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Caro 2021... noi ti aspettiamo!

Una raccolta di lettere curata da «La Content»: bilanci, pensieri e voglia di baci

Caro 2021... noi ti aspettiamo!

La dedica è all’anno vecchio: «Al 2020, perché non potrà rifarsi. E perché ci ha comunque insegnato che il tempo è molto più prezioso di quello che pensiamo». Si apre così il volume dal titolo «Caro 2021», la raccolta di lettere scritte dagli utenti del web curata da La Content, pubblicata in versione instant book e scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale della stessa scuola di formazione e agenzia di comunicazione barese. Poche pagine di facile lettura, che custodiscono i messaggi inviati dagli utenti da tutta Italia in occasione dell’evento di fine anno «L’ Anno che verrà», svoltosi in streaming lo scorso 30 dicembre con la partecipazione straordinaria del gruppo comico-musicale pugliese «Rimbamband» e del conduttore televisivo e speaker radiofonico Michele Dalai. Era stato lui stesso, durante l’incontro online organizzato per salutare l’arrivo del nuovo anno, a leggere in diretta tre di queste lettere, interpretandone i pensieri e condividendone l’emozione con il pubblico collegato. Ne pubblichiamo alcune. Marco Napoletano affida all’anno appena iniziato il suo sfogo per i dolori subiti durante i suoi predecessori, i suoi fratelli più grandi «C aro 2021, ti saranno arrivate richieste, nuovi progetti, desideri e aspettative. E ci sta, c’è bisogno di voltare pagina e sperare che il domani sia sempre meglio, anche Vasco lo diceva. Io pensavo che il mio domani in cui poter stare meglio fosse il 2020, perché il 2019 è stato tremendo: è stato l’anno in cui non sono diventato padre, l’anno in cui ho assistito inerme alla sofferenza della mia compagna, l’anno in cui gli strascichi di una figlia non nata dureranno per sempre. Il 2020, quindi, doveva essere l’anno del domani migliore. E invece quel qualcuno o qualcosa ha pensato bene di far esplodere una bella pandemia mondiale; il problema è che proprio nel 2020 io e Francesca la mia compagnia, avevamo deciso di sposarci. Ad attimi di assoluto sconforto che ci hanno fatto pensare al: “Qualcuno deve avercela con noi”, abbiamo imparato a reagire e controbattere con perfetto aplomb: “Se non è quest’anno sarà l’anno prossimo”. Alla fine, ce l’abbiamo fatta; tra rinvii, lockdown, decreti, chiusure e riaperture ci sono volute tre date ma questo 2020 resterà comunque un ricordo positivo nel nostro album dei ricordi. Ora, caro 2021, come vedi non ti sto chiedendo niente, anche perché se hai un minimo di intuito dovresti capire facilmente cosa mi piacerebbe diventare in questo anno, ma ho imparato a mie spese che le cose se devono venire arrivano e se non arrivano ci si impegna al massimo per farle arrivare e se anche in quel caso non dovessero arrivare ho imparato a rispondere sempre con perfetto aplomb: “Se non è quest’anno sarà l’anno prossimo”. Ti aspetto 2021, a braccia aperte ma senza pretese, vediamo come va, anche perché riprendendo le parole di Lucio Dalla “l’anno che sta arrivando tra un anno passerà”». E poi ancora, Francesco Poroli, che stila una tenera lista dei buoni propositi per l’anno 2021, promettendogli di mantenere, insieme a lui, anche una buona e sana pratica quotidiana: «E hi, tu. Sì, sì, dico a te. So che ancora non ci conosciamo, ma sento che sei quello giusto. Sarà per l’attesa che c’è nell’aria. Sarà per una strana voglia di cose nuove, che più invecchio e più mi brucia dentro. Sarà che sembri così bello, visto da qui. Sarà perché chi è venuto prima di te mi ha deluso, molto. Mi ha stancato, peggio: mi ha ferito. E allora, mettiamoci d’accordo prima, perché non voglio in nessun modo ripetere gli stessi errori una seconda volta. Non passeremo settimane chiusi in casa, io te, tu e io: se dobbiamo stare insieme dobbiamo farlo anche con gli altri. Abbracciarli, stringerli, baciarli. Anche solo vederli, se sei troppo geloso. Ma gli altri ci saranno, d’accordo? Non vivremo la vita dietro ad uno schermo, a spiare le vite degli altri su un maledetto telefono e quando ci chiederanno ‘come