostre famiglie.
I conviventi per eccellenza più scartati da noi adolescenti. Ma stavolta non c’era scampo, nessuna scusa: nessuna partita a calcetto o incontro al bar da usare come escamotage per non affrontare argomenti troppo profondi quanto fastidiosi.
Ognuno di noi, a modo proprio, ha avuto un incontro con questi due amici intimi avendo come unico scopo quello di sopravvivere alla quarantena facendo si che questo tempo non passasse senza portare frutti, anche miseri.
Abbiamo pure costantemente investito nel pensare al futuro, in particolar modo chi si è trovato ad affrontare tappe importantissime per la propria esistenza rese ancor più uniche dall’esperienza della quarantena.
Tutti noi abbiamo riscoperto che i sogni più soddisfacenti sono sogni brevi, tanto brevi da poter essere sospesi da una quarantena forzata: l’abbraccio di un amico, il bacio della persona che amiamo o i sorrisi dei tanti amici che ogni giorno incontriamo.
Desideri tanto importanti quanto deboli, ma che ci animano costantemente e ci ricordano che non siamo che uomini in mezzo a uomini.
Mendicanti di attenzioni, bisognosi di una costante presenza affettiva che, mentre ci ricopre mondani, ci fa provare l’ebrezza di saperci unici al mondo. Credo che non ci sia frase migliore per descrivere questa consapevolezza che quella scritta almeno sette secoli fa da un altro antipaticissimo nemico degli studenti: Petrarca. Quanto piace al mondo è breve sogno (Dal Canzoniere).
Quanto piace a noi del mondo, sono sogni brevi/. Sogni unici/, Sogni realizzabili in poco più di un secondo/, ma desiderati e programmati/ per migliaia di ore notturne/ passate a progettare ogni singolo dettaglio./ Sogni che non facciamo in tempo ad avverare, da desiderarli nuovamente e ancor di più./ Sogni necessari,/ Sogni che ci tengono vivi,/ Sogni che diventano l’unico motivo del nostro battito cardiaco in giornate tristi/ e l’unico incoraggiamento in momenti dominati dalla paura./ Sogni che ci riscoprono pienamente uomini».

E se la quarantena ci avesse semplicemente ricordato che siamo fatti di brevi sogni?

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