stai?’ risponderemo sempre ‘bene’. Poi, so già che avremo le nostre “fasi”, certo, ma promettimi che non le chiameremo per nome e, soprattutto, non le conteremo. Tu non puoi saperlo, ma io sono un po’ stanco di numeri e dati. Sono stanco perfino dei colori. Il rosso, il giallo, l’arancione... E questo, per uno come me, è davvero un paradosso - fidati. Tu allora giurami che con i colori facciamo pace, insieme: non vedo l’ora di ricominciare a usarli, tutti. Se è tutto chiaro, direi che ci siamo. Possiamo cominciare, se ti va. Ah, dimenticavo, una cosa la teniamo. Un bicchiere di vino, però buono e insieme, tutti i giorni. Che tempo da passare insieme ne avremo, e felicità - comunque andrà - anche”». E ancora chi, come Bianca Chiriatti, ha deciso di dedicare le sue parole al 2020, prima di passare al successivo: «I l 2020 oggi me lo immagino come un vecchietto ormai un po’ gobbo (ha portato sulle spalle un peso non indifferente), che sorride sardonico sotto i baffi perché sa che entrerà nei libri di storia, ma che lentamente va incontro al suo destino di conclusione, fine, ciao, saluti e baci, anzi i baci no, quest’anno meglio una toccatina col gomito. Ti sei divertito a cambiarci la vita eh, 2020? Però sai, io sono un po’ ingenua, e mi illudo che dentro ognuno di noi ci siano sempre buone intenzioni, anche quando sbagliamo i modi. Ecco perché, dopo qualche settimana di mascherine, solitudine, canti sui balconi, conferenze stampa su Zoom, ho capito che in fondo tu non volevi fare il cattivo. Che a essere pignoli il Covid circolava già nel 2019, e forse non solo in Cina. Tu hai solo preso la palla al balzo e ti sei detto: «Cogliamo quest’occasione per far riscoprire a tutti i semplici valori del focolare e della famiglia, della casa, delle cose importanti». Ma soprattutto, senza alcuna retorica, il tuo vero valore, caro 2020, l’ho capito da una cosa minuscola che mi è successa quest’anno, quando mentre rientravo dal supermercato, sono passata attraverso la stazione e al binario 1 c’era il treno per Lecce, casa mia. Un anno fa avrei pensato: «Cavolo che bello, se solo potessi salterei adesso su quel treno e correrei nella mia città, nel posto in cui appartengo». Oggi penso che l’unico vero posto sia quello che abbiamo dentro e che portiamo con noi ogni giorno, e forse senza di te, caro 2020, non l’avrei mai capito”. Messaggi come quello di Marco, Bianca e Francesco custodiscono desideri, ma anche dolori, disillusioni e rinunce sofferte nel corso del lungo 2020. E tanti altri sono forieri di buoni propositi basati, mai come quest’anno, sui gesti più piccoli, sulle cose più semplici: un abbraccio, per moltissimi; le piccole gioie quotidiane, troppo spesso trascurate, per altri; il tempo, da tutti riconosciuto come il regalo più prezioso, dopo un anno che il tempo lo ha congelato e, contemporaneamente, fatto volare. Tempo per sé, per le proprie passioni, per i propri affetti; tempo per i nonni, per i nipoti. E poi, ancora, tante le ironiche attestazioni di stima, sostegno e supporto incondizionato al 2021, vittima inconsapevole dei disastri del suo predecessore, da cui tutti si aspettano, oggi, un ristoro. Malinconica simpatia di Fabrizio Ravallese. «I n realtà più che una lettera ti servirebbe una bella pacca sulla spalla, un sorriso, una vigorosa stretta di mano e un grandissimo “in bocca al lupo”. Già, perché, te lo dico francamente, non vorrei trovarmi nei tuoi panni nemmeno per un minuto. Arriverai, e ad attenderti troverai tante persone disilluse e tristi. Sosterranno che il tutto sia dovuto al troppo tempo trascorso in casa, distanti dagli affetti, carenti di contatto fisico, piegati economicamente dal mostro che li ha resi prigionieri. Ma tu non prendertela. Erediterai subito un carico di responsabilità enorme. Ma tu cerca di non aver paura». Oltre ad essere state raccolte tra le pagine dell’instant book «Caro 2021», le lettere degli utenti al nuovo anno fanno parte dell’omonima raccolta di podcast letti e interpretati dalla speaker barese Liliana Manulli e disponibili sul profilo Sound Cloud de La Content.

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